lunedì, 30 Marzo, 2020
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Imprese famigliari, in poche superano il rischio generazionale. E alla guida c’è quasi sempre un uomo e i manager sono pochi

“Meno del 30% delle imprese familiari sopravvive alla terza generazione”. È il nodo per il 70 per cento delle aziende che pur ben gestite dalla prima generazione, risulterà nei passaggi successivi, fatale. Così dal fondatore ai suoi pronipoti ci sono così tanti percorsi, difficoltà, slanci e cadute, da essere prese spesso a soggetto di sceneggiature per fiction di successo.

Nella realtà Nazionale sulle imprese famigliari ci sono studi, statistiche, e relazioni finanziarie (quelle che poi le banche tengono in grande considerazione) che dimostrano come riescano a garantire il 70% dell’occupazione ed essere l’architrave per il 60% della produzione del Prodotto interno lordo. Definita “risorsa preziosa” l’impresa famigliare ha molti punti deboli, ed è costantemente sotto attacco da parte di ogni governo che vede nella piccole attività imprenditoriali una risorsa fiscale. Ad occuparsi delle prospettive del capitalismo famigliare è il Family Business Study report annuale condotto dalla società internazionale di consulenza Russell Reynolds Associates, una analisi dettagliata sullo stato di salute di quelle aziende nate attorno a un capofamiglia. La ricerca riguarda diversi Paesi, un modo per creare un insieme di dati da mettere a confronto e analizzare le realtà più virtuose. Sotto esame sono finiti i Consigli di Amministrazione delle aziende a conduzione familiare in Italia, Francia, Germania e Spagna, confrontandoli con quelli delle imprese non familiari.

“Dall’analisi emergono alcune criticità per le nostre aziende familiari”, spiegano gli analisti. In particolare quelle italiane hanno un minor adattamento alle esigenze dei mercati. Inoltre difettano di preparazione, pochi manager rispetto alle imprese concorrenti dei paesi europei. Secondo la ricerca se si analizzano “i board delle nostre aziende familiari, ad esempio, si nota che solo l’1% dei componenti ha un adeguato livello di digitalizzazione, rispetto all’11% di quelli francesi”, si sottolinea nella ricerca, “Squilibrio che si conferma anche in altri ambiti: nei Consigli di amministrazione delle aziende familiari italiane sono in numero minore i membri con esperienze di contabilità e finanza (nel nostro Paese sono il 7% rispetto al 16% in Germania e al 20% in Francia), così come quelli con precedenti esperienze da CEO (Italia 36%, Spagna 43%, Francia 47%)”.

Inoltre ed è questo il dato si cui riflettere, “meno del 30% delle imprese familiari”, osserva Beatrice Ballini, Managing Director di Russell Reynolds, “sopravvive alla terza generazione, per lo più a causa di una preparazione insufficiente da parte delle generazioni subentranti”. In un contesto di questo tipo, quindi, la selezione dei leader aziendali risulta una sfida importante, in cui si combinano innovazione, formazione e trasmissione dell’eredità culturale e dei valori familiari. Infine in Italia e in Spagna, il presidente delle imprese familiari è quasi sempre un componente della famiglia proprietaria, rispettivamente nell’86% e nel 90% dei casi. Una percentuale che si riduce drasticamente negli altri territori analizzati, in particolare in Francia: qui nel 52% dei casi il ruolo di presidente viene assegnato a professionisti e manager non legati da rapporti di parentela con la proprietà.

Il nostro Paese risulta molto indietro anche rispetto al numero di donne presidenti di aziende familiari. In Italia sono solo il 5%, una percentuale molto più bassa rispetto a quella ad esempio della Spagna, in cui le donne al comando sono il 20%.

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