venerdì, 10 Aprile, 2020
Lavoro

Scuola: Anief “Per aumenti contratti questione complessa”

” È un povero illuso chi pensa che il problema degli stipendi dei docenti italiani si risolva trovando 100 euro in più. È oramai appurato – commenta l’Anief -, che l’accordo di fine aprile era solo finalizzato a ricevere consensi in vista delle elezioni europee fissate esattamente trenta giorni dopo.

L’intesa, tra l’altro, ha il sapore della beffa e fa seguito agli aumenti risicati del 3,48% e agli arretrati farsa del Governo Pd”. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief “in attesa di reperire quei fondi, tutti i dipendenti della scuola si dovranno accontentare dell’indennità di vacanza contrattuale scattata ad aprile, quattro mesi dopo la scadenza del contratto, come previsto dalla legge, che va in media dai 3,90 euro del collaboratore scolastico ai 5,60 euro di un docente delle superiori; dell’accreditamento di mini-arretrati, sotto forma di conguaglio; dell’elemento perequativo nello stipendio del mese di maggio 2019, non coperto dal precedente Governo; dell’assegnazione, a giugno, degli incrementi per scaglioni stipendiali; infine dell’introduzione, nella busta paga di questo mese, di aumenti tra i 6 e gli 11 euro che andranno a completare l’applicazione dell’indennità di vacanza contrattuale”.

“Per prendere coscienza dell’esiguità di questi incrementi – continua Marcello Pacifico – basta ricordare che nella maggior parte dei casi, le addizionali regionali e comunali introdotte in busta paga sono automatiche per sopperire ai tagli agli enti locali, risultano superiori: cosi’, oltre un milione di dipendenti pubblici ancora una volta si ritrova con il salario fermo e al di sotto del costo della vita.

Per rimettere in sesto il potere d’acquisto dei docenti e del personale Ata della scuola servono incrementi consistenti, altrimenti gli oltre 8 punti di ritardo stipendiale rispetto all’inflazione, accumulati tra il 2007 e il 2015, rimangono una cifra inarrivabile. Inoltre, è il caso di ricordare che il gap nel caso dei precari è ancora maggiore, visto che rimangono fermi allo stipendio iniziale e anche quando vengono immessi in ruolo si vedono riconoscerne, ai fini dell’accreditamento degli scatti automatici in busta paga, solo una parte, malgrado i giudici siano ormai di tutt’altro parere.

Per non parlare del primo ‘gradone’, tra i tre e gli otto anni di carriera, svenduto dagli altri sindacati a mai riassorbito, sul quale sempre i tribunali stanno avendo molto da ridire”, conclude. (Italpress)

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