sabato, 16 Ottobre, 2021
Attualità

Prescrizione: questioni di metodo

Le polemiche sulla prescrizione pongono una questione di metodo di funzionamento della democrazia.

L’interrogativo è questo: può il legislatore non tenere conto di un’unanime reazione negativa ad un provvedimento in vigore e di cui si chiede a gran voce una modifica?

Nel caso della prescrizione il quadro è molto chiaro.

Tutte le categorie professionali a vario titolo interessate dal provvedimento hanno espresso forti critiche.

C’è un giudizio unanime da parte del mondo accademico sulla pericolosità del principio del blocco della prescrizione dopo il primo grado di giudizio. Ed è molto raro che i docenti universitari trovino un’intesa su una questione delicata che coinvolge dibattiti dottrinari di varie scuole ma che, stavolta, ha visto tutti d’accordo.

C’è un giudizio unanime degli avvocati penalisti che in tutte le salse e in tutte le sedi hanno spiegato la loro contrarietà alla norma entrata in vigore il primo gennaio. E, stavolta, contro gli avvocati non si può usare il subdolo argomento che dicano certe cose per difendere i propri interessi: se i processi durano più a lungo -conseguenza ineluttabile della sospensione dei termini della prescrizione – gli avvocati lavorano di più e guadagnano di più

Ma il fatto più significativo è che gran parte della magistratura e i vertici della Cassazione e delle più importanti Corti di Appello hanno sollevato critiche non solo di merito sulla norma ma hanno sciorinato dati sull’aumento mostruoso dei procedimenti che finirebbero per paralizzare la Corte di Cassazione. Aggiungiamo che c’è anche in sede politica un vasto fronte contrario alla norma in questione.

Di fronte a tutto questo si può far finta di niente e ritenere che tutti sbaglino e che la ragione sia solo dalla parte di chi ha proposto, difeso e fatto approvare la norma contestatissima?

La democrazia rappresentativa si basa sulla delega che il popolo, attraverso il voto, dà al legislatore affinché decida per suo conto. Ma il legislatore deve fare un uso saggio della delega e mantenersi in continuo contatto con “il delegante” e ascoltare coloro che sono direttamente coinvolti nella materia oggetto della normazione.

Esiste dal 2005 (art.14 legge 28 novembre 2005 n.246) una normativa che ha concluso la fase sperimentale iniziata nel 1999 dell’AIR (Analisi dell’impatto della regolazione) che serve a valutare preventivamente gli effetti di ipotesi di intervento normativo su cittadini, imprese e organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

Salvo rare eccezioni tutti gli atti normativi del Governo devono essere sottoposti all’AIR. La nuova disciplina dell’AIR è entrata in vigore il 10 aprile del 2018 con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Direttiva del Presidente del Consiglio. Bisogna amaramente constatare che questa consultazione non avviene quasi mai e non viene mai fatta in maniera adeguata. È un ennesimo caso in cui la legge c’è, è buona, ma la pratica si discosta dalla legge senza che nessuno ne paghi le conseguenze.

Quando è stato introdotto il blocco della prescrizione non risulta che ci sia stata alcuna consultazione preventiva con avvocati, magistrati, accademici per valutarne gli impatti pratici.

Se il Governo non ha ascoltato prima- sbagliando- ha il dovere di ascoltare comunque adesso le parti interessate, soprattutto se esse a gran voce concordano su una identica posizione.

Non farlo è un errore grave di metodo e anche un’offesa alla democrazia, ai suoi principi. Ed è anche una violazione sistematica di una norma, quella sull’obbligo dell’AIR. Il Governo dia il buon esempio rispettando le norme che esso stesso ha emanato.

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