domenica, 19 Settembre, 2021
Società

La lezione di democrazia di Tina Anselmi, la “rivoluzionaria” del Sistema Sanitario Nazionale

Spesso la carenza di idee e di proposte rappresentano la cartina al tornasole per rivalutare e valorizzare personaggi e vicende che, altrimenti, avrebbero avuto solo una visibilità circoscritta al fatto storico contingente. Gli italiani ricordano – in parte – i Padri Fondatori della Repubblica, da De Gasperi a Togliatti, passando per Nenni, ma dimenticano facilmente chi nel prosieguo dell’esperienza repubblicana, hanno dipinto la società con colori indelebili modificandone radicalmente la valenza e approntando benefici di cui, ancora oggi, il popolo usufruisce. Tina Anselmi è una di questi personaggi.

Prima donna ad aver ricoperto la carica di ministro della Repubblica Italiana, viene spesso affiancata alla sua controparte politica Nilde Iotti senza tuttavia raggiungere, nell’immaginario collettivo, la stessa valenza carismatica. Eppure Tina Anselmi fu molto di più. Fu partigiana, sindacalista e politica. E soprattutto fu il Ministro della Sanità che riformò l’assistenza sanitaria pubblica, inaugurando quel servizio sanitario nazionale in vigore ancora oggi. Il 30 marzo 2004, in occasione di una lectio magistralis presso la facoltà di sociologia dell’università di Trento, tenne un interessante discorso sulla democrazia che, riletto oggi, ci aiuta a comprendere quanto importante sia per il popolo mantenere salda la barra della moderazione e del centrismo in una politica che attualmente predilige l’individualismo ed il potere immediato. 

« L’Italia ha conquistato la Democrazia attraverso il sacrificio di molte vite nella lotta al fascismo e al nazismo. La Democrazia va vissuta e partecipata. La Democrazia è un regime politico esigente. Esige infatti una educazione alla libertà, che è anche responsabilità, ed un costante impegno. La Democrazia è dialogo, è accettazione dell’altro, con la sua diversità politica, è tolleranza, è rispetto.

La violenza fisica ha le sue radici nella violenza morale e questa è intolleranza, sopraffazione, prepotenza. Costruire la Democrazia significa, dunque, costruire anche un mondo in cui si radichi la persona, sulla quale si fonda poi la società nella sua articolazione, differenziazione e sintesi. Un aumento di potere non è oggi sinonimo di elevazione dei valori della vita perché non esiste potere senza correlativa responsabilità. La Democrazia va difesa.

Attingendo ai 24 anni di vita parlamentare e alle responsabilità dirette avute come Ministro del Lavoro e della Sanità e, specialmente, come Presidente o membro di tre Commissioni parlamentari di inchiesta posso testimoniare che esistono rischi reali che minano le basi di una Democrazia.

Parlo della graduale sostituzione della rappresentanza degli interessi economici e finanziari alla rappresentanza politica. Anche dove il sistema sembra “aperto”, le corporazioni economiche e, specialmente, quelle finanziarie prevalgono spesso su quelle politiche e operano una selezione che dà sempre più spazio ai gruppi di potere economico.

Il sistema democratico e la sua organizzazione stanno cambiando, certo, ma non c’è bisogno del grande singolo, piuttosto c’è bisogno di una accresciuta moralità comune. Come diceva De Gasperi: “nessun paragrafo della Costituzione, nessuna alta Corte della giustizia, nessuna autorità può essere di aiuto all’uomo medio se non sente che la res publica, il bene comune di una esistenza umana, libera e dignitosa è affidata alle sue mani ”. Certo l’esercizio del potere è consentito dalla libertà, ma se non è servizio esso ferisce la libertà e la dignità dell’uomo su cui si esercita. C’è, oggi, uno svuotamento della Democrazia e una riduzione del confronto politico. Occorre allora ridisegnare il volto della nostra Democrazia che ora è maggioritaria, in un contesto che ha cancellato tanti soggetti politici.

Un secondo rischio per la Democrazia è la trasformazione dei partiti in macchine di potere. Quando nei partiti prendono il sopravvento, rispetto alla missione politica, la lotta interna per la sopravvivenza, il non ricambio generazionale, il controllo delle posizioni, ecc. questi si trasformano in oligarchie di potere e in strumenti che limitano la libertà. Esauriscono cioè il loro ruolo storico di mediazione fra società civile e Stato per trasformarsi in sovrastruttura che controlla lo Stato e lo riduce alle aspettative e ai disegni dei gruppi che li gestiscono.

Per questa via si trasformano in strumenti di controllo sia dello Stato sia della società che dovrebbero servire. I partiti non vanno però di per sé criminalizzati; vanno piuttosto rimosse le persone che li hanno ridotti al loro personale servizio. Un terzo rischio giace nei poteri occulti. Viviamo in un contesto politico dove interessi, politica e criminalità si sono congiunti formando lo “Stato invisibile” che è l’antitesi radicale della Democrazia. 

II connubio sempre più mostruoso tra affari, politica e criminalità si è manifestato in questi anni in ogni parte del mondo, ma non dobbiamo essere intaccati da questa mistura del potere senza cultura valoriale ed etica. Essere in possesso di un potere che non è definito da una responsabilità morale e non è controllato da un profondo rispetto della persona, significa distruzione dell’umano in senso assoluto.

La Democrazia ha bisogno di trasparenza. Molte sono le promesse non mantenute dalla Democrazia reale rispetto alla Democrazia ideale. E la graduale sostituzione della rappresentanza degli interessi alla rappresentanza politica è una di queste. Ma rientra insieme con altre nel capitolo generale delle cosiddette trasformazioni della Democrazia. Il potere occulto no. Non trasforma la Democrazia, la perverte. Non la colpisce più o meno gravemente in uno dei suoi organi vitali, la uccide.

Lo stato invisibile è l’antitesi radicale della Democrazia”. C’è una gracilità del sistema democratico del nostro Paese. L’antistato ha agito come prassi dell’illegalità diffusa, anche se la reazione democratica del Paese ne ha contenuto in parte gli esiti negativi. La storia andrà scritta non nell’interesse di una parte, ma nella ricerca della verità dei fatti. 

Un quarto grande rischio è la riduzione della libertà di informazione.  La Costituzione all’art. 21 ribadisce la libertà di manifestare il proprio pensiero come forma vitale e necessaria del formarsi delle opinioni e delle scelte nella Società, nel pluralismo ideologico e nel confronto e nella discussione fra cittadini.

Lo Stato non ha, non può, professare una verità ufficiale. Se è vero, però, che un flusso di informazioni abbondante e pluralistico costituisce il presupposto per un’opinione pubblica libera e matura è anche vero che può accadere che non sia data a tutti la concreta possibilità di esprimersi liberamente.

Il problema è particolarmente rilevante per i mezzi di comunicazione di massa. Perché esista una effettiva libertà d’opinione occorre che i centri di informazione di massa, che di fatto determinano l’opinione pubblica, siano sufficientemente numerosi e in concorrenza fra loro. Anche nel settore multimediale, informatico e televisivo vanno costruite condizioni di libero mercato, entro cui vi siano equilibri e bilanciamenti. E il necessario principio della cosiddetta par condicio va posto più in termini di giustizia che non di quello pur indispensabile di libertà.

Questi quattro rischi, fra gli altri, mettono oggi la Democrazia in pericolo. Ma non vanno cercate soluzioni sbrigative o repentine, ritenute liberatorie e definitive; non ci sono scorciatoie; occorre piuttosto mettere in bilancio una sapiente gradualità, specie in un’epoca di cadute etiche come la attuale. Quanto più un valore è eticamente rilevante, tanto più è impegnativo e perciò più bisognoso di maturazione a livello di costume. La Democrazia va aggiornata e sviluppata. Come si è visto, la Democrazia è anche un processo sociale, un percorso che richiede aggiustamenti e innovazioni coerenti con i cambiamenti in corso. 

Avviandomi alle conclusioni, voglio dire ai Giovani che la strada che abbiamo davanti a noi è ricca di problemi, ma anche di spazi che si aprono alla nostra intelligenza, alla nostra volontà. Nessuna persona è inutile; c’è bisogno di ciascuno di voi. Questo è il messaggio della Democrazia. Raccogliamolo se vogliamo essere noi a costruire il nostro futuro. Abbiate fiducia, coltivate la speranza e ribadite l’impegno nel servizio verso gli altri».

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