venerdì, 26 Febbraio, 2021
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Bioterrorismo: incubo o realtà?

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Il coronavirus, il virus dai sintomi simile alla polmonite, continua a diffondersi dall’epicentro di Wuhan, una città di 11 milioni nella Cina centrale. Le autorità sanitarie globali e i leader mondiali lavorano per capire come contenere la diffusione della malattia. Wuhan è un punto cruciale per i mezzi di trasporto con collegamenti ferroviari ad alta velocità con alcune delle città più popolate della Cina. I paesi hanno già iniziato a tentare di evacuare i loro cittadini da quello che è considerato l’epicentro del focolaio e finora ci sono casi confermati di coronavirus in Australia, Malesia, Nepal, Vietnam, Singapore, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, Tailandia, Francia e Stati Uniti. Già si contano decine di decessi e migliaia di persone colpite. Nel tempo del trasporto integrato e della libertà di movimento attraverso i confini degli Stati, le malattie possono diffondersi rapidamente. Le autorità si stanno concentrando su un mercato alimentare a Wuhan che vendeva gatti vivi, cani, serpenti e roditori. Potrebbero essere loro il vettore di questo virus in rapida diffusione. La scorsa settimana l’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha tenuto una riunione di emergenza a Ginevra, in Svizzera, ma non ha ancora dichiarato lo stato di emergenza sanitaria globale per il Coronavirus; nonostante ciò la malattia sembra oggi una vera minaccia. Le attenzioni ora sono rivolte sul come il virus continuerà a propagarsi.

L’OMS è stata creata nel 1948 per combattere le malattie e promuovere la salute, ma ha ancora capacità limitata e la cooperazione globale sulle malattie è ancora labile. I regolamenti sanitari internazionali del 2005 stabiliscono un quadro concordato tra i governi per identificare e denunciare i focolai, ma molti paesi mancano in capacità, soprattutto nei mezzi tecnici e nel supporto finanziario. Secondo il Times, il numero di nuove malattie è aumentato di quattro volte negli ultimi sei decenni ed il numero di epidemie all’anno è più che triplicato dal 1980. Negli ultimi due decenni, una serie di emergenze sanitarie mondiali hanno travolto gli stati, tra cui la grave sindrome respiratoria acuta (SARS), la sindrome respiratoria mediorientale (MERS), il virus Zika, il virus Ebola ed i vari ceppi della cosiddetta influenza aviaria. Tutte malattie che si sono sviluppate in anche in America Latina, Africa, Medio Oriente e Asia, questo a dimostrazione di come questa sfida sia veramente di natura globale.

Oltre all’ovvio impatto sulla salute, ci sono una serie di altre implicazioni per la sicurezza internazionale, quali i mercati finanziari globali ed i viaggi (e i trasporti) di tutto il mondo. I problemi di salute globale e la diffusione delle malattie sono indissolubilmente legati ad alcune delle sfide più dinamiche che la comunità internazionale deve affrontare oggi e nel prossimo futuro. Mentre il clima continua a cambiare e le temperature diventano sempre più calde, i virus contagiosi hanno innumerevoli vettori a disposizione quali animali e insetti che sono a contatto con gli esseri umani, quali le zanzare. Nell’Africa orientale, gli sciami di locuste del deserto hanno devastato i raccolti e l’agricoltura, aggravando i problemi di insicurezza alimentare. Vi sono inoltre preoccupazioni per il potenziale utilizzo di strumenti genetici e biologia sintetica da parte di terroristi e attori non statali nel tentativo di utilizzare a fini bellici malattie come il vaiolo. In tutto il mondo vi è un ristretto numero di laboratori BSL4 (livello di sicurezza biologica 4) in grado di immagazzinare virus altamente letali, purtroppo qualche volta vengono individuati laboratori clandestini o fuori dal protocollo di sicurezza che le Nazioni Unite provvedono a eliminare o riportare in sicurezza.

L’alta rigidità dei protocolli serve ad arginare il fenomeno che “sfuggano” virus geneticamente modificati che possano incrementare il rischio di una pandemia su scala globale.  In passato, proprio, le Nazioni Unite hanno risposto alle epidemie sanitarie globali con un certo livello di efficacia, per l’Ebola nel 2014, quando una risoluzione del Consiglio di sicurezza assicurò la leadership tecnica e il supporto operativo ai governi e ad altri partner per fronteggiare il virus. Fortunatamente la minaccia bioterroristica è tenuta sistematicamente sotto controllo,anche se qualche volta, specie in Paesi con regimi “estremi”, l’incubo diventa una realtà, soprattutto per la scarsa comunicazione e le crescenti velleità belliche.

Intanto in Cina, il governo di Pechino ha limitato i viaggi di decine di milioni di cittadini proprio a ridosso del capodanno cinese, periodo in cui le persone si spostano per visitare i parenti. Il leader cinese Xi Jinping ha dichiarato che “il suo Paese deve sconfiggere l’epidemia attraverso la prevenzione e il controllo“. Il Partito Comunitario Cinese non ha, comunque, fornito aggiornamenti regolari sulla situazione. Una delle maggiori preoccupazioni in caso di pandemia, in un paese come la Cina – una nazione che limita notoriamente il flusso di informazioni – rappresenta una nuova potenziale sfida per le autorità sanitarie globali che tentano di predisporre una risposta con misure efficaci. Inoltre, le voci e le teorie della cospirazione sono già proliferate online, mentre permane disinformazione sulle origini e sulle cure del virus. Confusione e panico in tutto il pubblico complicano ulteriormente il lavoro delle autorità sanitarie pubbliche e di coloro che hanno il compito di fermare la diffusione del coronavirus.

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