mercoledì, 28 Luglio, 2021
Società

L’incubo coronavirus azzera le vecchie paure degli italiani. Cambia la classifica dei timori mentre salgono intolleranza e razzismo

Certo oggi a far più paura sono i virus e i molteplici, imprevedibili, ipotetici rischi di contagio.

Lo scenario delle infezioni, e di una pandemia ha alzato talmente il livello di guardia sulle possibile catastrofiche conseguenze della diffusione del coronavirus cinese, da azzerare ogni altro possibile incubo. Così tutto ciò che si temeva appena poche settimane fa, oggi di fronte al problema globale dell’avanzare del virus in vari focolai, quei timori fanno un po’ tenerezza. E pensare, infatti, che di recente il report di “italiani.coop”, il centro studi di Coop Italia, su dati di Google trend, tra le paure degli italiani citava al primo posto il buio, al secondo la diffusissima paura di volare, al terzo il timore per l’aggressività dei cani.

Al quarto posto della classifica appariva la preoccupazione degli italiani di avere una malattia. Singolare che l’animale domestico più temuto sia il cane, una sorta di apprensione che negli anni è stata in costante crescita. Poi nell’elenco delle paure nazionali ci sono – chissà perché – le farfalle, e con loro più comprensibilmente le api e i ragni. Un buon piazzamento lo hanno raggiunto due animali che negli ultimi giorni sono tornati di gran moda: serpenti e topi, entrambi sono degli evergreen inossidabili che però riaffiorano in modo discontinuo: oggi serpenti pipistrelli e topi hanno raggiunto il top delle paure.

Solo a ipotizzare una lotta tra uomo contro serpenti che strisciano, topi che si muovono freneticamente e pipistrelli che svolazzano irrequieti, già si entra in un incubo dei più micidiali. Indicativo che il trend delle paure abbia fatto un bel balzo in avanti sia legato alle recenti notizie di cronaca, ad esempio i topi negli ultimi tre anni erano finiti al 27 esimo posto per risalire al nono dopo gli ultimi avvistamenti nei cassonetti della Capitale. Così come per i cinghiali che fino a qualche anno fa era una nicchia, evocato nelle metafore in politichese e se ne parlava in riviste venatorie ed erano discorsi da affrontare durante battute di caccia mentre, ora che sono ovunque, con pericoli reali per chi magari passeggia in città o in strade di campagna, l’incubo cinghiali è diventato reale. Finiscono in fondo alla classifica le paure per attentati terroristici, di incontrare persone sconosciute, degli spazi aperti o troppo stretti. Anche la possibilità di una guerra fa meno paura, tanto da scivolare al 36esimo posto. I timori della vita quotidiana si sono sopiti, ad esempio l’ipotesi della perdita del lavoro è crollata dal terzo al 25esimo posto, nel contempo crescono le paure dei cambiamenti anche se a novembre scorso quando è stata resa la ricerca le incognite del futuro venivano percepite dagli italiani meno difficili e preoccupanti. Tra le tante e variegate ansie definite “atipiche” degli italiani la ricerca segnalava quella per i clown, dei bottoni, dei piedi, delle bambole. Invece segno premonitore delle nuove ossessioni è la cresciuta nella vita degli italiani della solitudine.

Il male di sentirsi e di essere abbandonanti, timore che negli ultimi due anni ha fatto un balzo significativo, passando dal 19esimo all’ottavo posto. Ora tutti gli incubi di poche settimane fa sono stati azzerati del coronavirus. Il tam tam di notizie crea una sorta di ansia che rischia di diventare una psicosi. Così oltre agli all’allarmi per il coronavirus c’è un problema in più che ieri le agenzie stampa segnalavano, il moltiplicarsi degli atteggiamenti di sospetto, di intolleranza, di razzismo e in alcuni casi di violenza contro gli incolpevoli e sani cittadini cinesi presenti in Italia. “Il giocatore 13enne di calcio a cui viene augurato di prendere il virus, la studentessa sul treno che riceve sputi e così via. Il dramma del #coronavirus preoccupa le persone di origine cinese come italiani e tutti, ma ciò non giustifica intolleranza e violenza di ogni sorta”. Scrive su Twitter è Lala Hu, docente cinese di marketing all’Università Cattolica di Milano che con l’hashtag #Sinofobia lancia l’allarme razzismo collegato alla paura del nuovo virus. “Non sono preoccupata per me o altri che hanno sviluppato anticorpi al razzismo”, scrive Hu, “ma per chi non ha strumenti per difendersi.

In Altopolesine – ricorda la docente – 2 fratellini non possono andare a scuola nonostante siano risultati sani – perché i genitori dei compagni ‘non vogliono bambini cinesi'”. E poi, in un altro tweet aggiunge una testimonianza personale: “Sul #Frecciarossa dopo aver tenuto una lezione ad Ancona, mi faccio strada nella carrozza per scendere. Alla mia vista – racconta Hu – 2 passeggere ridacchiano e fanno commenti. Dico loro che sono ignoranti e dovrebbero vergognarsi. Si meravigliano che io possa capire e ribattere”.

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