mercoledì, 8 Aprile, 2020
Politica

Il post voto in Emilia Romagna e Calabria

Oggi seggi aperti in Emilia Romagna e Calabria. A prescindere dall’esito del voto che, a certe condizioni, potrebbe esercitare una certa influenza sulle sorti del Governo in carica, sappiamo bene che a stretto giro inizierà la campagna elettorale in Veneto, Campania, Liguria, Toscana, Puglia e Marche, dove, il 31 maggio 2015, gli elettori hanno scelto governatori e consiglieri regionali insieme al primo turno delle amministrative.

Questo significa che il “tira e molla” cui abbiamo assistito fino a venerdì sera riprenderà o, come è più probabile, non si arresterà, nel senso che i vari leader politici continueranno a lanciarsi strali di fuoco, tralasciando ancora una volta i problemi del paese.

Di fronte a questo scenario, dal quale traspare chiaramente il declino della Politica, quella, non a caso con la P maiuscola, non si può certo restare a guardare. È, dunque, necessaria una enorme iniezione di buon senso e di realismo che solo i cattolici democratici possono assicurare riannodandosi alle proprie radici.

Qui non si tratta di modificare il corso dell’acqua per beneficiare alcuni mulini rispetto ad altri quanto di ritrovare una prospettiva di medio – lungo termine per affrontare le priorità sul tappeto.

Purtroppo i protagonisti della scena pubblica, con o senza cravatta, si sono talmente assuefatti alle dinamiche da campagna elettorale da pensare realmente di poter risolvere i problemi dello Stivale con la bacchetta magica.

Ecco perché condividiamo in pieno le parole pronunciate dal segretario generale della Cei, monsignor Stefano Russo, a conclusione del Consiglio episcopale.

“Non possiamo vivere in un costante clima di campagna elettorale” – ha detto il presule, rispondendo alle domande dei giornalisti sul clima politico. Non è mancato un riferimento al discorso di fine anno del presidente Mattarella ed all’invito alla “cultura della responsabilità, come presidio di libertà e di attenzione ai principi fondamentali della nostra Costituzione” che il Capo dello Stato a rivolto a tutti.

“Pensare al bene comune – ha detto il segretario generale del parlamentino dei vescovi italiani – significa pensare a come ridurre il clima di conflittualità che dura ormai da troppi anni”.

Mai come in questo momento dobbiamo ritrovare la coesione; abbiamo bisogno di “pace” sociale per affrontare seriamente le emergenze che ci affliggono ma fino a quando i nostri politici continueranno a delegittimarsi a vicenda, riducendo la politica a mera strategia volta ad occupare posizioni, non usciremo dal baratro nel quale noi stessi, a causa della nostro eccessivo lassismo morale, ci siamo cacciati.

Articoli correlati

Comuni sciolti, serve più trasparenza

Carmine Alboretti

La catastrofe del centro sinistra in Umbria

Giampiero Catone

Urna continua, democrazia instabile

Giuseppe Mazzei

Lascia un commento

Questo sito web utilizza i cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se continui ad utilizzare il sito ne assumiamo che tu sia concorde. Accetta Maggiori Informazioni