venerdì, 29 Maggio, 2020
Economia

Consumi fermi, un gennaio da stagnazione. Confcommercio: “produttività bassa ed economia piatta”

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Male il commercio. Anche le prime settimane di gennaio 2020 non hanno invertito la rotta. Un calo di aspettative che segue il pessimo andamento dello scorso anno.

Dopo una chiusura del 2019 all’insegna della “completa stagnazione con sintomi di deterioramento”, l’Ufficio Studi Confcommercio stima un’apertura del 2020 con Pil sostanzialmente piatto.

“Inizio d’anno debole in linea con gli andamenti dell’ultimo biennio”, evidenziano gli analisti .

Anche l’inflazione si mantiene sui minimi storici. L’unico elemento positivo continua ad essere rappresentato dalla crescita delle persone, ma non delle ore lavorate, impiegate nel processo produttivo. “Situazione”, scrive Confcommercio, “che, con il perdurare della stagnazione, rende sempre più evidenti i problemi di produttività del sistema Italia”.

Il quadro congiunturale, infatti, continua ad essere caratterizzato per la Confederazione dei commercianti, da una situazione di profonda incertezza, nella quale i principali indicatori evidenziano “profili non univoci”. “A novembre la produzione industriale ha continuato a ridursi. Segnali debolmente positivi continuano a provenire dall’occupazione che nello stesso mese ha mostrato una crescita”. Minima crescita, valutata sullo 0.2%. Lo spiraglio positivo arriva dalla fiducia dei consumatori e delle imprese che è risultata, nel mese di dicembre, in moderata ripresa. Ma il quadro dei consumi rimane sostanzialmente negativo.

“Stante il permanere di un contesto poco dinamico si stima, a gennaio, una variazione congiunturale nulla del Pil mensile”. Quindi calma piatta che per il commercio significa crisi perché si protrae, secondo gli analisti del settore, una situazione di estrema debolezza della domanda delle famiglie. Mettendo assieme tutti i dati e anche la mancata propensione delle famiglie a spendere, viene fuori una parola dura per chi ha attività commerciali, ossia ”stagnazione”.

“Il dato dell’ultimo mese è espressione di una generalizzata tendenza alla stagnazione con contenuti spunti di crescita solo per alcuni segmenti”, scrive Confcommercio nella sua analisi, “In particolare per gli alberghi, i pasti e le consumazioni fuori casa e per l’abbigliamento e le calzature si registra una moderata tendenza al miglioramento. In lieve recupero è risultata anche la domanda per i beni e i servizi per la mobilità dato che segue, peraltro, la pesante riduzione di novembre. In territorio debolmente negativo si sono mantenute le variazioni dei consumi di beni e servizi per la casa e degli alimentari, le bevande e i tabacchi. Le altre funzioni di consumo sono stazionarie rispetto a novembre”. La delusione è arrivata nello scorso dicembre quando i consumi non hanno invertito la rotta entrando in un territorio di rilancio ma sono rimasti stazionari e, in alcuni casi, hanno avuto un deciso peggioramento. Con un tonfo per i consumi di beni e servizi per la mobilità con un crollo di oltre il 5%. Infine l’amara osservazione.

“Sulla base delle dinamiche registrate”, scrive la Confcommercio, “dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di gennaio 2020 si stima una variazione nulla in termini congiunturali. Nel confronto con lo stesso mese del 2019, i prezzi crescerebbero dello 0,4%, in diminuzione di un decimo di punto rispetto a dicembre”.

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