giovedì, 28 Maggio, 2020
Il Cittadino

Politica “manipolativa”

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Non ha dato una bella immagine di sé la politica italiana in questa settimana.

Eppure in quello che è successo c’è tutta l’essenza della repulsione che ha portato nel decennio scorso all’affermazione di movimenti nati come anti-politici, ma che si sono trasformati, non appena assaporato il potere, in brutta copia dei partiti di compianta memoria.

Mi riferisco a due “pasticci” inestricabili che, al di là della strumentalizzazione che i vari leader riusciranno a darne a fini elettorali, sono sintomatici dello stato attuale della politica.

Il primo pasticcio è relativo al referendum sulla legge elettorale, bocciato dalla Corte Costituzionale, perché eccedente i limiti consentiti dalla nostra Carta, essendo non “abrogativo”, ma “manipolativo”.

E, francamente – essendo stato veramente proposta non una consultazione popolare su un argomento chiaro, ma un incomprensibile bizantinismo -, non ho nulla da aggiungere a quanto annotato dai giudici della Consulta nel loro provvedimento: salvo annotare l’utilizzo, segnalato subito dai linguisti, del neologismo “manipolativo”: che, come leggete, faccio subito mio. E che è appropriato, pienamente descrittivo di una politica che, oggi più che mai, contro ogni aspettativa, sembra sempre di più contorcersi su di sé, ignorando il suo alto fine.

Ma dove la politica ha dato il meglio di sé, guadagnandosi veramente e definitivamente l’appellativo di “manipolativa”, è nella vicenda della nave Gregoretti.

Per quanto non voglio entrare nel merito della vicenda, implicante giudizi penali che lascio ai giudici a ciò preposti, non posso non rilevare come sia difficile per una persona normale cogliere la differenza col blocco della nave Diciotti.

In quel caso il Parlamento, con una maggioranza giallo-verde, negò l’autorizzazione a procedere, affermando che la (eventuale) violazione delle leggi – che nessuno si è sentito di escludere – sarebbe stata dettata dalla “ragion di Stato”.

Ciò che, in un dibattito serio (che ad oggi mi sembra non sia stato neppure tentato), dovrebbe subito far sorgere un primo interrogativo sulla possibilità di un’amministrazione di violare precise disposizioni normative, ma anche “diritti inviolabili dell’uomo e del cittadino” riconosciuti pienamente dal nostro ordinamento.

Ragion di Stato, osserverei, che è tale non perché viene così dichiarata – con una sorta di “autoassoluzione” preventiva da parte di chi si accinge a violare, in suo nome, la legge, – ma che deve sussistere oggettivamente.

Così che la spiegazione che una delle parti dell’attuale maggioranza giallo-rossa-rosata tenta di dare della differenza tra i due fermi è del tutto inconferente. Il caso (la fattispecie dicono i giuristi) è uguale; a tutto voler concedere solamente la responsabilità è diversa: condivisa, nel caso della Diciotti (così che non autorizzando l’imputazione di Salvini si è evitata anche l’imputazione di chi quella decisione ha approvato); singola, nel blocco della nave Gregoretti.

Le posizioni politiche sulla richiesta autorizzazione a procedere sono chiarissime.

La maggioranza, quasi al completo, è per concederla.

La minoranza – il centro-destra al completo – è contraria.

Non chiaro, invece, per l’appunto da “politica manipolativa”, è il voto espresso che darà  non solamente fiato, ma anche argomenti, ad una nuova antipolitica e che accrescerà lo squilibrio tra poteri ancora a favore di quello giurisdizionale.

Infatti la maggioranza che è per il “si”, non vuole votare o se costretta voterà “no”, per timore di trasformare, nell’immagine popolare, Salvini in un novello eroe, martirizzato dal torquemada di turno. Con effetti devastanti sul voto in Emilia-Romagna e Calabria.

Mentre la minoranza che è per il “no”, ha già votato “si” per costringere la maggioranza ad esprimersi subito sull’autorizzazione.

E non oso pensare il pasticcio che potrà uscite dalla Giunta per le autorizzazioni, convocata, a questo punto, per domattina, lunedì 20 gennaio.

Perché molti vorrebbero tessere le trame del New Pope sorrentiniano, ma, francamente, non vedo in giro nessun Cardinal Voiello.

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