giovedì, 2 Aprile, 2020
Società

Agroalimentare: fake news a tavola, ci crede più di 1 italiano su 2

Oltre la metà degli italiani (58%) dichiara di aver creduto almeno qualche volta nell’ultimo anno a una notizia relativa al mondo agroalimentare che poi si è rivelata falsa, e di questi addirittura un terzo (37%) ha anche condiviso la notizia falsa sui social, contribuendo quindi all’inarrestabile diffusione delle “bufale alimentari”.

Questi i primi risultati dell’indagine condotta dal Centro di ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Cremona “Engage Minds Hub”, nell’ambito del progetto CRAFT, che è stata presentata in occasione di un convegno nella sede cremonese della Cattolica. Craft (CRemona Agri-Food Technologies) è un progetto avviato dall’Università Cattolica nell’ambito di Cremona Food-Lab e realizzato con il contributo di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo. Craft si concentra su attività di ricerca scientifico-tecnologica e di analisi socio-psicologica del consumatore in ambito lattiero-caseario. Più in dettaglio Craft vuole sviluppare da un lato tematiche tecnologiche, microbiologiche e biochimiche; dall’altro indagare l’atteggiamento dei consumatori nei confronti del latte e dei suoi derivati.

Dalla ricerca, condotta dalla professoressa Guendalina Graffigna, direttore del Centro di ricerca Engage Minds Hub -, emerge che le fake news davvero non risparmiano nessuna classe sociale, e in media sono le persone con almeno un diploma ed una fascia economica media ad essere più spesso preda delle fake news in ambito alimentare. Indipendentemente dal livello di istruzione a credere maggiormente alle fake news sul cibo sono tre categorie di individui: i “distratti” che rappresentano il 42% di coloro che credono alle fake news: sono poco attenti alle loro scelte alimentari, hanno uno stile di vita poco sano ma sembrano non problematizzarlo e non dichiarano intenzione di migliorarlo.

Tendono a provare le nuove mode alimentari ma più per esperimento che per un vero piano di innovazione. Non hanno un regime alimentare coerente e razionale. I “disorientati” (equivalenti ad un 33% di coloro che credono alle fake news): sono molto proattivi nella ricerca di informazioni in campo alimentare perché si dichiarano preoccupati per la loro salute e alla ricerca di indicazioni autorevoli, ma spesso si lasciano influenzare dall’opinione altrui, soprattutto di amici e parenti.

Sono aperti alle novità del mercato alimentare, ma non sono soddisfatti del loro regime alimentare e del loro stile di vita e dichiarano di essere fortemente intenzionati a cambiarlo nei prossimi sei mesi. I “narcisi” (equivalgono al 25% di coloro che credono alle fake news) che ricercano abbastanza spesso informazioni riguardanti l’alimentazione al fine di mantenere uno stile di vita sano. Sono individui soddisfatti del loro stile alimentare generalmente più tradizionali nelle loro scelte di consumo alimentare. Non problematizzano le loro convinzioni in ambito di salute e di alimentazione e per questo appaiono meno critici verso le fonti di informazione e talvolta “integralisti” nelle loro scelte alimentari, spesso basate su argomentazioni valoriali e politiche. (Italpress)

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