lunedì, 27 Gennaio, 2020
Ambiente

Politica e Clima

I Verdi, nelle recenti elezioni europee hanno avuto un  ottimo successo in Germania ( sono ormai il secondo partito), in Francia ( terzo partito) e in Irlanda(secondo partito). E potrebbero condizionare la formazione delle future maggioranze politiche  non solo nel Parlamento europeo ma anche in alcuni Paesi membri.

Il tema della difesa e della valorizzazione dell’ambiente sta tornando ad imporsi nelle agende politiche anche per effetto  dei sempre più frequenti fenomeni climatici estremi e della diffusione di immagini e informazioni sull’inquinamento degli oceani e dell’aria che respiriamo.

Ben venga una ripresa della sensibilità verso l’ambiente, ma sarebbe meglio se permeasse i programmi di tutte le forze politiche invece di concentrarsi in un partito monotematico.

Nel 1972 il Club di Roma fondato da Aurelio Peccei pubblicò uno studio sui limiti dello sviluppo che anticipava alcuni problemi della tematica ambientale. Eravamo in pieno conflitto ideologico contro il capitalismo, da parte di un marxismo che ancora non si arrendeva all’evidenza della realtà.E i moniti del Club di Roma furono subito letti in ottica strettamente anticapitalista.

Una forte ondata di ecologismo c’è stata poi negli anni Ottanta  ma si è trattato di un fenomeno entusiastico ed insieme ideologico tendente a divenire un universo chiuso nelle proprie certezze, integralista e poco disponibile al confronto su temi concreti. Un certo massimalismo, comprensibile per i movimenti che sono in una fase nascente, ha costituito in realtà la zavorra per la tematica ambientale che è invece importante, trasversale e di importanza strategica per le economie e le società di tutto il pianeta.

Bisogna superare i limiti dell’ecologismo anticapitalista, di quello catastrofista e delle recenti versioni pauperistiche che auspicano una  “decrescita felice” che sarebbe in realtà poco felice per i meno abbienti, i disoccupati e chi è in difficoltà.

Quello che serve alla politica concreta è un angolo di visuale che faccia dell’ambiente  un elemento di strategia di sviluppo controllato e innovativo non una tema che tutto paralizza.

Un esempio.

L’urgenza di intervenire per rendere più respirabile l’aria delle nostre città non si può tradurre in slogan semplicistici come “tutti a piedi” o “tutti in bicicletta” o limitarsi alle cosiddetta “domeniche ecologiche” che spesso coincidono con giornate di pioggia che lava l’aria..…

La vivibilità delle città deve produrre innovazione nei modelli di trasporto e stimolare lo sviluppo di tecnologie sostenibili, come la diffusione auto elettriche e ibride, la regolazione  del traffico gestita con gli strumenti dell’intelligenza artificiale, la creazione di parcheggi sotterranei di facile costruzione uso, lo sviluppo di reti tranviarie e metropolitane con abbattimenti di rumori e vibrazioni.

In ogni settore merceologico una visione che metta al centro la tematica ambientale in ottica di sviluppo creerà stimolo all’innovazione tecnologica, a nuovi investimenti che andranno a sostituire i settori “saturi” della nostra economia e creeranno nuova occupazione.

Ben venga un’ondata verde, ma che sia trasversale a tutti i partiti riformisti e ,come il colore indica, crei speranza di sviluppo e non di un nuovo medioevo.

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