giovedì, 2 Aprile, 2020
Salute

Terapie avanzate, italiane 3 delle prime 4 approvate in Ue

“Possiamo affermare con orgoglio che l’Italia è la culla delle terapie avanzate, che comprendono terapia genica, terapia cellulare, ingegneria tissutale e terapie combinate”: lo ha affermato la scorsa settimana, in occasione dell’evento “Advanced Talks on Advanced Therapies” organizzato dall’Osservatorio Terapie Avanzate, Francesca Ceradini, coordinatore scientifico dell’Osservatorio- “Basti pensare alla prima terapia genica con cellule staminali approvata al mondo per l’ADA-SCID, ideata e sperimentata all’Istituto San Raffaele Telethhon per la Terapia Gentica (SR-Tiget) sotto la guida di Luigi Naldini e Alessandro Aiuti.

O al percorso pionieristico portato avanti da Graziella Pellegrini e Michele De Luca del Centro di Medicina Rigenerativa “Stefano Ferrari” dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che ha portato all’approvazione della prima terapia a base di cellule staminali autologhe per le gravi ustioni della cornea. Attualmente sono 9 le terapie avanzate approvate in Europa, e tra le prime quattro terapie avanzate approvate in Europa ben tre sono state ideate e sviluppate nel nostro Paese”.

Secondo gli ultimi dati disponibili forniti dal Ministero della Salute, il comparto assorbiva 45.437 medici di medicina generale. Secondo la Federazione Italiana dei Medici di Famiglia circa 21.700 medici di base andranno in pensione entro il 2023, mentre il numero dei giovani medici “in ingresso” si prevede non superiore alle 6.000 unità.

Questo significherà una carenza di 16.000 medici di base e la quasi certezza che entro il prossimo decennio almeno un terzo dei residenti nella Penisola non potrà avvalersi del medico di famiglia. Confrontando la situazione italiana con quella dei maggiori partner europei, si evidenzia la forte specificità del nostro modello sanitario complessivo, caratterizzato da una alta quota di medicina specialistica e dal ruolo centrale di fatto affidato alle strutture ospedaliere.

Mentre l’Italia per dotazione di medici è seconda solo alla Germania, nell’area della medicina di base si colloca nella fascia bassa della classifica. La Germania, infatti, ne conta 167,4 ogni 100.000 abitanti (quasi il doppio, dunque), e la Francia si colloca a quota 155,5. “Pochi” medici di medicina generale, ognuno dei quali assiste una media (in aumento già negli ultimi anni) di circa 1.200 cittadini.

Questo è il quadro che caratterizza gli ultimi decenni, ma sul quale si sta abbattendo la mannaia dell’anzianità anagrafica: sui 45.437 medici di medicina generale censiti, più del 60% risultavano laureati da 27 o più anni.

La medicina d’urgenza – si leggeva nel Rapporto – è un’area particolarmente delicata. Negli 844 presidi di medicina d’urgenza presenti sul territorio, si calcola ci siano mediamente 2.800 accessi ogni ora che generano annualmente circa 24.000.000 di visite. 3.500.000 pazienti “entrano” nei reparti ospedalieri proprio attraverso i pronto soccorso, presenti nell’81,6% degli ospedali, e in quelli pediatrici nel 17,5%.

La media di 3,4 accessi ogni 10 abitanti è il dato che evidenzia l’abnorme utilizzo che si fa dei presidi di medicina d’emergenza. Ancora più indicativa è la percentuale dei ricoveri ospedalieri che si realizzano attraverso i pronto soccorso: il 14,7%.

Quest’ultimo indicatore si presenta altamente variabile a livello territoriale: a fronte di una percentuale di ricovero pari all’11% registrato nella regione Piemonte, si raggiungono valori pari a 26,7% nella regione Molise. I pronto soccorso pediatrici riscontrano 1,6 accessi ogni 10 abitanti fino a 18 anni di età e nell’8,2% si risolvono con il ricovero.

Il Rapporto Eurispes-Enpam presentava anche dati relativi alle migrazioni dei professionisti, che registrano 10.104 medici “espatriati” nel periodo 2005-2015. La principale meta è la Gran Bretagna (33%), che da oltre un decennio si conferma al primo posto tra le preferenze dei neodottori in medicina che, ottenuta la qualifica in Italia, decidono o sono costretti a esercitarla, in via permanente o temporanea, all’estero. A seguire, la Svizzera (26%). Fa riflettere il dato assai significativo, secondo cui nell’ultimo decennio, su 100 dottori in medicina europei che lasciano il paese d’origine, ben 52 sono nostri connazionali.

Basti pensare che il secondo paese per maggiore numero di “transfughi” medici, ossia la Germania, si ferma solo al 19%. Entro il 2015 si stima che verranno collocati a riposo 47.300 medici specialisti del SSN, a cui si aggiungono circa 8.200 tra medici universitari e specialisti ambulatoriali, mentre nello stesso periodo gli specialisti formati saranno solo 40.000.

Se si confermerà il trend dei giovani medici che scelgono l’estero, il saldo risulterà fortemente passivo, e i fenomeni di carenze professionali già diffusi ma non ancora esplosi nella loro drammaticità, si manifesteranno appieno – è l’allarma del Rapporto Eurispes-Enpam – allargando oltre misura la forbice tra pensionamenti e nuovi ingressi.

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