mercoledì, 22 Settembre, 2021
Attualità

Calo demografico, per pensioni e giovani sarà crisi

Conto alla rovescia per la crisi demografica globale italiana. La caduta più vistosa iniziata dal 2015 è ora inarrestabile, più o meno da quattro anni mancano all’appello 400 mila italiani l’anno, una decrescita arginata solo dalla presenza e dalla nascita di cittadini stranieri. Attualmente quelli residenti sono 5 milioni 255 mila. Il declino ha molte cause, e anche possibili soluzioni, ma per una classe politica così povera di idee riformiste, di forza e coesione tanto da apparire specchio fedele dell’immobilismo italiano, così per parafrasare il regista Moretti con questa classe politica non si vincerà mai sui problemi seri, il tonfo demografico infatti oggi in assenza di cambi di rotta sembra impossibile da evitare.

Senza nuove proposte su produttività, pensioni, e sviluppo, la mina vagante per l’economica è alle porte. Il calo demografico, inoltre, tra varie cause, una socio culturale, poche giovani donne italiane decidono di avere figli, – il 45% delle donne tra i 18 e 49 anni non ha ancora messo al mondo un figlio – e anche in questo caso sono le donne straniere a compensare il calo. Con un nuovo dettaglio: i flussi femminili dall’estero verso l’Italia sono diminuiti anche in modo vistoso e, nel contempo, si assiste al progressivo invecchiamento della popolazione straniera.

Il vero declino demografico è iniziato nel 2015. Quattro anni di continuo, ininterrotto, calo della popolazione residente in Italia come non accadeva da 90 anni.

Un decrescita altalenante, infatti, non tutti gli anni ci sono punte elevate di decessi. Anche se, sottolinea l’Istat, “in una popolazione che invecchia è naturale attendersi un aumento tendenziale del numero dei decessi. Le oscillazioni che si verificano di anno in anno sono spesso di natura congiunturale”, tra le cause, “le condizioni climatiche e le maggiori o minori virulenze delle epidemie influenzali stagionali”. Il calo che si avverte in questi anni è dovuto, – fatto che contraddice tutte le baraonde ideologiche di che vede negli immigrati il male d’Italia – anche ad una forte diminuzione degli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana: nel 2018 sono scesi di 113 mila unità, 22 ogni mille stranieri ha deciso di dire addio al Belpaese.

Insomma gli italiani invecchiano, le coppie non fanno figli e anche per gli stranieri l’Italia ha perso il suo appeal come luogo in grado di accoglierli e dare loro un futuro dignitoso. Così tra conteggi e appelli a fare figli che cadono nel vuoto, l’Istat parla di una Nazione dove per 165 anziani ci sono solo 100 giovani e lo scorso anno la cicogna è arrivata a bussare nelle case per solo 439 mila bebè, mai così pochi dal primo dopoguerra in poi. “Se fino al secolo scorso la componente demografica ha mostrato segnali di vitalità”, ha osservato il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blanciardo, presentando il Rapporto Istat sulla Demografia, “è ha spesso fornito un impulso alla crescita del Paese anche sul piano economico oggi potrebbe svolgere, al contrario, un effetto frenante. Viene da chiedersi se siamo (e saremo ancora) un popolo che guarda avanti e investe sul suo futuro o se invece dobbiamo perlopiù sentirci destinati a gestire il presente”.

Ma è tutta colpa delle donne, delle coppie o c’è qualcosa che frena le nascite? Infatti non è una domanda retorica, a determinare il calo delle nascite è anche la crisi economica. Un solo dato: ogni bimbo che nasce ha già sulle spalle un debito pubblico di 35 mila euro, in queste condizioni di sfavore i giovani, quelli che possono o lo desiderano, lasciano appena possibile i confini nazionali per cercare lavoro e fortuna altrove. Con una buona parte, quelli tra i 24 e i 34 anni, che si spostano e decidono di sposarsi e vivere definitivamente fuori dall’Italia. I risultati negativi sono ormai notizia quotidiana di cronaca, in quanto un deficit di popolazione giovane e attiva unita alla cosiddetta fuga dei cervelli, sono un vero freno alle ipotesi di ripresa e rilancio della economia nazionale.

Un futuro incerto significa anche un freno per la tenuta del sistema previdenziale. Questo perché la spesa pensionistica non è compensata dalle entrate contributive dei giovani lavoratori che sono sempre meno a causa della mancanza di lavoro stabile e dalla precarizzazione selvaggia del lavoro. Il rischio, sarà quando, si dovranno fare i conti per pagare le pensioni a chi attualmente sta versando i contributi, allora gli scenari possibili non lasciano spazio a visioni rosee. L’intero sistema pensionistico potrebbe andare in tilt e non mancano gli allarmi di analisti finanziari, di Bankitalia, su questo senso. Tuttavia, come accade spesso in Italia, non tutti i mali possono essere analizzati come un problema senza soluzione. C’è chi non crede affatto che il calo demografico sia una catastrofe in quanto il numero delle possibili soluzioni permetterebbero una inversione di rotta.

Occorre ricordare, infatti, che il numero di lavoratori è solo una delle quattro leve sulle quali si può agire per riequilibrare la spesa previdenziale: le altre sono le tasse, le ore lavorate e la produttività. Sono altrettante “leve” spinose che imporrebbero scelte non facili con un Governo che si troverebbe di fronte una levata di scudi dei sindacati , associazioni di categoria e degli stessi partiti. Il problema in fondo è anche la mancanza di autorevolezza e determinazione delle classi politiche che come assenza di idee e progetti riformisti, è ancora più vecchia degli italiani, meno pronta a scommettere sul futuro, e aggrappata al passato per non fare i conti con la crisi dei partiti, di politici ormai notoriamente improvvisati e aggrappati ai propri minuscoli e personali privilegi.

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