giovedì, 9 Febbraio, 2023
Cultura

“Lo zingaro danzante” che sfidò il nazismo

In una delle pagine più oscure della Germania, uno zingaro osò sfidare il nazismo sul ring di Berlino, davanti a una platea di camicie brune. Si chiamava Johann Trollmann, un viso sorridente e seducente su un corpo danzante. I suoi passi erano assaggi musicali che disorientavano l’avversario. In quel valzer di note si avvertiva il respiro della memoria zingara e la furbizia di un popolo costretto dalla leggenda e dagli eventi a non fermarsi mai per non cadere nel baratro dell’oscurità. Johann era nato alla periferia di Hannover, in un  villaggio di Sinti nel 1910, prima della grande guerra. Aveva vissuto la sconfitta della Germania osservando treni carichi di soldati feriti che rientravano a casa e i lamenti di un popolo che chiedeva la clemenza dei vincitori. Saliva spesso sugli alberi in fiore per imitare il volo delle farfalle e delle api del suo alveare. Su quei rami guardava il suo mondo di magia e d’imbroglio con la curiosità e la fantasia di un bambino che intendeva sfidare la paura e il mostro che la determinava.

Aveva imparato a non separarsi dalla musica per assecondarla in tutte le circostanze della vita, compresi i primi approcci sentimentali. Su quelle note ballava girotondi con le braccia alzate per sentirsi una farfalla e sulle sue sinfonie danzava sul ring per combattere le battaglie della sua esistenza. Divenne campione di Germania dei pesi medio massimi, osannato e amato dalle donne ariane, ammirato dalla stampa e disegnato come il pugile danzante. Venne però la pagina oscura. I nazisti presero il potere e per Trollmann la vita si fece ancora più oscura.

Le camicie brune imposero alle giurie di farlo perdere ma quando venne chiamato a difendere il suo titolo di campione si presentarono sul ring di Berlino in migliaia. Johann si mostrò con il corpo imbiancato di farina e i capelli tinti di biondo, da perfetto ariano. Evitò tuttavia la sua straordinaria danza pugilistica e si fece massacrare. Una pura, delirante provocazione che irritò i nazisti. Arrestato, malmenato e torturato, venne espulso dalla federazione di pugilato e allo scoppio della seconda guerra mondiale inviato sul fronte russo come soldato. Però non sparò mai un colpo contro i sovietici. Per Johann il nemico era dietro e non davanti. Venne nuovamente arrestato e inviato in un campo di sterminio. Nelle pagine finali del romanzo ci sono due colpi di scena che lasciamo al lettore. Possiamo però scrivere che nel 2010 il comune di Berlino eresse un monumento in suo onore.

La sua storia è raccontata da Sergio Pretto, giornalista e scrittore, inviato della Rai che nel passato ha narrato vicende sud americane e asiatiche legati ai fermenti rivoluzionari e alle lotte sindacali in Italia e all’estero. Pier Paolo Pasolini è stato il suo maestro di strada capace di infondere quelle intuizioni immaginifiche che hanno permesso all’autore dello “Zingaro danzante” di osservare i tanti scenari della cronaca con la vivacità della curiosità storica che sempre ha accompagnato la sua fantasia lirica e spesso surreale. Ogni frase dei suoi libri diventa così sferzante e imprevedibile, dentro un affresco corale di persone, racconti e passioni, fino a sfiorare nella sua prosa la poesia visionaria. Il libro è edito da Carta Canta.

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Redazione

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