martedì, 6 Dicembre, 2022
Economia

Il Governo e le imprese. Confartigianato apre. Confindustria attacca

Confronto sulla Legge di Bilancio

Le piccole imprese aprono, tra gli applausi dell’assemblea di Confartigianato, alla Finanziaria del Governo Meloni ma chiedono in fisco ridotto, meno burocrazia e più servizi alle attività produttive. Confindustria al contrario chiude in modo tranciate con una severa critica del presidente Carlo Bonomi. A smontare la Manovra ci pensa proprio il leader degli industriali che descrive la Finanziaria come priva di una visione, fatta per accontentare i partiti di maggioranza, incapace di perseguire una lotta alla povertà, non in grado di creare occupazione e puntare sulla produttività. In più, osserva Bonomi “copre pochi mesi” e si domanda: “cosa accadrà dopo il primo aprile?”.

Primi passi, prime difficoltà

I due giudizi così contrapposti spiegano bene il clima da botta e risposta che assedia la prima Finanziaria del Governo del premier Giorgia Meloni. Al di là delle valutazioni politiche che già infuriano, il giudizio più atteso dell’Esecutivo è quello delle forze sociali e di categoria, che rimane sospeso. Il premier chiede dialogo stabile ma tra le condizioni poste dagli artigiani e le critiche degli industriali, si aprono mesi difficili per l’esecutivo. Il battesimo con le piccole imprese è arrivato subito dopo la conferenza stampa tenuta lunedì mattina a Palazzo Chigi quando il presidente del Consiglio ha raggiunto la platea dell’assemblea nazionale di Confartigianato, che poco prima aveva ascoltato il messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In una sala con 1.600 piccoli imprenditori e in prima fila il presidente del Senato Ignazio la Russa, il presidente del Consiglio ha cercato il dialogo. “Nei prossimi anni vorremmo considerarci come artigiani dell’Italia”, ha sottolineato il premier, “occupandocene con la stessa meticolosità, dedizione, pazienza e amore con cui un artigiano si occupa dei suoi prodotti”.

Piccole Imprese, le richieste

A raccogliere l’invito del premier ad una collaborazione ha risposto il presidente della Confartigianato Marco Granelli che confida in “un nuovo patto di fiducia tra lo Stato e le imprese, per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese”. Per rilanciare il confronto bisogna rimuovere gli ostacoli “che”, ha sottolineato Granelli, “troppo spesso mortificano il nostro talento e le nostre ambizioni”.
Per le piccole imprese, infatti “gli appesantimenti amministrativi in materia di lavoro si sommano alla Torre di Babele della legislazione fiscale. È difficile pagare le imposte ed è facile incorrere in errori. Inoltre il livello di tassazione è troppo elevato: la pressione fiscale nel 2022 è pari al 43,8% del Pil. In pratica, il prossimo anno pagheremo 42,2 miliardi di maggiori tasse, pari a 711 euro pro capite”. La riforma del fisco è prioritaria. “Auspichiamo la ripresa di un tavolo di confronto”, ma anche sul lavoro le piccole imprese chiedono un cambio di passo e di “smetterla con gli approcci ideologici”.

Meloni: ora confronto stabile

Sulle questioni di merito Giorgia Meloni ha colto l’occasione dell’assemblea della Confartigianato per rilanciare le proposte del Governo. “Come voi credo nel valore centrale dei corpi intermedi. Vorrei che il nostro non fosse semplicemente un confronto di carattere sindacale su quello di cui io ho bisogno e su ciò di cui avete bisogno voi. Ma vorrei”, ha proposto il presidente del Consiglio, “un confronto stabile sulla strategia di questa nazione, perché il problema dell’Italia è che le è mancata una strategia e invece ha un disperato bisogno di scegliere dove vuole andare e cosa vuole essere e coinvolgere tutti gli attori della nazione dell’economia per puntare a un obiettivo”.

Gli industriali delusi

Tra gli “attori” protagonisti c’è sicuramente Confindustria che non nasconde la sua delusione verso la Manovra. Le critiche sono di metodo e di merito.
“Quattro mesi e poi chi lo sa”, osserva scettico il presidente degli industriali Carlo Bonomi, “È una legge di bilancio a tempo”, ripete ed entra nella questione.
“Giustamente, hanno concentrato due terzi degli interventi sul caro-energia”, concede Bonomi che puntualizza, “ma solo sino al 31 marzo. Bisognerà capire cosa succederà dopo. Oggi la legge di bilancio è prudente sui saldi, lo apprezziamo. Ma il 1° aprile cosa ci aspetta?”. Secondo il leader degli industriali “sulla manovra pendono tre incognite. La prima è il tempo, la sua durata, cose a cui nessuno sembra pensare. Poi c’è la politica: è evidente che sono state prese decisioni per accontentare le diverse anime della maggioranza e questo viene prima delle vere urgenze del Paese. La terza è mancanza di visione. Sulla lotta alla povertà, come su occupazione e produttività”.

Bonomi: quasi nulla ai lavoratori

Per gli industriali le necessità sono legate al lavoro e alla crescita del Paese. Quindi temi di lungo termine per dare stabilità. Bonomi sfodera una osservazione sterzante, non “prendere in tanto micro-decisioni e spostare tutto avanti di tre mesi”. Sul cuneo fiscale la delusione è cocente, Confindustria aveva chiesto un taglio “choc”, di cui avrebbero beneficiato imprese e lavoratori, a questi ultimi secondo il capo degli industriali sarebbe arrivata una “mensilità in più”, invece il Governo ha fatto una scelta prudente.
“Sul cuneo non si fa un intervento decisivo. Il mini-taglio aggiuntivo vale 46 euro lordi in più al mese ai dipendenti con meno redditi”, conclude Bonomi, “Poco più di nulla. Serviva un taglio energico”.

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