martedì, 21 Maggio, 2024
Il Cittadino

Adeguata verifica

Inauguro con questo articolo il quarto anno di questa rubrica. Una sicurezza per i miei quaranta lettori che si preoccupano se la domenica mattina non ricevono puntualmente il mio messaggio.

La cosa, ovviamente, mi lusinga e ringrazio tutti.

Dunque tre anni fa, esattamente nell’edizione di sabato 2 novembre 2019 de La Discussione esordiva la mia rubrica “Il cittadino” (dall’articolo successivo trasmigrata alla domenica) con “Tutto è vietato, tutto è tollerato”, il manifesto del mio pensiero sul nostro sistema burocratico-legale.

«In Italia», sostenevo in quell’articolo «vige il principio del tutto è vietato, tutto è tollerato. Miriadi di leggi (nessuno sa quante siano) regolano nei minimi dettagli qualsiasi attività.

Questo il fine dichiarato. Lo scopo realmente ottenuto, invece, è quello di tenere in soggezione i sudditi (se vi fossero cittadini si sarebbero da tempo già rivoltati): la farraginosità dei regolamenti si spinge al punto che nessuno è mai sicuro di “essere in regola” e la facilità con cui si incorre in violazioni accresce il potere burocratico (ma anche quello giudiziario).

L’unico mezzo di sopravvivenza è dato dalla tolleranza dei comportamenti non conformi a legge, se non addirittura illeciti e – in barba alla certezza del diritto (istituto giuridico dimenticato completamente dalle nostre parti) – dalla casualità delle sanzioni: che colpiscono una irrilevante minoranza, per puro caso o per specifica volontà di nuocere verso qualcuno o di compiacere qualche altro».

Proseguivo il mio ragionamento con la metafora del traffico di Roma: una città che viveva e vive impunemente in divieto di sosta ed in doppia fila, con sanzioni occasionali o mirate, ma che neppure scalfiscono il problema.

Vorrei cominciare questo quarto anno da “cittadino” con una “adeguata verifica” della situazione del nostro Paese. Se sia cambiata qualcosa per i cittadini, dopo i due governi grillini, dopo il governo Draghi; e se la vittoria elettorale del centrodestra con un voto per la maggior parte moderato possa aprire la strada per il prevalere di una destra liberale. Vedremo se si riuscirà a cogliere qualche segnale in tal senso nel fragore dei respingimenti in mare – dal mio opinabilissimo punto di vista, inumani, insostenibili giuridicamente e pregiudizievoli ai rapporti con la UE – e del rumore metallico di manette e sbarre dato da un  favor, anche legislativo sembrerebbe, verso il regime punitivo e sanzioni inutilmente più severe.

Viviamo in un un sistema, quello italiano, caratterizzato da una legislazione caotica e incomprensibile che consente di contestare a chiunque un comportamento illecito: perché, per l’appunto, tutto è vietato;  e si è data (da sempre, praticamente) l’inversione di uno dei capisaldi della civiltà democratica e dello Stato di diritto: dal si può fare tutto ciò che non sia espressamente vietato, al è lecito fare solo ciò che è espressamente autorizzato.

A tre anni di distanza quindi voglio compiere un’adeguata verifica della situazione.

Ma, annuncio subito, cominciamo male. Perché la “adeguata verifica” (termine che mi era pressoché sconosciuto e che mi ha molto colpito) è uno dei più beceri strumenti che vuole trasformare tutti i cittadini in controllori o in colpevoli complici. Nella sostanza si tratta di verificare, ricevendo o erogando una prestazione, che non si stia verificando tramite di essa una operazione non chiara o addirittura di riciclaggio. Col risultato che se non “pensi male” di chiunque potresti essere tacciato addirittura di avere favorito l’illecito.

Per fortuna la norma liberticida viene applicata all’italiana: cioè normalmente ignorata e disapplicata, salvo verso soggetti che si vogliono in qualche modo vessare. Con conseguenze a volte abnormi: come nel caso in cui una banca, per non essere stato compilato il modulo, “blocca” (del tutto illecitamente, a mio avviso) il conto corrente, anche se attivo ed anche se di una trasparenza cristallina.

Tranquilli è una cosa che capita spesso (stando alla giurisprudenza in materia, particolarmente copiosa), ma non la regola. La maggior parte degli istituti di credito la applica solo formalmente, assicurandosi soltanto che siano a posto e non scaduti i documenti di identità. Il mio pensar male andreottiano è che il blocco venga disposto “a dispetto”, non essendo obbligatorio per le norme, ma essendo una cautela discrezionale del soggetto operatore (ho compiuto una piccola indagine privata, rompendo le scatole a circa una cinquantina di amici e conoscenti, dotati di conto corrente: la quasi totalità neppure sapeva di cosa io stessi parlando; otto erano stati chiamati per firmare un modulo e, tra questi, solamente due si erano visti bloccare il conto.

Con l’aggravante, per il malcapitato correntista, che reclamando ottiene ragione, ma nessun risarcimento concreto, se non può dimostrare un danno effettivo, diretta conseguenza di quel blocco.

Ma questa, dell’impossibilità di avere giustizia e risarcimento sulle vessazioni quotidiane subite, è un argomento sul quale ritorneremo, invitandovi intanto a leggere le “cronache marziane” di Kurt (Federico Tedeschini; il martedì su questo quotidiano): ne scoprirete delle belle sul non funzionamento della nostra giustizia civile, sul potere induscusso del giudice sui “tempi” del procedimento e della nessuna tutela offerta alla parte che subisce una vessazione, una prepotenza o, addirittura, una frode.

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