domenica, 14 Aprile, 2024
Agroalimentare

Energia. Associazioni agricole italiane contestano l’Unione: extra profitti e fonti rinnovabili, decisioni sbagliate, sono da rivedere

Non piacciono alle Associazioni rappresentative della agricoltura italiana le ultime scelte dell’Unione europea per mitigare la crisi energetica. “Il pacchetto licenziato dalla Commissione europea per contrastare la crisi energetica include alcuni elementi di criticità per le imprese che dovranno essere superati nel prosieguo della discussione”, scrive il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

Gas, l’Ue deve porre un tetto

Oltre a contestare, “l’assenza di qualsiasi riferimento alla fissazione di un tetto al prezzo delle importazioni di gas”, sottolinea il coordinamento, “evidenziamo la necessità che il taglio obbligatorio dei consumi energetici nelle ore di punta dovrà essere modulato con le esigenze e la specificità dei cicli produttivi delle imprese”.

Serve ok fonti rinnovabili

Per le associazioni agricole la produzione di energia elettrica con fonti diverse dal gas è meno costosa. “È giusto tenerne conto nella situazione di emergenza che stiamo attraversando”, fa presente Agrinsieme, “allo stesso tempo, però, occorre fare in modo di non ostacolare la diffusione delle fonti rinnovabili che rappresentano la via immediata e diretta a disposizione per annullare la dipendenza dalle importazioni di gas dalla Federazione Russa e supportare la transizione ecologica”.

Soluzioni Ue non convincenti

Le proposte della Commissione europea prevedono forme di tassazione dei “superprofitti”, “il cui gettito”, spiega Agrinsieme “sarebbe a disposizione degli Stati membri per intervenire in modo discrezionale a sostegno di famiglie e imprese. Il gettito stimato dalla Commissione è di 140 miliardi. La soluzione non appare, allo stato, particolarmente convincente, attesa l’aleatorietà del concetto di extraprofitto e le difficoltà oggettive di incamerare tali risorse, attestate dall’esperienza maturata a livello nazionale”. “Sotto altro profilo”, osserva nuora Agrinsieme, “non si possono sottacere preoccupazione sui tempi necessari al reperimento delle predette risorse, che potrebbero rivelarsi troppo dilatati e tali da non incidere in modo tempestivo sulla situazione contingente di grave crisi che sta affliggendo le nostre imprese”. “Inoltre, la discrezionalità”, rileva il coordinamento, “potrebbe condurre a distorsioni di concorrenza tra le imprese a seconda delle decisioni assunte a livello nazionale. In questo modo, sarebbe compromesso il regolare funzionamento del mercato unico”.

Serve più liquidità finanziaria

La proposta delle Associazioni è che, per quanto riguarda l’agricoltura, vengano recuperate risorse nel bilancio unionale da destinare al settore secondo criteri condivisi a livello europeo. “Puntiamo a compensare una parte significativa dei maggiori costi sostenuti dalle imprese agricole e dalle cooperative agroalimentari per il caro energia, alimentato dal prezzo del gas salito in un anno di oltre 10 volte. Al contempo”, evidenzia il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, “chiediamo con decisione che l’Ue non abbandoni l’ipotesi di introduzione del price cap all’acquisto di gas, unica misura capace di contrastare fenomeni speculativi e riportare un po’ di normalità nel mercato energetico. Non va trascurata, peraltro, la possibilità di introdurre strumenti eccezionali, così come avvenuto durante la pandemia da Covid-19, che garantiscano alle imprese quella liquidità finanziaria sufficiente e necessaria per continuare a produrre e superare questa fase complessa”. “La sicurezza”, conclude Agrinsieme, “alimentare non è acquisita una volta per tutte. Dipende dalla vitalità economica delle imprese del settore”.

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