lunedì, 17 Febbraio, 2020
Attualità Editoriale

Una generazione senza storia

I vari ministri della Istruzione, Università e Ricerca (MIUR) che si succedono abbozzano sempre piccole riforme che non incidono profondamente nel tessuto delle nostre scuole e università.

Uno dei problemi che non viene mai affrontato con la dovuta attenzione è la revisione dei programmi scolastici, alla luce delle mutate esigenze dei nostri tempi.

Agli studenti vengono proposti programmi che sono quasi sempre datati, poco aderenti ai tempi che viviamo e questo rende l’apprendimento spesso un fatto meccanico privo di profonde motivazioni, col risultato che si imparano nozioni che non incidono profondamente nella formazione umana e culturale degli studenti.

L’insegnamento della Storia è una delle lacune più gravi che affliggono le nostre scuole e che andrebbe rapidamente colmata.

Prevale ancora l’insegnamento della storia intesa come succedersi di avvenimenti ingarbugliati e non come l’insieme di problemi che si sviluppano attraverso le vicissitudini di popoli, regni, dinastie, stati, guerre, religioni, economia. Sicché gli studenti che non siano proprio appassionati alla materia finiscono per sentirla estranea, come una sequenza di date, di battaglie, di trattati da mandare a mente senza un costrutto che rimanga nella memoria al di là delle nozioni meccanicamente apprese e ripetute alle interrogazioni.

Ma la lacuna più grave dell’insegnamento della storia riguarda la conoscenza di quella recente.

I programmi continuano a dilungarsi nei dettagli della storia medievale e di quella cosiddetta “moderna” mentre lasciano poco spazio a quella contemporanea che quasi sempre si esaurisce con lo studio della Seconda guerra mondiale. Di ciò che è successo dal 1945 in poi la quasi totalità degli studenti non sa nulla e questo non sembra preoccupare né i ministri che si alternano nel palazzone di Viale Trastevere, né i docenti che evitano di proporre questi argomenti, né la stessa classe dirigente, politica ed economica che sottovalutano le gravi conseguenze che può avere sulle giovani generazioni l’ignoranza di quel che è successo negli ultimi 70 anni.

Un giovane che esca dal liceo o da qualsiasi istituto medio superiore e che non conosca lo sviluppo degli eventi che si sono verificati nel mondo e in Europa ed Italia in particolare, dal 1945 ad oggi, è una persona cui non vengono forniti gli strumenti culturali per sapersi orientare in quel che avviene nel presente.

L’ignoranza della storia recente (70 anni non sono poi così pochi) rende scarsamente comprensibile il presente e il succedersi di eventi con cui i giovani si trovano a che fare i conti senza avere gli strumenti per poterne comprendere le radici e la reale incidenza sul presente.

Quanti politici si sono mai chiesti cosa possa sapere un diciottenne, nato dopo il 2000, che sente parlare del miracolo economico, della Prima e della Seconda Repubblica, del terrorismo delle Brigate rosse, del sequestro e assassinio di Aldo Moro, di tangentopoli, della Nato, dell’importanza del crollo del Muro di Berlino, della fine del comunismo e dell’Unione sovietica?

Eppure questo giovane va a votare, viene inondato di messaggi che, senza una conoscenza della storia recente, gli dicono poco o nulla. Questo giovane diviene preda di predicazioni politiche che possono raccontargli qualsiasi fiaba, tanto lui non ha i filtri per capire di cosa si stia realmente parlando. Un giovane che vada a lavorare in un’azienda e che non conosca la storia dell’economia dalla fine della Seconda guerra mondiale ad oggi cosa potrà mai comprendere dei discorsi che si sentirà fare dai suoi dirigenti di 60-65 anni?

Una riforma dell’insegnamento della storia è urgentissima.

Bisognerebbe fare in modo che il programma di storia del quarto anno venisse sfrondato e semplificato in modo che non si fermi alla rivoluzione francese e a Napoleone ma si estenda al Risorgimento e ai primi governi dell’Italia Unita.

Il programma del quinto anno dovrebbe partire dall’avvento del fascismo ed estendersi almeno fino alla caduta del Muro di Berlino e al crollo dell’Unione sovietica. Qualcuno obietterà che parlare degli eventi recenti della storia e politica italiana può esporre gli studenti al rischio di letture parziali o settarie con conseguenti manipolazioni della mente degli studenti.

L’obiezione vale un po’ per tutta la storia che, se non si limita ad una sequenza di date, personaggi e avvenimenti, richiede comunque una esposizione ragionata del fluire degli eventi.

Il Ministero ha tutti gli strumenti per evitare che a scuola vengano adottati testi di storia settari e che i docenti, abusando della sacrosanta libertà di insegnamento, possano tentare di manipolare le menti dei giovani.

La riforma dei programmi di storia va fatta bene e il prima possibile. Altrimenti avremo generazioni che non conoscono le proprie radici e che vagano nel presente senza avere la bussola che solo lo studio del passato recente può fornire.

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