domenica, 21 Aprile, 2024
Economia

Povere 4 milioni di famiglie. Aiuti per 28 milioni di italiani

Quattro milioni di famiglie in difficoltà. Nuclei che si trovano nell’impossibilità di procurarsi un paniere minimo di beni e servizi energetici. Sono i numeri in crescita di un disagio sociale che emerge con prepotenza nelle ultime rilevazioni. Aumento frutto di un sovrapporsi di emergenze, dal Covid, al rialzo dei prezzi, agli effetti sull’economia del conflitto in Ucraina, fino all’impennata dell’inflazione. Con statistiche così alte, con previsioni ancora più difficili per l’imprevedibilità dei prossimi eventi, l’allarme è già scattato.

“Mi preoccupa di più il rischio di tensioni sociali, con il 12 per cento di lavoratori poveri e l’inflazione che morde, senza contare il malessere dei giovani, dopo le restrizioni sofferte per la pandemia”, commenta il ministro del lavoro Andrea Orlando che non nasconde il crescere dei problemi, delle disuguaglianze e di un punto critico nel sistema sociale. Unico argine l’impegno del Governo nel dare sostegni finanziari che avranno nelle prossime settimane il compito di mitigare per 28 milioni di italiani sfiducia e indigenza.

Povertà energetica

Ad accelerare la crisi il forte rincaro generale dei prezzi e dei carburanti che mettono a dura prova la tenuta economica delle famiglie. “In particolar modo quelle che si trovano nella condizione di povertà energetica”, sottolinea l’Ufficio studi della Cgia sui dati del Rapporto Oipe. L’Osservatorio segnala come la povertà energetica coinvolge milioni di famiglie. “Quelle che si trovano nell’impossibilità di procurarsi un paniere minimo di beni e servizi energetici: ovvero il riscaldamento, il raffrescamento, l’illuminazione, l’utilizzo di elettrodomestici”

Scarsa disponibilità economica

I nuclei in difficoltà sono costretti a scegliere: o si mette assieme il pranzo con la cena o si pagano le bollette. Le famiglie più a rischio sono quelle con un elevato numero di componenti, vivono in abitazioni datate e in cattivo stato di conservazione, il capofamiglia è giovane, spesso indigente o immigrato. Da segnalare anche il crescente divario tra lavoratori autonomi in povertà e dipendenti che riescono a mantenere un equilibrio. “Segnaliamo”, prosegue l’analisi del Centro studi, “che in Italia il rischio povertà delle famiglie dove il reddito principale è riconducibile a un lavoratore autonomo era pari al 25,1 per cento, contro il 20 per cento ascrivibile alle famiglie che presentavano la fonte principale di reddito da lavoro dipendente”.

Autonomi, situazione peggiore

Se dall’avvento del Covid fino al gennaio di quest’anno il numero degli occupati tra i lavoratori indipendenti è sceso di 285 mila unità, tra i dipendenti, invece, la variazione è stata pari a +79 mila. “Possiamo affermare con buona approssimazione che, anche per quanto riguarda la povertà energetica, in questi ultimi 2 anni i nuclei dove il capofamiglia è un autonomo la situazione è peggiorata in misura maggiore che fra le realtà famigliari dei lavoratori dipendenti”, evidenzia ancora il Centro studi della Cgia.

Aiuti, i bonus del Governo

Per la società di analisi socio economiche collegata con le piccole imprese, bisogna mettere in campo maggiori tutele. Il Governo ha rilanciato la scorsa settimana l’impegno con altri 14 miliardi per sostenere il reddito di 28 milioni di italiani. Aiuti che vanno ai pensionati e i dipendenti sotto i 35mila euro di reddito.
“Bisogna sostenere economicamente tutte le famiglie, soprattutto quelle più in difficoltà”, propone la Cgia che ricorda come sul fronte delle bollette di luce e gas è stata data la possibilità alle utenze domestiche di rateizzarne i pagamenti, sono stati azzerati gli oneri di sistema e l’IVA è scesa al 5 per cento. “Dall’estate scorsa il Governo Draghi ha messo a disposizione di famiglie e imprese quasi 20 miliardi di euro contro il caro energia e carburante”, calcola il Centro studi.

Le difficoltà, Regioni divise

A livello territoriale la situazione più critica si presenta nel Mezzogiorno, dove la frequenza della povertà energetica oscilla tra il 24 e il 36% delle famiglie. In Campania, ad esempio, il range va da almeno 519 mila nuclei in difficoltà a quasi 779 mila, in Sicilia da poco più di 481 mila a 722 mila e in Calabria da poco oltre le 191 mila fino a quasi 287 mila unità.

Altrettanto critica è la situazione in altre regioni del Centrosud che registrano una frequenza della povertà energetica medio alta: tra il 14 e il 24%. In questa fascia notiamo la Puglia, con un numero di famiglie che oscillano tra le 223 mila e le 383 mila e la Sardegna, con una forchetta che varia da quasi 102 mila fino a poco più di 174 mila.

Tra le regioni che, invece, si trovano nella fascia medio bassa (tra il 10 e il 14% di frequenza), scorgiamo il Lazio, il Piemonte, la Liguria, il Friuli Venezia Giulia e la Valle d’Aosta. Tra le realtà, infine, meno interessate da questo fenomeno, dove la forchetta oscilla tra il 6 e il 10%, notiamo la Lombardia, il Veneto, l’Emila Romagna, la Toscana e il Trentino Alto Adige.

Priorità: creare lavoro buono

Per migliorare la condizione di queste realtà famigliari bisogna combattere efficacemente la povertà, l’abbandono scolastico e l’esclusione sociale. “Non solo”, segnala la Cgia, “ma intervenendo anche in soccorso di coloro che si trovano senza lavoro, creando le occasioni per incrementare, in particolar modo, la buona occupazione. Altresì, come hanno già fatto altri Paesi europei, non è più rinviabile, almeno temporaneamente, l’introduzione di un tetto all’aumento dei rincari”.

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