martedì, 9 Agosto, 2022
Attualità

La guerra aumenta il rischio terrorismo

E’ il leit motiv dei partecipanti al Convegno “Nuovo terrorismo e conflitti globali” di ieri a Roma, a presentazione del volume, coordinato dal sottoscritto (Dizionario dell’Antiterrorismo, Aracne editrice), che riepiloga, con illustri Autori ed esperti, il percorso delle leggi e dei reati di terrorismo nel nostro paese.

Il terrorismo non è solo fatto di singoli atti, ma è un’organizzazione “stabile, ha detto Giorgio Mulè, Sottosegretario di Stato alla Difesa, che ha aperto i lavori. Dove inizia la sicurezza e finisce la difesa: un perimetro che dobbiamo sempre avere chiaro, soprattutto in questo periodo storico, ha aggiunto.

L’ex Ministro dell’Interno Minniti si è detto assai preoccupato per il collegamento, che dà per certo, tra guerra ucraina e minaccia terroristica, data la capacità dei terroristi, solitari o associati che siano, di approfittare dell’eventuale abbassamento di attenzione dell’intelligence a fronte delle minacce russe.

Il Presidente del Copasir Urso ha richiamato con forza alla sensibilità delle istituzioni italiane, elencando le iniziative a fronte dei punti di criticità che il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha già evidenziato.

E francamente, ascoltando gli altri Amici relatori, mi sento di dire che gli italiani possono stare relativamente tranquilli (l’imponderabile è sempre dietro l’angolo, si intende).

Pasquale Angelosanto, Comandante del Ros dei Carabinieri; Lucio Pifferi, capo dell’antiterrorismo della Polizia di Stato; Federico Cafiero de Raho, Procuratore nazionale antimafia uscente; Maurizio Vallone, Direttore della Dia, ci hanno fornito notizie e spunti preziosi e unici, che agli studiosi, ai tecnici, agli operatori (tanti i presenti, anche dei servizi di sicurezza), ma, soprattutto, ai cittadini, devono rendere un quadro di consapevolezza circa la preparazione estrema e unica – che non mancherò mai di sottolineare – delle nostre forze dell’ordine e dell’intelligence, sulla prevenzione e repressione delle mafie  e del terrorismo.

La minaccia cyber è presa in seria considerazione, perchè anche essa è classificabile come terroristica: non hanno dubbi né Mulè né Urso. Gli investigatori citati ne hanno le prove.

La storia e la sapienza del giornalista di Rai 1 Paolo Di Giannantonio e della Direttrice di Formiche, Flavia Giacobbe, hanno fatto il resto.

Anche la magistratura militare, rappresentata dal Presidente nazionale, Giuseppe Leotta, non si è tirata indietro, e ricordiamoci che uno dei principali problemi (che su questo giornale ho più volte ricordato) è quello della rivisitazione delle norme dei codici di guerra, per far fronte alle nuove battaglie asimmetriche.

Anche il sistema bancario e finanziario sono sotto attacco e sono veicoli potenziali di finanziamento del terrorismo e di riciclaggio, come ha ricordato Carla Ruocco, Presidente della Commissione bicamerale di vigilanza sui sistemi suddetti.

Problemi interdisciplinari, alquanto complessi quindi, che richiedono risposte coordinate dell’Italia e, soprattutto, dell’Europa.

Non manco di ricordare che serve una normativa sulle criptovalute (l’Italia è avanti con il ddl in discussione in Parlamento), soprattutto europea; che urge una riconsiderazione delle norme del trattato Ue e dell’Onu sulla difesa, per includervi quella cyber; che necessita all’Italia, ma anche al mondo intero, una consapevolezza legislativa che i codici penali non bastano per la prevenzione del terrorismo, ormai tutto nuovo. Con Isis che si aggiorna e si serve degli hacker per gli attacchi alle nostre infrastrutture informatiche.

 

*Direttore Centro di Ricerca su Sicurezza e Terrorismo

 

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