sabato, 25 Maggio, 2024
Società

Normativa sui servizi digitali. Consiglio e Parlamento europeo trovano l’intesa

Terzo settore e privato sociale ha concluso l’esame preliminare delle disponibilità manifestate dagli italiani di accoglienza dei profughi ucraini totalizzando 26.000 posti. Sulla piattaforma realizzata dal Dipartimento della Protezione Civile, online dall’11 aprile, risultano caricate 48 offerte, per un totale di 26.412 posti messi a disposizione.Il numero delle offerte risulta al momento provvisorio e dovrà essere sottoposto al vaglio di conformità da parte del Responsabile del Procedimento e all’analisi della Commissione di valutazione, al fine di avere la reale entità dei posti convenzionabili. Il possesso dei requisiti dei soggetti proponenti richiesti dal bando sarà verificato, per le offerte ritenute ammissibili, dalla Commissione di valutazione, istituita dal Capo Dipartimento italiano e composta da rappresentanti del Dipartimento, del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, della Conferenza delle Regioni e Province Autonome e dall’Associazione Nazionale dei Comuni italiani. Gli esiti di tali verifiche, che saranno pubblicati entro 10 giorni, permetteranno di avere il reale numero complessivo di posti da poter utilizzare e di sottoscrivere apposite convenzioni nazionali con gli Enti e le Associazioni individuate, convenzioni che regoleranno anche le modalità di accesso ai contributi per offrire alloggio, vitto, beni e servizi di prima necessità, accompagnamento all’integrazione e per gli aspetti amministrativi e gestionali dell’accoglienza. “Seppure con la cautela necessaria di fronte a dati ancora provvisori – spiega il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio – possiamo dire con soddisfazione che si è manifestata una straordinaria partecipazione, in soli dieci giorni, del Terzo settore e del Privato sociale. Numeri che testimoniano una grande attenzione sulle tematiche legate all’accoglienza e sulla bontà del percorso costruito dalle istituzioni con il mondo delle associazioni. Un percorso che, sin da subito, consentirà di strutturare un’accoglienza diffusa e partecipata a chi fugge dalla guerra e che potrà rilevarsi utile anche nelle future emergenze”.

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