mercoledì, 24 Luglio, 2024
Società

Mons. Salinga: “Superare la paralisi della paura”

Oscar Domingo Sarlinga (Buenos Aires, 20 maggio 1963) è un vescovo cattolico argentino nominato da Papa Giovanni Paolo II nel 2003. Fin dai suoi primi studi teologici si è distinto per l’umanità e il dialogo interreligioso che manifesta anche attraverso i social network sul fenomeno delle migrazioni e dei rifugiati, particolarmente nell’ambito del Mediterraneo, non di meno sulla necessita di riscoprire un impegno per il bene comune che tuteli i più deboli, l’ambiente, la vita, la partecipazione come viene portato avanti anche dalle Nazioni Unite.

Mons. Oscar Sarlinga in Argentina nella sua attuale tappa missionaria in diocesi di Azul (una delle più latine province dell’Argentina) ha avuto una considerevole esperienza nell’ambito ecumenico e interreligioso (da membro allora delle commissioni episcopali, e membro della Raoul Wallenberg International Foundation) tanto è così che ha parlato di recente sulle migrazioni, e dei rifugiati, riferendosi alle parole di Papa Francesco a LESBOS nel 2021 «FERMIAMO QUESTO NAUFRAGIO DI CIVILTÀ, IL MEDITERRANEO NON SIA PIÙ UN FREDDO CIMITERO SENZA LAPIDI» (05/12/2021). Il vescovo Sarlinga, che ha fatto degli studi di teologia e diritto canonico in Svizzera, Spagna e Roma, porge l’attenzione su evitare un “naufragio di civiltá”.

Dalla Grecia, culla della cultura e della libertá del nostro mondo di oggi, le parole e gli atti Papali ci hanno messo in  guardia sulla crisi della democrazia e della partecipazione.

L’obiettivo é superare la «paralisi della paura» e «il cinico disinteresse che con guanti di velluto condanna a morte chi sta ai margini» e dire “no”, dice Papa Francesco, «al pensiero dominante» che ruota attorno al proprio io, ai propri egoismi personali e nazionali, che diventano misura e criterio di ogni cosa».

Si sente chiaramente attraverso queste parole quanto é vero che quello che é in gioco é il futuro di tutti, e non solo di alcuni, perché, come ha detto Sua Santità a Lesbos, «quando i poveri vengono respinti si respinge la pace e chiudendosi a nazionalismi – la storia lo insegna – portano a conseguenze disastrose». Sono tanto essenziali le categorie di “alteritá” (giá di ordine umana, per esempio nel pensiero di Martin Buber) e cosa dire delle dimensioni sociali della caritá, della solidarietá!. Aspetto umano e teologico nello stesso tempo. Siamo davanti a degli aspetti del pensiero cattolico (filosofico, teologico, sociale) sempre doveroso, anche per quanto riguarda il preoccupante risorgimento dei nazionalismi esacerbati nel mondo di oggi.

Mons Oscar Sarlinga ci parla dei valori umani dell’Europa: “Il Papa incontró i migranti nel campo che li ospita nell’isola greca di Lesbo, e ribadí quanto l’Europa dovrebbe praticare in veritá quei valori umani e trascendenti (delle tre religioni monoteiste) che le hanno dato fondazione a se stessa e che vuole anche esportare nel mondo con la sua cultura e le sue pratiche democratiche. «Sono qui per dirvi che vi sono vicino, per dirlo con il cuore» ha detto Francesco, e il  coro cattolico del campo di Mitilene gli manifesta la gioia degli abitanti che gli danno il benvenuto. Ma non tutto é gioiosa manifestazione, si vedono anche tantissime lacrime e delle sofferenze. Sempre sensibile alla sofferenza umana, Francesco ripete le parole del «caro Fratello Bartolomeo» Patriarca di Costantinopoli (Istanbul) con il quale qualche anno fa era andato nell’isola. «Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura di voi non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono paura e divisione. Dimentica che la migrazione non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo», disse il Papa.

Parlando di alterità, ci risulta evidente che il futuro ci metterà sempre più in contatto con gli altri, che non dobbiamo cadere nell’isolazionismo, inteso come attitudine e politica di disinteressi nei confronti delle necessita o delle vicende altrui, o delle vicende internazionali o globali, favorita da ragioni egoistiche oppure da reazioni psicologiche o da calcoli meramente politici.  Non è possibile voltare le spalle alla realtà, che é plurale e chiede di essere solidali. Per questo Papa Francesco chiede che finisca «il continuo rimbalzo di responsabilità, e ripete guardandoli, come già aveva fatto a Cipro, «i vostri volti, i vostri occhi ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le vostre storie e di non dimenticare i vostri drammi».

Non dimenticare i drammi dei fratelli, l’umanitá che ci accomuna. Che trionfi la solidarietá e non “il suono delle campane”, nel senso di “Per chi suona la campana”, che allude ad un verso del poeta John Donne ( «And therefore never send to know for whom the bell tolls. It tolls for thee»).

Che suoni l’ora della Fratellanza.

 

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