mercoledì, 24 Luglio, 2024
Società

Cercasi Talleyrand disperatamente

Dov’è la diplomazia, si chiedono gli analisti, gli storici e gli osservatori che commentano la guerra di questi giorni? Non c’è in giro qualcuno che possa riprendere in mano la matassa aggrovigliata dei contatti, quella sottile arte della seduzione, del negoziato, quella spregiudicatezza in grado di riaprire la porta serrata dai carri armati e dalle bombe?

I tentativi fin qui fatti per mettere di fronte Russia e Ucraina sono falliti o, nella migliore delle ipotesi, sono apparsi insufficienti, incapaci di fermare quell’orrendo scorrere della guerra. Dov’è la diplomazia che non si abbandona alle affermazioni roboanti e inconcludenti, alle continue apparizioni in tv inutili per commentare quello che le immagini ci dicono da sole? Che non si concede battute totalmente inappropriate  e quello zelo che nasconde troppa inconsistenza politica. Dov’è un Talleyrand dei nostri giorni?

Si, forse ci vorrebbe proprio lui, Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord, il diplomatico, il vescovo, l’uomo di tutte le stagioni, capace di prestare servizio per mezzo secolo durante il regno di Luigi XVI, la Rivoluzione francese, Napoleone Bonaparte, e i regni di Luigi XVIII e Luigi Filippo. Capace di guadagnare  alla Francia sulle cartine geografiche d’Europa gli stessi confini pur in presenza di una nazione sconfitta dalla storia. Un paese detestato da tutti gli imperi nel 1814 eppure il “diavolo zoppo” (aveva un piede caprino, frutto di una tragica caduta in infanzia) al Congresso di Vienna uscì trionfatore  appellandosi al principio di legittimità e convinse tutti gli stati a stipulare un patto di reciproca garanzia.  Riuscì a dimostrare che la Francia era una vittima degli eccessi rivoluzionari e napoleonici: ergo doveva essere riconosciuta come vincitrice per essere riuscita a sbarazzarsi di quella stagione. L’uomo non si è certamente salvato dalle accuse di essere cinico, spregiudicato, voltagabbana e prezzolato. Eppure continua a troneggiare in molti interventi sull’arte della diplomazia e su come maneggiarla con perizia.

Nel 1809, quando Napoleone stava impantanandosi nelle penisola iberica, Talleyrand prende contatti con Metternich spingendo gli austriaci  a trarre vantaggio dalla situazione . “Meritereste che vi facessi a pezzi come un bicchiere di vetro”, gli urlerà in faccia l’imperatore scoperto il doppio gioco. Ma lui aveva già letto, nelle pagine degli eventi, la caduta del “grande corso” e si stava preparando allo scenario futuro, con lui protagonista. E la Francia ne trasse indubbi vantaggi.

La storia non si ripete mai allo stesso modo ma, spesso, gli uomini, riescono a interpretare i segni dei tempi e, in qualche caso, li indirizzano verso uno sbocco. E i diplomatici servono anche per questo: leggere gli eventi con le antenne dell’esperienza e dell’astuzia. Costruendo relazioni personali sul posto dove operano, mantenendo al riparo il proprio Paese dal “battutismo” e tenendo un contatto franco con la cancellerie .

Sul monumento del conte di Cavour che domina una delle più belle piazze di Torino scorrono una serie di date e citazioni. Una appare particolarmente appropriata all’uomo di stato: “Audace e prudente”. Così si rivelò il grande statista piemontese. Così portò a compimento la grande avventura dell’Unità d’Italia . Dovrebbe essere anche il motto di ogni diplomatico .

“Et surtout pas trop de zèle”, aggiungerebbe il principe di Talleyrand.

 

foto wikipedia.org

 

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