giovedì, 26 Maggio, 2022
Economia

Addio al Libor. Fine delle truffe sui tassi interbancari?

Da quest'anno scompare un indice oggetto di scandalose manipolazioni

A partire dal 31 dicembre scorso “Ice Benchmark Administration” ha cessato la pubblicazione di tutti i tassi Libor in sterline, euro, franco svizzero, yen giapponese e in dollari; questi ultimi continueranno a essere pubblicati fino al 30 giugno 2023 per alcuni contratti al momento impossibili da convertire. Da lunedì 3 gennaio 2022 ci sono indicatori differenti che rispettano i principi Iosco (l’organizzazione internazionale delle Autorità di controllo dei mercati finanziari) e risultano cosi maggiormente rappresentativi delle reali condizioni di mercato.

A differenza di quanto accadeva nel passato che vedeva pochi istituti fissare i prezzi e che si prestavano a vere e proprie truffe come era stato accertato.

Si ricorderà come avveniva la manipolazione su questo tasso di riferimento Ad alcune poche grandi banche d’investimento era affidato il compito di determinare giorno per giorno il livello del Libor. Per anni su un mercato che vale centinaia di migliaia di mld di dollari questi istituti hanno percepito competenze che non spettavano loro.

Il meccanismo era che le imprese pagavano un tasso fisso a lungo termine alle banche, che ripagavano poi con tassi variabili riferiti al Libor (o Euribor). Più il Libor era tenuto basso, più le banche guadagnavano.Bastava quindi muovere impercettibilmente il Libor di solo un punto base, cioè lo 0,01% per fare guadagni di miliardi di dollari.

La Federal Deposit Insurance Corporation, l’organismo federale USA che assicura i depositi bancari e rileva gli istituti in crisi, presentò ricorso presso il tribunale di Manhattan contro sedici grandi banche internazionali – statunitensi, europee e giapponesi – accusandole di aver manipolato l’indice Libor e di aver causato ingenti perdite ad almeno dieci gruppi finanziari americani poi falliti.

Dopo lo scandalo scoppiato a Londra che riguardava il Libor, fu la volta dell’Euribor, l’equivalente del Libor per la zona euro. L’Euribor era fissato dalle banche, organizzate nella Federazione bancaria europea (Ebf). Il tasso d’interesse era essenziale perché veniva utilizzato per fissare il prezzo di mutui, prestiti, derivati e decine di altri strumenti finanziari.

La Commissione europea aprì una indagine contro tre banche internazionali sospettate di avere partecipato alla manipolazione dell’Euribor. Alla fine del 2013, un gruppo di banche era stato già multato da Bruxelles per un totale di 1,7 miliardi di euro per manipolazione dell’Euribor.

Eppure segnali di violazione di regole e di manipolazioni già c’erano stati anni prima, se si ricorda che non fu solo Tim Geithner a inviare, quando era alla guida della Federal Reserve di New York, nel giugno del 2008, una e-mail all’indirizzo di Threadneedle street, la Banca centrale britannica, denunciando la sospetta truffa. A dare il via era stata la Banca dei regolamenti internazionali (BRI) con un report del marzo 2008 che esprimeva perplessità sulla validità del tasso interbancario.

Quindi, almeno a partire dal 2008, due dei tassi chiave per la definizione quotidiana dei contratti sui mercati finanziari – il Libor e l’Euribor – venivano sistematicamente manipolati, e di ciò sarebbero stati a conoscenza, come fu dimostrato, anche esponenti di vertice sia della Banca d’Inghilterra che della Fed statunitense.

Del resto già anni prima, così come già accaduto per le segnalazioni alle autorità di Londra, un documento pubblicato dall’americana Cftc (Commodity Futures Trading Commission) aveva raccontato che ad essere manipolato era anche, o soprattutto, il tasso Euribor, che era un mercato enorme perché interessava oltre a una montagna di mutui, oltre 200mila miliardi di derivati (tutte questa notizie sono tratte dal Cap. IV – “Un mercato senza regole e senza etica” del mio libro: “Il Salvadanaio. Manuale di sopravvivenza economica” Guida Editori – Napoli).

La vicenda è l’ennesima dimostrazione di come istituti di credito e società finanziarie abbiano agito impunemente pr anni. Per questo, nel 2012 il Commissario alla giustizia dell’Unione Europea, Viviane Reding aveva definito certi  banchieri dei banksters, gioco di parola tra bankers e gangsters.

Nel lungo elenco di banche ed istituti finanziari coinvolti nella manipolazione dei tassi Libor ed Euribor non ci furono banche di casa nostra, anche perché, per fortuna o per buona prassi o per maggior prudenza, non avevano operato, nella maggior parte, in titoli tossici.

L’intero mercato dei derivati è  concentrato (93,2%) fra quattro banche: Jp Morgan, Citibank, Bank of America e Goldman Sachs. Per questo molti economisti ed esperti di finanza continuano a lanciare l’allarme su nuove bolle finanziarie e propongono di tornare alla Glass-Steagall e cioè alla legge che prevedeva la separazione tra banche d’affari e d’investimento e banche commerciali che raccolgono il risparmio.

Sponsor

Articoli correlati

Confartigianato. Edili, nuovo contratto, incentivi e riconoscimento della professionalità

Leonzia Gaina

Navelli piange il suo illustre concittadino

Redazione

Lotta all’evasione e pagamenti elettronici. Confesercenti: ingiusto far pesare tutto sulle spalle delle piccole imprese. Colpire le piattaforme on line

Marco Santarelli

Lascia un commento