mercoledì, 21 Ottobre, 2020
Esteri

Grecia, il coraggio di cambiare rotta

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Alexis Tsipras non è più il primo ministro delle Grecia. Il leader di Syriza, che era stato eletto nel 2015 e aveva promesso di mettere fine alle politiche di austerità, è stato sconfitto alle elezioni parlamentari che si sono tenute domenica 7 luglio da Kyriakos Mitsotakis di Nuova Democrazia.

Il partito di centrodestra ha ottenuto il 39,8% dei voti e, grazie a un bonus di 50 seggi che la legge elettorale greca assegna al vincitore, governerà praticamente da solo. Tsipras ha perso il consenso dei cittadini medi che 2014/2015 gli aveva dato fiducia, ormai senza un euro in tasca e, per di più, indignati per il nome concesso alla Macedonia. Dopo quattro anni e mezzo di austerity, i greci hanno un salario minimo di circa 500/700 euro ma prezzi troppo alti, zavorrati dalla super Iva e da tasse davvero insostenibili per un tessuto commerciale all’anno zero come quello ellenico. Di contro il sistema bancario è stato messo in sicurezza, il paese è tornato a finanziarsi sui mercati ma la disoccupazione è sempre a livelli record. Ma la Grecia rimane legata ai suoi creditori fino al 2052.

La sconfitta di Tsipras era stata largamente prevista. Syriza era già risultato secondo partito alle elezioni europee del 26 maggio ed era stato sconfitto anche a quelle locali. Syriza si è fermato al 31,5% (comunque un risultato sorprendente, secondo diversi analisti). Tutti gli altri non hanno superato il 10%. La coalizione di centrosinistra Kinal ha ottenuto l’8,1%, il partito comunista Kke il 5,3%, e più bassi ancora sono stati i risultati di Mera25, la formazione guidata dall’ex ministro dell’Economia Yanis Varoufakis, e di Soluzione Greca, un nuovo gruppo di estrema destra. Resteranno fuori dal parlamento gli estremisti di Alba Dorata, che sono scesi dal 7% delle ultime elezioni al 2,93%, non riuscendo a superare la soglia di sbarramento del 3%.

La principale accusa rivolta a Tsipras è di aver fatto marcia indietro con i creditori internazionali dopo aver promesso di sconfiggere la troika (Ue, Fmi e Bce), coprendosi di cenere e portando a casa un memorandum dalle condizioni peggiori dei precedenti. Il no, dei cittadini al referendum del 2015 ma tramutato in un “obbedisco” di Alexis alla troika, è stato visto da molti come una pugnalata alle spalle, compresa la rottura personale con l’ex ministro Yanis Varoufakis che, al netto di tesi, contro tesi e retroscena, è stato l’unico ad essersi dimesso in questa storia di prestiti infiniti. Inoltre, molti  ex elettori gli hanno voltato le spalle anche perché è stato il fautore di un accordo storico tra Grecia e Macedonia che ha messo fine a una disputa culturale tra i due paesi, ma venendo osteggiato praticamente dai due terzi dei greci.

Il nuovo premier ha invece 51 anni e proviene da una delle famiglie più ricche e più legate a doppio filo con la politica greca. Suo padre Konstantinos è stato a sua volta primo ministro e sua sorella, Dora, ha ricoperto la carica di sindaco di Atene, ma tra i suoi parenti ci sono anche ex ministri, parlamentari e governatori regionali. Il suo programma è di centrodestra: gli obiettivi principali di Nuova Democrazia è improntato in un forte cambiamento della politica economica, prevedendo una legislazione fast track per consentire un massiccio taglio delle tasse per le imprese e gli investitori, per combattere la disoccupazione giovanile e per far decollare i grandi progetti di investimento anche con capitale straniero.

Il riferimento è ad almeno tre progetti. Uno, il gigantesco Hellinikon sull’area dell’ex aeroporto di Atene da oltre sei miliardi di euro, dovrebbe cambiare il volto della costa della capitale: il gruppo Lamda si è associato alla Eagle Hills di Abu Dhabi e ai cinesi di Fosun, per quello che sarebbe il maggior piano di sviluppo immobiliare-turistico in Europa, che dovrebbe prevedere anche la costruzione di un mega casinò da parte del il gruppo GK Terna che si è unito agli americani di Mohegan. Una società canadese dovrebbe inoltre avere il via libera per lo sviluppo di una miniera d’oro nel nord del Paese, mentre i cinesi di Cosco, che gestiscono il porto del Pireo, potranno avere il via libera per investire un totale di oltre 600 milioni di euro in strutture immobiliari e commerciali, che competeranno l’offerta turistica per i croceristi.

La banca centrale greca, invitando ad accelerare sulle privatizzazioni, ha già benedetto in anticipo i piani di Mitsotakis per chiedere ai creditori europei una riduzione dei target sull’avanzo primario. Resta da vedere se le promesse elettorali di Nuova Democrazia potranno essere mantenute senza deviare troppo dagli impegni di bilancio post-bailout: dalla riduzione della corporata tax e dell’Iva al bonus bebè da 2mila euro, dall’apertura a un aumento del salario minimo su scala doppia rispetto alla crescita fino a un netto tagli ai carichi fiscali sugli immobili. Mitsotakis sembra convinto che, come i mercati, accelerando le scommesse sulla Grecia dopo le europee, hanno mostrato di dargli una grande apertura di credito e che anche le istituzioni Ue saranno disposte a concessioni superiori a quelle che presumibilmente avrebbero accordato a Tsipras.

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