sabato, 4 Dicembre, 2021
Società

Contro la violenza educare da piccoli alla parità tra uomo e donna

Femminicidi. Intervista al dottore Fabio Norcia, neuro filosofo

Le cronache quotidiane ci mettono di fronte al dramma crescente dei femminicidi, spesso punta dell’iceberg di violenze seriali esercitate contro le donne dai propri compagni, in un crescendo che sembra trovare pace solo nell’annientamento della persona che si si sottrae al controllo e sceglie la libertà. Ne abbiamo parlato con un neuro filosofo, il dottor Fabio Norcia.

Dottore qualcosa davvero non sta più funzionando nel rapporto uomo-donna?
Ci sono diverse componenti che entrano in gioco e che stanno evidenziando sempre più le differenze tra un uomo e una donna. La donna di fronte a una difficoltà tenta di superarla attraverso il dialogo, il confronto verbale. L’uomo, invece, davanti allo ostacolo ha prioritariamente due tendenze: la fuga o il combattimento, l’affermazione del sé, della propria supremazia. Sono tendenze genetiche che l’uomo ha, però sempre più amplificate da una società che sta diventando esponenzialmente più competitiva ed egoista.

Sta dicendo che l’uomo non è in grado di accettare le difficoltà?
No, dico che l’uomo fatica di più a raggiungere una piena maturità psicologica e ad avere fiducia in sé stesso. Questo lo rende più “fragile”, più esposto ad ammalarsi, perché, sia ben chiaro, è di una malattia che stiamo parlando ed è bene che lo si dica chiaramente. Parliamo di un disturbo della personalità, latente e in forma lieve in molti uomini, parossistica in altri a causa della propria storia personale ma anche della pressione esercitata dalla società, come dicevo prima sempre più competitiva.

Esistono altre concause che concorrono alle forme più gravi di disturbo della personalità?
Sicuramente l’educazione ancora imperante, fortemente maschilista, oltre che repressiva e innaturale, certamente non aiuta, la stessa che educa le donne alla sottomissione. Esistono piccoli segnali di passi in avanti, per esempio nelle pubblicità, ma le considero delle gocce nel mare. Guardiamo alla politica di casa nostra, non mi sembra che le donne abbiano le stesse opportunità e la stessa presenza nei ruoli strategici. Un Capo dello Stato donna sarebbe davvero un bel esempio.

Quali sono i sintomi cui bisogna stare attenti?
A qualsiasi forma di violenza e di supremazia esercitata con la forza, fosse anche solo verbale. Possono essere il prodromo di una escalation che porta fino al gesto estremo dell’omicidio. Lo psichiatra Franco Basaglia diceva che “isto da vicino nessuno è normale”, tutti hanno un qualche grado di malattia, uomini e donne, ma, lo ripeto, l’uomo è più soggetto ad essere affetto da disturbi della personalità che lo spingono a proiettare, anche nel corteggiamento della donna, quella ricerca di supremazia presente nello sport, nel lavoro, nei giochi fin da piccolo.

Esiste secondo lei una forma di prevenzione sociale?
È necessario intervenire sull’infanzia, cambiando i parametri dell’educazione, che deve diventare davvero paritaria. È ai piccoli che bisogna parlare di uguaglianza tra i sessi, smetterla di insegnare alle bambine ad essere sottomesse e ai bambini che i maschi non debbono piangere, ma “tirare fuori gli attributi”. Accettare le proprie fragilità può essere un inizio per smettere di ricercare di essere sempre il più forte.

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