sabato, 25 Giugno, 2022
Esteri

Crisi evergrande: ha ancora senso investire in Cina?

Nei giorni in cui il destino del colosso immobiliare cinese Evergrande è in discussione, un numero sempre maggiore di investitori, che hanno investito in Cina, si domanda se il paese asiatico rappresenti ancora una valida opportunità. La risposta può essere positiva a patto che si tenga conto di alcuni elementi.

Cambio di strategia di Xi

Innanzitutto la Cina sta attraversando una fase di trasformazione politica, perché il governo di Xi Jinping sembra voler cambiare il paradigma con cui conduce il paese della grande muraglia. Se fino a pochi anni fa la priorità era attrarre la maggior quantità possibile di capitali stranieri, adesso l’economia cinese inizia a vivere la sua fase di maturità che, esattamente come già accaduto nella storia anche in Occidente, comporta un aumento delle disuguaglianze sociali e del potere dei grandi magnati d’industria. Pertanto la politica della “prosperità condivisa” inaugurata da Xi non è solo un tema sociale, ma anche un voler rimettere un po’ le cose al loro posto, cioè aumentare il benessere (dunque la soddisfazione) della popolazione e ridurre il potere dei cinesi più ricchi.

Non solo Evergrande

Si badi bene, non sono obiettivi economici da raggiungere attraverso la politica, ma sono obiettivi di stabilizzazione politica che richiedono necessariamente un intervento forte sull’economia. Per questo motivo la borsa cinese, oltre a vivere il saliscendi che caratterizza tutti principali mercati azionari, sta probabilmente subendo una certa fuga di capitali verso altri mercati asiatici, Giappone in testa. Una fuga che oltretutto viene incoraggiata anche dalle grosse difficoltà che tutto il settore immobiliare sta attraversando in Cina, perché la crisi non riguarda solo Evergrande.

Modello industriale inadeguato

Ma non è tutto. L’altro problema, di cui peraltro si discute troppo poco, è la sempre più palese inadeguatezza del modello industriale cinese ad adeguarsi ai nuovi obiettivi mondiali in tema di ecologia. Cina e India sono tra i  paesi che inquinano di più al mondo. Aderire rapidamente ai nuovi protocolli ambientali significa, come successo all’economia di Pechino, trovarsi improvvisamente senza una parte cospicua dell’energia, la parte più inquinante. Anche in questo caso non si tratta di un problema economico con riflessi politici, ma di un problema politico che richiede sacrifici economici.

Il rischio della tensione con Taiwan

E dunque quello che fino a poco tempo fa era il grande mercato di sbocco per molte delle esportazioni dei paesi più sviluppati, adesso si rivela essere un paese che ha o che impone dei preoccupanti colli di bottiglia. C’è il rischio che i grandi investitori internazionali modifichino la loro percezione della Cina, considerandola un Paese meno promettente. Ma non si può nemmeno pensare di chiudere tutti gli investimenti finora effettuati nel paese asiatico. Certamente nei prossimi anni si continuerà a parlare molto dei problemi della Cina, considerando che ora è anche al centro di tensioni geopolitiche per la questione di Taiwan. Ma è anche vero che lo sviluppo economico cinese continuerà a generare un aumento dei consumi locali, il che rappresenterà un ottimo motore per tutti gli investimenti che si effettueranno da quelle parti. Pertanto la Cina rappresenta ancora un’alternativa interessante di investimento, purché quest’ultimo sia effettuato gradualmente, per sfruttare come opportunità, invece che subire come problema, gli immancabili momenti di tensione.

 

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