lunedì, 6 Dicembre, 2021
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L’assemblea di Confindustria. L’appello del presidente Bonomi: Uniti per il Paese. L’orgoglio degli industriali e la stima per il premier Draghi

Riforme da fare subito, una crescita che dovrà essere “solida e duratura”, un grand compito comune con le forze sociali, un “Patto per l’Italia”. La platea di 1700 invitati al Palazzo dello Sport dell’Eur a Roma, ascolta il presidente degli Industriali, Carlo Bonomi che lancia quel progetto per il Paese che il leader di Confindustria racchiude nel titolo della sua relazione “Scegliere di cambiare”.

Riforme subito

La prima questione sono i tempi.
“Le riforme”, sottolinea Bonomi, “bisogna farle adesso. Basta rinvii, basta giochetti, basta veti. Davvero basta”. Per il numero uno degli industriali, infatti, il problema è nel rischio di uno slittamento dei tempi del Piano nazionale di Ripresa, “è una strada profondamente sbagliata quella del gioco a risiko delle bandierine del consenso effimero”. Bonomi è perentorio “Confindustria”, scandisce, “si opporrà a tutti coloro che vorranno intralciare il precesso delle riforme. A chi flirta con i no vax invece di pensare alla sicurezza di cittadini e lavoratori, come a chi pensa che questo Governo è a tempo”.

L’invito ai sindacati

“Facciamolo almeno noi un vero Patto per l’Italia”, dice Bonomi rivolgendosi ai leader di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Sbarra e Bombardieri. “Luigi, Maurizio, Pierpaolo, noi non siamo partiti in lotta, noi abbiamo un grande compito comune”, propone il presidente di Confindustria, “di fronte ai ritardi e alle sempre più gravi fratture sociali della nostra Italia, lavoro e impresa hanno una grande sfida: costruire insieme accordi e indicare strade e strumenti che la politica stenta a vedere”. Tre gli esempi Bonomi indica: sicurezza sul lavoro, politiche attive e smart working.

La crescita sia duratura

Secondo Bonomi, “questo 6% di recupero, quest’anno va considerato con soddisfazione ma senza enfasi: il vero punto”, osserva il leader degli industriali, “non è il rimbalzo in corso quest’anno. La sfida è il tasso di crescita dal 2022 in avanti, che deve essere solido e duraturo”. In quanto: “solo una crescita solida e duratura, di orizzonte decennale, può rendere davvero sostenibile l’immane debito pubblico italiano”. Gli industriali sono però fieri del loro ruolo “Come nella ripresina 2015-2017 l’industria è il vero traino del Paese”

Stangata da arginare

Il tema degli aumenti delle commodities dalle minerarie ai metalli e fino all’aumento “vertiginoso dei prezzi energetici”, preoccupa Confindustria, con uno sguardo attenti a cosa accadrà in Italia.
“Siamo ansiosi di comprendere come il Governo tenterà di arginare questi aumenti affinché non si traducano in una stangata per le famiglie italiane”, osserva Bonomi, che sottolinea, “È ovvio che per noi la miglior soluzione temporanea sarebbe una rinuncia dello Stato ai suoi massicci proventi attraverso Iva e accise che gravano su energia e combustibili”. Attualmente ricorda il presidente di Confindustria nel suo intervento sul tema della transizione energetica, “Uno sviluppo della capacità delle fonti rinnovabili di 8GW all’anno, come indicato dal Ministro Cingolani, sarebbe velleitaria. Significherebbe raddoppiare nei prossimi dieci anni la capacità di rinnovabili installata negli ultimi 20 anni, risultato impossibile da raggiungere senza un cambio radicale del meccanismo autorizzativo”.

Fisco e preoccupazioni

Carlo Bonomi ricorda che sul fisco gli industriali hanno una preoccupazione . “Continuiamo a leggere che il Governo avrebbe a disposizione solo 3 miliardi, per la riforma tributaria”, racconta, “A noi il deficit e il debito pubblico illimitato non sono mai piaciuti. Però su questo bisogna avere le idee chiare. Abbiamo dato oltre 3 miliardi negli ultimi 4 anni ad Alitalia fallita e alla piccola compagnia che nasce ora”. Il leader di Confindustria rimarca, invece, con favore l’intervento indicati dal Governo, sull’aliquota Irpef del 38%, un taglio del cuneo fiscale, la cancellazione dell’Irap, interventi per sostenere le imprese.

Ammortizzatori sociali

La riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive, ricorda il presidente di Confindustria, “è stata rinviata, perché si pensava che il blocco per legge dei licenziamenti fosse la panacea. È stata una sciocchezza. Plurima”, perché per Bonomi, “non ha impedito che nel 2020 quasi un milione di occupati abbia perso il lavoro o non lavorato per lunghi periodi” e “ha alimentato la tesi ancor più infondata che, abolendolo, ci sarebbero stati milioni di licenziamenti”.
 

Gli squilibri previdenziali

Sul dossier previdenza, Bonomi ha parole dure. “Quota 100”,racconta alla platea degli industriali, “è stata un furto ai danni dei soggetti fragili del nostro welfare squilibrato, e può e deve davvero bastare così”.

La lode al premier Draghi

L’intervento del presidente di Confindustria è stato seguito dal presidente del Consiglio Mario Draghi a cui Bonomi e la platea tributano applausi e riconoscimenti.
“L’associazione”, sottolinea convinto Bonomi, “si augura che il premier continui a lungo nella sua attuale esperienza”, con un invito rivoto a Draghi, “prosegua senza che i partiti attentino alla coesione del Governo pensando alle prossime amministrative con veti e manovre in vista della scelta da fare per il Quirinale”. Le parole di Bonomi è i riconoscimenti hanno ottenuto una standing ovation e applausi per il presidente del Consiglio.
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