sabato, 23 Ottobre, 2021
Società

Mediterraneo: valorizzare la diversità culturale

La promozione di un pluralismo impegnato in cui ci si sforza seriamente di allargare i propri orizzonti senza omologazioni a una cultura “dominante” conserva la sua forza sicuramente anche oggi. A causa dei fenomeni migratori degli ultimi trent’anni, soprattutto nel Mediterraneo, la nostra società si caratterizza per la presenza di culture diverse.

 

Risultano però, purtroppo, quasi totalmente assenti politiche culturali in grado di valorizzare la diversità culturale, ad eccezione della Macroregione Mediterranea. La Macroregione Mediterranea costituisce l’occasione giusta per l’adozione di queste politiche. Anche lo spazio comunicativo è cambiato, dal momento che si sono moltiplicate le identità linguistiche ad esso correlate.

 

L’emigrazione non è solo sicurezza

Ma non esistono politiche in grado di disciplinare l’utilizzo della lingua d’origine, ad esempio, nella comunicazione con alcune amministrazioni pubbliche, in particolare quelle maggiormente coinvolte dai fenomeni migratori. Si preferisce, invece, affrontare il tema, dell’immigrazione sotto il profilo della sicurezza nazionale o dei migranti come “forza lavoro”. Oppure, si parla di “integrazione” dello straniero senza, però, fare riferimento al fatto che l’integrazione debba essere un processo e non un’imposizione e che, dunque, debba avvenire attraverso l’elaborazione di politiche specifiche.

L’elaborazione di tali politiche, in particolare, dovrebbe includere la possibilità che anche i nuovi gruppi di migranti possano esprimere un’opinione e possano influire sul processo decisionale, mentre invece risultano quasi sempre esclusi dal dibattito.

 

Il valore delle tradizioni

In aggiunta, l’integrazione non può nemmeno prescindere da una valorizzazione delle tradizioni di appartenenza, che permetta una conoscenza delle reciproche culture, in nome di una pacifica convivenza all’interno di una società che è, di fatto, plurale. Più che di politiche di integrazione, si potrebbe parlare, allora, di politiche di “interazione” fra culture, poste in dialogo fra loro. Anche la recente giurisprudenza internazionale ha valorizzato il rispetto della diversità culturale: in particolare, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha recentemente giustificato il rispetto della diversità culturale non soltanto a valorizzazione della specificità di una minoranza (si trattava, nel caso specifico della minoranza nomade). Al contrario, il rispetto della diversità culturale della minoranza è stata considerata dalla Corte come valore per l’intera comunità, quasi una sorta di bene comune meritevole di tutela, a vantaggio non soltanto del gruppo minoritario, ma della società nella sua interezza.

 

Integrazione e interazione

Allora, anche l‘elaborazione di politiche in grado di valorizzare il pluralismo culturale potrebbero essere giustificate non tanto ricorrendo all’argomento “morale” (è giusto o sbagliato promuovere il pluralismo), ma all’argomento utilitaristico, per cui una società pluralista è una società vantaggiosa non soltanto per chi è culturalmente diverso, ma per tutti, dal momento che la diversità culturale costituisce un bene per l’intera comunità.

Queste due parole, “integrazione” ed “interazione” vengono spesso impropriamente utilizzate e non distinte in quanto non sono sinonimi.

Significato della parola integrazione: << incorporazione di una certa entità etnica in una società, con l’esclusione di qualsiasi discriminazione razziale attraverso il processo di socializzazione >>;  che è ben diversa da interazione: << Interazione sociale, la reciproca influenza tra individui tramite processi di comunicazione >> (Enciclopedia Treccani). Come si può ben comprendere solo leggendo il vocabolario bisogna imparare a fare differenza tra queste due parole e stare attenti nell’utilizzo delle stesse, soprattutto oggi che la società ha sempre più bisogno di un’integrazione, valorizzando ovviamente le differenze,  e non solo di un’interazione. Questo traguardo sarà possibile raggiungerlo solo grazie alla Macroregione Mediterranea.

 

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