venerdì, 23 Febbraio, 2024
Esteri

Belloni (Dis): l’intelligence supporta l’evacuazione dei collaboratori

Il Copasir ha ascoltato il direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), l’ambasciatore Elisabetta Belloni sulla drammatica situazione in Afghanistan. Cinque gli aspetti esaminati nella riunione: la situazione sul campo; le ‘figure chiave’ della nuova leadership talebana; la proiezione internazionale del costituendo Emirato; le minacce terroristiche e le conseguenze sui flussi migratori e sul traffico internazionale di droga; le modalita’ di evacuazione dei connazionali e dei collaboratori nelle prossime settimane.

È il primo atto istituzionale dell’Italia dopo le parole del presidente Draghi: “Il futuro per l’Italia è fatto di difesa dei diritti fondamentali, di difesa dei diritti delle donne, di protezione di tutti coloro che si sono esposti in questi anni nella difesa di questi diritti in Afghanistan”.

 

LE ONG CHIEDONO CORRIDOI UMANITARI PER I NUOVI PROFUGHI
L’ambasciatore ha assicurato la prosecuzione del supporto operativo e informativo degli operatori dell’intelligence, anche al fine di garantire l’evacuazione di coloro che hanno collaborato con la missione e dei loro familiari. Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, ha subito rivolto un appello alla comunità internazionale, perché la sicurezza e la protezione dei civili sia davvero la priorità del momento: “Si predispongano modalità agili e sicure di accesso in Europa per chi sta cercando di lasciare l’Afghanistan. Lo dobbiamo a un popolo che da decenni vive nel terrore e in guerra, in un Paese in cui siamo stati direttamente coinvolti e per cui abbiamo evidenti responsabilità“. Dello stesso avviso la comunità di Sant’Egidio: “In queste ore migliaia di uomini, donne e bambini rischiano la vita semplicemente per avere creduto nei valori della democrazia, della libertà di esprimersi e di studiare”.

 

PER L’UHNCR RIVEDERE I DIRITTI DI ASILO NEGATI
Nella riunione Copasir-Di, oltre alle modalità di evacuazione dei nostri connazionali e dei collaboratori afgani, i temi affrontati  hanno riguardato anche la situazione sul campo alla luce dell’improvviso collasso delle istituzioni governative, le “figure chiave” che caratterizzano la nuova leadership talebana, la proiezione internazionale del costituendo Emirato anche in riferimento ai diversi equilibri regionali, le minacce terroristiche e le conseguenze sui flussi migratori e sul traffico internazionale di droga. Questioni, quest’ultime, che stanno già dividendo le nostre forze politiche, tra chi promuove l’accoglienza dei profughi e chi teme una ulteriore ondata migratoria. Ma a chiedere di garantire l’accesso al territorio per i civili in fuga dall’Afghanistan ed il rispetto del principio di non-refoulement – il divieto di respingere le persone verso situazioni di pericolo – in ogni momento, è anche l’UHNCR, che invita a fermare temporaneamente il rimpatrio dei richiedenti asilo diniegati.  L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ricorda, infatti, che dall’inizio dell’anno, più di 550.000 afghani sono stati costretti a fuggire a causa del conflitto e dell’insicurezza.

 

MOLTE INCOGNITE SUI NUOVI SCENARI INTERNAZIONALI
Secondo i dati ufficiali, l’esercito americano ha evacuato sinora 3.200 persone, mentre Joe Biden e Boris Johnson hanno concordato su un summit virtuale del G7 per la prossima settimana. Per Draghi è tempo di profonde analisi da parte dei governi occidentali: “Il bilancio che noi traiamo non è un bilancio solo sulla guerra in Afghanistan, è il bilancio di questi ultimi venti anni e del ruolo che l’Occidente ha avuto in tutto il mondo arabo”. Anche se poi invita a concentrarsi sul futuro, un futuro che dovrà tenere conto anche di potenze come la Russia e la Cina, che non hanno nessuna intenzione di restare a guardare, ma i cui interessi appaiono molto meno filantropici.

 

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