venerdì, 22 Ottobre, 2021
Società

Territori, consumo e degrado. Ispra-Snpa: fermare il cemento

“Si passeggerà a piedi nudi nel cemento e sempre di meno nelle aree verdi cittadine: aumenta lo spreco di suolo soprattutto all’interno delle città italiane. In particolare nelle aree urbane ad alta densità solo nel 2018 abbiamo perso 24 metri quadrati per ogni ettaro di area verde”. Forse siamo arrivati alla canzone icona di Celentano degli anni 60 “Il ragazzo della via Gluck” quando esagerando ammoniva:

…Là dove c’era l’erba ora c’è
Una città
E quella casa In mezzo al verde ormai
Dove sarà…

Adriano Celentano

Ora però ci siamo, a dirlo è il rapporto: “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, redatto dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale e Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Ispra-Snpa), in Italia, “Si passeggerà a piedi nudi nel cemento e sempre di meno nelle aree verdi cittadine”, racconta Stefano Laporta, presidente dell’Ispra e del Snpa, dai calcoli emerge una verità nuda e cruda: “I dati confermano l’urgenza di definire al più presto un assetto normativo nazionale sul consumo di suolo, ormai non più differibile”.

Infatti, dal rapporto che verrà presentato ufficialmente a Roma in un evento al Maxxi il 21 settembre, – pubblichiamo infatti una anticipazione – si sottolinea che nel calcolo totale, “quasi la metà della perdita di suolo nazionale dell’ultimo anno si concentra nelle aree urbane, il 15% in quelle centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense.

La cementificazione avanza senza sosta soprattutto nelle aree già molto compromesse: il valore è 10 volte maggiore rispetto alle zone meno consumate”. Gli esempi posti in evidenza dall’Istituto parlano di Roma e Milano. Nella città eterna: “il consumo cancella, in un solo anno, 57 ettari di aree verdi della città su 75 ettari di consumo totale”, il peggio – malgrado le tanto decantate virtù urbanistiche e soluzioni architettoniche innovative – si concentra a Milano, “la totalità del consumo di suolo spazza via 11 ettari di aree verdi”.

Stefano Laporta

Ci sono anche casi dove c’è un ripensamento nel consumo del territorio come nel caso di Torino città in controtendenza e inizia a recuperare terreno con 7 ettari di suolo riconquistati nel 2018.
“Il fenomeno non procede di pari passo con la crescita demografica”, spiega Stefano Laporta, “ogni abitante italiano ha in carico oltre 380 m2 di superfici occupate da cemento, asfalto o altri materiali artificiali, un valore che cresce di quasi 2 metri quadrati ogni anno, con la popolazione che, al contrario, diminuisce sempre di più. È come se, nell’ultimo anno, avessimo costruito 456 m2 per ogni abitante in meno”. Consumo incontrollato di suolo, asfalto al posto di aree verdi, non possono poi che creare o contribuire ad alterare clima e microclima. Nel rapporto, infatti, si evidenzia questo legame.

“Il consumo di suolo in città”, fanno presente i ricercatori Ispra, “ha un forte legame anche con l’aumento delle temperature: dalla maggiore presenza di superfici artificiali a scapito del verde urbano, infatti, deriva anche un aumento dell’intensità del fenomeno delle isole di calore. La differenza di temperatura estiva delle aree urbane rispetto a quelle rurali raggiunge spesso valori superiori a 2°C nelle città più grandi”.
I risultati dello screening del territorio italiano assicurato dal Snpa sono preoccupanti: “Atri 51 chilometri quadrati di superficie artificiale solo nel 2018, in media 14 ettari al giorno, al ritmo di 2 metri quadrati ogni secondo. Anche se la velocità sembra essersi stabilizzata è ancora molto lontana dagli obiettivi europei che prevedono l’azzeramento del consumo di suolo netto”.

Tra i Comuni con popolazione maggiore di 50 mila abitanti, quello con il maggior incremento  di superficie artificiale –  quasi 75 ettari – è  Roma, seguita da  Verona (33 ha), L’Aquila (29 ha), Olbia (25 ha), Foggia (23 ha), Alessandria (21 ha), Venezia (19 ha) e Bari (18 ha). Non c’è solo il consumo ritenuto abusivo o per l’espansione urbana, c’è anche una invasione di cemento nelle aree protette, in quello a rischio sismico, a rischio di frane.. Insomma il consuma avanza e in caso di sciagure si è pronti a gridare anche frana killer, pioggia killer etc.

Nel conteggio Ispra si ricorda che sono stati usati siti vincolati per la tutela paesaggistica (+1074 ha), in quelle a pericolosità idraulica media (+673 ha) e da frana (+350 ha) e nelle zone a pericolosità sismica (+1803 ha). Le stime dei danni calcolati da Ispra Snpa spiegano bene cosa abbiamo gettato via negli ultimi 6 anni. “L’Italia ha perso superfici che erano in grado di produrre tre milioni di quintali di prodotti agricoli e ventimila quintali di prodotti legnosi, nonché di assicurare lo stoccaggio di due milioni di tonnellate di carbonio e l’infiltrazione di oltre 250 milioni di metri cubi di acqua di pioggia che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde aggravando la pericolosità idraulica dei nostri territori. Il recente consumo di suolo produce anche un danno economico potenziale compreso tra i 2 e i 3 miliardi di euro all’anno dovuti alla perdita dei servizi ecosistemici del suolo”.

Con la perdita degli habitat naturali arriva poi il degrado ambientale con ulteriori gravi conseguenze. “Dal 2012 al 2018, le aree dove il livello di degrado è aumentato coprono 800 km2, quelle con forme di degrado più limitato addirittura 10.000 km2”, segnala l’Istituto. Inutile quindi minimizzare la criticità di un sistema di consumi che crea danni economici, sociali, e anche alla salute delle persone.

“Il consumo di suolo”, osserva Stefano Laporta, “il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi, con le loro conseguenze analizzate approfonditamente in questo rapporto, continuano a un ritmo non sostenibile, mentre il rallentamento progressivo delle nuove coperture artificiali degli anni passati, ascrivibile prevalentemente alla crisi economica, si è fermato. In alcune aree del Paese, si consolida, al contrario, un’inversione di tendenza, con una ripresa della trasformazione ancora a scapito del suolo naturale, a causa dell’assenza di interventi normativi efficaci o in attesa della loro attuazione e della definizione di un quadro di indirizzo omogeneo a livello nazionale.

L’iniziativa delle Regioni e delle Amministrazioni Locali sembra essere riuscita marginalmente, per ora, e solo in alcune parti del territorio, ad arginare l’aumento delle aree artificiali, rendendo evidente l’inerzia del fenomeno e il fatto che gli strumenti attuali non abbiano mostrato ancora l’auspicata efficacia nel governo del consumo di suolo. Ciò rappresenta un grave vulnus in vista dell’auspicata ripresa economica, che non dovrà assolutamente accompagnarsi a una ripresa della artificializzazione del suolo naturale, che i fragili territori italiani non possono più permettersi”. Bisogna quindi avviare con estrema urgenza ke buone pratiche, per ridare vivibilità di territori ai contesti urbani e a quanti ci vivono.

”Un consistente contenimento del consumo di suolo, per raggiungere presto l’obiettivo europeo del suo azzeramento”, conclude Stefano Laporta presidente dell’Ispra e del Snpa, “è la premessa per garantire una ripresa sostenibile dei nostri territori attraverso la promozione del capitale naturale e del paesaggio, la riqualificazione e la rigenerazione urbana e l’edilizia di qualità, oltre al riuso delle aree contaminate o dismesse. Per questo obiettivo sarà indispensabile fornire ai Comuni e alle Città Metropolitane indicazioni chiare e strumenti utili per rivedere anche le previsioni di nuove edificazioni presenti all’interno dei piani urbanistici e territoriali già approvati. In questo quadro lo sforzo del Snpa con il Rapporto si pone come punto fermo, fornendo un supporto conoscitivo autorevole per l’impostazione e la definizione di un efficace nuovo quadro normativo e per un maggiore orientamento delle politiche territoriali verso la sostenibilità ambientale e la tutela del paesaggio”.

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