mercoledì, 16 Ottobre 2019
Articoli del Giorno Politica

Una Pontida ricca di popolo ed ingiurie

Ieri a Pontida tantissimi gli Italiani che hanno risposto alla chiamata di Matteo Salvini: “Questa è l’Italia che vincerà” il nuovo motto dei liberi e forti della Lega per rilanciare la ferma e convinta opposizione al governo giallorosso. “Sfideremo i traditori chiusi nei palazzi” dice l’ex Ministro dell’Interno Salvini, rivolgendosi alla gremita folla e continuando “l’odio e la paura non abitano a Pontida”; purtroppo non appena proferisce le magiche parole tra la folla scattano insulti “Vai a casa sei un Ebreo” riferito a Gad Lerner, “Mafioso vogliamo votare” parole dette dai militanti verso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e più tardi scappa un pugno alla telecamera del giornalista de la Repubblica finito fortunatamente solo con la rottura del microfono.

Giuseppe Bellachioma

Abbiamo incontrato l’onorevole Giuseppe Bellachioma, già segretario regionale Lega in Abruzzo il quale riafferma la necessità di “Un governo del popolo contro un governo del palazzo – facendo eco alle parole di Salvini – ribadisce come sia necessario d’ora in avanti attivarsi anche in tutte le regioni per iniziative, a cadenza mensile, a sostegno della protesta dei voltagabbana di un governo non desiderato dagli italiani. Sottolinea che la notte scorsa “È stata una nottata di sbarchi: mentre cominciava il trasbordo dei primi migranti dalla nave Ocean Viking, altri 78 giungevano in porto su un barcone soccorso dalla Guardia di Finanza ed ancora 21 migranti venivano intercettati direttamente a terra dopo essere sbarcati sulla spiaggia dell’Isola dei Conigli”.

Conclude dicendo: “Dopo aver fatto il patto con il diavolo Pd e M5s hanno solo rinviato l’appuntamento con il giudizio degli elettori che prima poi arriverà e allora ne vedremo delle belle”.

Intanto l’ex Ministro Salvini riprende i suoi militanti dicendo “Sbagliati i toni forti bisogna sempre portare rispetto” riferendosi alle offese rivolte al Presidente della Repubblica Mattarella.

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