sabato, 24 Ottobre, 2020
Economia

Ecco come il fisco tartassa l’auto

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Al pari dello smartphone, l’auto è al centro dei pensieri e delle spese degli italiani. Non è certo per hobby o per rilassarsi alla guida, ma una necessità nazionale, uno sport fatto di competizione, di pazienza, di resistenza, un impegno su più fronti: il primo è la lotta per gli spostamenti che devono essere fatti per forza in auto privata; il secondo motivo che lega l’auto alla Nazione, è l’economia.

Se infatti gli automobilisti rinunciassero a comprare, rifornire di carburante i mezzi, e tenere in efficienza l’auto, e pagare il bollo, crollerebbe come un castello di carta l’intera economia Italiana che vede nell’auto – oltre la casa e le piccole e medie imprese – il primo bene da tassare in ogni suo dettaglio. Per non parlare delle multe inflitte dai Comuni agli automobilisti per sistemare bilanci municipali dissestati. Basta, tuttavia, dare uno sguardo ai numeri per capire: i veicoli che circolano hanno superato i 39 milioni. Mentre il gettito fiscale che l’automobilista paga allo Stato raggiunge i 67 miliardi di euro l’anno.

D’altronde l’incremento di auto è costante, nel 2018 già circolavano 670 mila auto in più rispetto all’anno precedente. Nel contempo è aumentata l’età media del parco automobilistico, stimata in 8 anni e 4 mesi per le auto a benzina e 9 anni e 8 mesi per le diesel. Il pezzo forte dei numeri che ruotano attorno all’auto, è la spesa complessiva che supera i 154 miliardi. Un bilancio economico che vede sempre più svantaggiati i proprietari e in vantaggio lo Stato e tutta l’economia che gira attorno alla mobilità di massa, come, ad esempio, gli operatori autostradali, per citare un argomento al centro delle cronache politiche sul costo, obblighi e manutenzioni delle concessioni.

Più mezzi circolanti più investimenti, più spese a carico dell’autista, a tracciare un quadro chiaro è l’Annuario Statistico, l’indagine svolta annualmente dall’Automobile Club d’Italia, che segnala come tutti i tipi di mezzi da trasporto abbiano una crescita irruente i segni sono tutti positivi: un +7,6% complessivo, grazie alla immatricolazione di moto +10,8%, e auto +7,3%, mentre i veicoli industriali registrano un +5,9% e gli autobus un +1,3%.

Naturalmente più veicoli significa più traffico, ogni anno si segnalano nuove emergenze, pericoli, caos cittadini di ingorghi e code autostradali con i bollini rossi e neri. L’età media dei veicoli poi segnala un altro aspetto negativo: il parco circolante ha raggiunto il picco: il 56% del totale, poi, ha almeno 10 anni mentre sono addirittura il 9,5% le vetture che appartengono alla classe Euro 0, quindi targate prima del 31 dicembre 1992, vetture inquinanti rese meno sicure per i chilometri fatti, che nella maggior parte dei casi non possono circolare indipendentemente da limitazioni o blocchi del traffico.

Quando si è poi nel caos del traffico bisognerà ricordare che in Italia ci sono 645 vetture ogni mille abitanti con punte di 700 auto contro mille residenti in Umbria, Trentino Alto Adige e Valle da Osta. Si registra, invece, un calo anche vistoso di auto nelle città di medie dimensioni (con massimo 250 mila abitanti) dove ci sono 136 auto ogni mille abitanti. Interessante la scomposizione dei costi, il monte spesa è di 154 miliardi, un terzo viene speso per l’acquisto delle vetture, oltre 50 miliardi; mentre per il carburante gli italiani spendono quasi 40 miliardi l’annopoi c’è la manutenzione con 25,6 miliardi; mentre allo Stato italiano va la voce più corposa: 66,8 miliardi di euro in gettito fiscale.

Questa la realtà dei numeri, delle spese, e del fisco. Per avere quali servizi? Ed ecco una nota dolente seria per i rischi connessi alla guida. Perché essere al volante è un pericolo, soprattutto per il numero di strade che oggi hanno il manto stradale malconcio o non più adatto ad una guida sicura. Lo sanno in particolare modo i professionisti del volante .”L’Italia”, sottolinea l’Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta imprese di autotrasporto merci e logistica che operano in Italia e in Europa, “nonostante sia il secondo Paese manifatturiero d’Europa, non riesce a migliorare le performance logistiche e resta al 21° posto nella classifica della Banca mondiale”.

Due soli numeri che spiegano bene il paradosso Italico, e come le storture ricadano su tutti, in primo luogo sugli autotrasportatori. “Sono 40 i miliardi di euro”, scrive Logisticamente, l’associazione che si occupa delle novità e delle carenze nel settore delle infrastrutture, “che secondo la Siteb (strade italiane e bitumi) servirebbero per riasfaltare tutte le arterie malconce e 34 invece i miliardi l’anno che vengono persi dall’economia italiana per carenze infrastrutturali, parliamo di due punti di Pil”. I guai maggiori li hanno gli autotrasportatori che perdono tempo e devono sottoporsi per troppi chilometri ad una guida non in sicurezza, rischiando loro e gli altri.

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