Dieci anni fa era solo un gruppo malgascio con ambizioni regionali. Oggi Axian è una delle realtà più dinamiche del continente africano, presente in 21 Paesi e attiva in tre settori strategici: telecomunicazioni, energia e servizi bancari. Al centro di questa espansione vertiginosa c’è il suo fondatore, Hassanein Hiridjee, 51 anni, imprenditore carismatico che parla come un oratore TEDx e che non ha alcuna intenzione di rallentare. Il suo intervento all’Africa Forward Summit di Nairobi, l’11 maggio, ha spiazzato una platea abituata ai toni istituzionali. “Basta con le chiacchiere!”, ha detto con un sorriso ampio e un inglese impeccabile, interrompendo la sequenza di discorsi pieni di slogan sul “potenziale africano”.
Per Hiridjee, il tempo delle metafore è finito: servono riforme fiscali stabili, normative semplici e accesso reale al capitale. “Non abbiamo più tempo”, ha ribadito due giorni dopo, negli uffici spogli di un provider internet appena acquisito a Nairobi. “Siamo nel 2026 e parliamo ancora di tassi di elettrificazione sotto il 50%. È normale?” Il suo stile diretto, quasi provocatorio, contrasta con la complessità dei settori in cui opera.
Telecomunicazioni, energia e banche sono ambiti politicamente sensibili, regolati da governi spesso instabili e da interessi concorrenti. Eppure Axian è riuscita a crescere con una velocità rara: dal Madagascar ha esteso le sue attività fino agli Emirati Arabi Uniti e al Pakistan, costruendo partnership e acquisizioni in mercati difficili. “Venite con me al prossimo incontro”, ha scherzato Hiridjee. “Sono sempre così: schietto, diretto. A volte mi penalizza perché non sono abbastanza diplomatico.” Axian incarna una nuova generazione di conglomerati africani che non si limitano a seguire il ritmo del continente, ma cercano di imporne uno nuovo.





