lunedì, 6 Dicembre, 2021
Attualità

Privatizzazioni andata e ritorno. Chi guadagna e chi perde

Gli inglesi si riprendono le ferrovie, in Italia le autostrade ripassano allo Stato. Debiti e ritardi ricadranno sui cittadini. Nel nostro Paese gli azionisti staccano assegni, si congratulano e ringraziano. Alle cronache invece passano oltre i disservizi e costi anche il triste bilancio del ponte Morandi. Si tace sugli errori di queste privatizzazioni. E nessuno ricorda che la Dc realizzò infrastrutture modello per l’Europa. Quando l’Italia in c’era uno Stato e uomini politici che facevano gli interessi dei cittadini.
Le prestigiose ferrovie inglesi torneranno sotto la gestione dello Stato Britannico, le Autostrade italiane sono in procinto di ripassare in mano pubblica. Due notiziea loro modo collegate  che nessuno ha commentato. Perchè la mobilità di massa, – che sia su rotaia o in autostrada – e a latitudini diverse, non ha funzionato con i privati? O meglio le grandi holding hanno ottenuto i loro benefici, i loro conti sono lievitati così come quelli degli azionisti. Ma , invece, ai cittadini sono rimasti  aumenti di prezzo ,  ritardi nelle manutenzioni,  disservizi. E alla memoria collettiva anche la “ferita” del ponte Morandi con i suoi morti, e le disinvolture di chi doveva controllare e non l’ha fatto.
In Inghilterra a gestire le ferrovie sarà un nuovo ente pubblico la Great British Railways che avrà il controllo delle infrastrutture e dei servizi a livello nazionale, gestirà la rete, stabilirà il prezzo dei biglietti e fornirà informazioni e rimborsi in caso di disservizi. In Italia il passaggio delle Autostrade, invece, sarà più articolato e costoso per lo Stato. Dopo 22 anni dalla privatizzazione per Autostrade per l’Italia si chiude l’era della famiglia Benetton. L’operazione ha un valore di circa 9,3 miliardi e quindi un costo elevato per le tasche dei cittadini, Atlantia, la società della famiglia Benetton che possiede l’88% incasserà, secondo i calcoli, 8,1 miliardi. Al netto dei debiti (3,75 miliardi) avrà a disposizione circa cinque miliardi da destinare a futuri investimenti. La quota maggiore ovviamente andrà alla famiglia Benetton che attraverso Edizione controlla il 30% della holding. C’è chi ha fatto i conti: tra 2009 e 2018 l’azionista di maggioranza ha incassato 6 miliardi di dividendi mentre – ha calcolato l’ufficio studi e ricerche di Mediobanca – gli investimenti in manutenzione calavano da 1,1 miliardi l’anno a poco più di 500 milioni. Per il passaggio allo Stato la Borsa ha festeggiato, Atlantia è stato il migliore titolo nei giorni scorsi del girone d’eccellenza di Piazza Affari con un rialzo del 3,16% a 16,14 euro. Insomma azionisti soddisfatti e rimborsati.
INTERROGATIVI SENZA RISPOSTA
Ora  le Autostrade sono in cammino per tornare nelle mani dello Stato. Ci sarà da sistemare l’intera rete. Fare tutti i lavori  necessari lavori che la ex concessionaria non ha fatto, con un aggravio di tempo e risorse economiche. Il tutto rigorosamente a spese degli italiani Per capire che le cose non andavano bene, inoltre, ci sono voluti 22 anni sui quali tra ritardi, incongruenze, e anche incidenti, grava un giudizio negativo degli utenti, che per i disservizi, hanno dovuto pagare pedaggi ancora più alti. Ci sarà pure da ricordare, nell’Italia che perde la memoria di sé stessa, che tra il 1961 e il 1968 venne realizzata la maggior parte della rete autostradale che all’epoca era un modello di infrastrutture per l’intera Europa.
C’era la Democrazia Cristiana e c’erano altri politici e statisti. Se la Dc fosse oggi ancora al potere sarebbe stata subissata di critiche, di accuse per il fallimento del progetto privato e il ritorno delle Autostrade allo Stato. Sarebbe stata accusata di essere “serva dei padroni” assoggettata alle multinazionali, schiava di interessi privati, etc etc. Ossia tutti i ritornelli che hanno accompagnato con critiche spesso assurde e strumentali la vita di un partito che fece fare un balzo all’Italia portandola ad essere una potenza industriale mondiale. Oggi nessuno azzarda critiche, nessuno strilla e si agita.
Segno dei tempi si dirà? Si tace sul fallimento delle concessioni che dal pubblico sono andate al privato e ora tornano indietro. Si tace sulle motivazioni per cui ai cittadini sono consegnati i debiti mentre gli azionisti incassano lauti guadagni. Si fa finta di non ricordare chi ha dismesso i beni dello Stato a quei “capitani coraggiosi”, così venivano indicato gli imprenditori che avrebbero portato efficienza, utili allo Stato, servizi migliori competitivi e di qualità ai cittadini. Qualcuno ha fatto una riflessione, si è spinto a fare un bilancio? Nessuno ne parla in un Paese dove per giorni si discute con un risalto che lascia sconcertati, se una canzonetta e i commenti su un palco quello del Primo Maggio, erano autorizzati o meno.
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