giovedì, 21 Ottobre, 2021
Cultura

Lo Spazialismo dell’Anima e lo Spazialismo di Fontana

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Lo Spazialismo … dell’Anima si inserisce tra le correnti nate all’interno del movimento spazialista dell’arte informale.

Fondato da Lucio Fontana negli anni ’40 con almeno cinque “manifesti” in successione, con cui si arriva quindi agli anni ’50, lo Spazialismo nacque sulla scia delle ultime scoperte scientifiche di quel tempo, cioè l’elettrone, che era l’infinitamente piccolo, per quell’epoca, e anche sulla scia del sogno dell’uomo di andare sulla Luna, quindi dell’infinitamente grande. Curiosamente, la nascita dello Spazialismo dell’Anima è segnata astrofisicamente dalla scoperta di sette lontanissimi pianeti, che già ipotizziamo di raggiungere! Lo Spazialismo vuole evocare proprio l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, nel senso dello spazio fisico, anche nell’arte, cercando di introdurre nella pittura una terza dimensione. Ecco perché Fontana taglia le tele, per introdurre una terza dimensione, quasi a far diventare la pittura scultura, cioè tridimensionale.

Introduce anche, seguendo i dettami della fisica moderna, una quarta dimensione strettamente connessa con la terza della tridimensionalità e dello spazio, che è la dimensione temporale. La novità nell’arte, quindi, doveva essere, per Fontana e per gli Spazialisti, l’introduzione necessaria delle variabili spazio-tempo, per cui un’opera d’arte non è più piatta e, o, statica ma continua a rappresentare se stessa tridimensionalmente e continuativamente nel tempo, cioè, come loro dicevano, pur non essendo più immortale l’opera d’arte è tuttavia infinita.

Tutto questo, però, se pure esprime un anelito ed, ormai, una necessità non solo filosofica, fisica, intellettuale ma proprio del pensiero dell’uomo, quindi anche dell’arte, ha, tuttavia, una impostazione prettamente materialista.

In senso strettamente pittorico, l’impostazione è “materica”, cioè in alcune opere spazialiste il colore è dato in maniera molto pesante, molto spessa, proprio per creare una terza dimensione, oppure si utilizzano, invece della tela, materiali molto corposi, più attinenti alla scultura che alla pittura.

Nella mia arte (Spazialismo dell’Anima, n.d.r.) sviluppo la terza dimensione con i cristalli, che realizzano il rilievo nello spazio fisico, ma esprimono anche una sottolineatura dell’aspetto spirituale, attraverso la rifrazione della luce, rappresentazione della Luce di Dio; anticipano, in questo modo, quella che è per me la quarta dimensione. La quarta dimensione, infatti, nello Spazialismo dell’Anima, è la dimensione trascendente.

Proviamo ad immaginare di vedere sulla tela due scansioni sovrapposte: una è la stesura del colore, piatta, l’altra è la disposizione dei cristalli, in rilievo. Non sempre coincidono. Infatti, la stesura del colore attiene alla dimensione umana del tema dell’opera, mentre la disposizione dei cristalli attiene alla sua dimensione spirituale. Insieme, esse ci introducono all’interpretazione completa dell’opera, come significanti di un significato, che è il contenuto concettuale dell’opera, di natura assolutamente trascendente. E’ questa la novità dello Spazialismo dell’Anima, cioè la dimensione trascendente dell’opera.

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