martedì, 30 Novembre, 2021
Economia

Dietro le oscillazioni del Bitcoin il timore della regolamentazione

Il debutto sul Listino Nasdaq di Coinbase, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute, ha fatto segnare il valore di 1 bitcoin=65 mila dollari, nuovo massimo storico, una spinta al rialzo che ha toccato anche le altre criptovalute, con indici di crescita a doppia cifra per ethereum, binance coin, ripple e, in testa, dogecoin che ha registrato un sonoro +23% circa. Dopo poche ore, una drastica inversione di tendenza: il Bitcoin è arrivato a perdere fino al 15,1%, scendendo a quota 51.708,51 dollari, mentre Ethereum, la seconda maggiore valuta digitale, ha perso circa il 18%.

Siamo abituati a registrare continui sbalzi di valore di queste valute virtuali. Ciò che sorprende è, piuttosto, la rapidità con cui si è scatenata la caccia alle cause di quel repentino ribasso ed ecco che in tanti hanno puntato il dito verso New York, da dove l’agenzia di stampa Bloomberg aveva fatto trapelare indiscrezioni secondo cui il  Dipartimento del Tesoro statunitense sarebbe in procinto di avviare un’attività di indagine Antiriciclaggio proprio contro il mercato delle criptovalute.

La notizia rimbalza sulle pagine di molte testate giornalistiche, alcune delle quali si spingono addirittura a “svelare” che il Tesoro USA sia pronto a inviare a grandi istituti finanziari avvisi di garanzia con l’accusa di riciclaggio. A quel punto, sembra passare in sordina il recupero di valore che le criptovalute iniziano a mostrare, a sole 24 ore da quel picco minimo, con il Bitcoin che si colloca a 57mila dollari e passa pure inosservato, il comunicato stampa diffuso dalla Banca Centrale Europea sui «risultati della consultazione pubblica su un euro digitale», come pure l’annuncio da parte di membri dell’amministrazione Biden dell’avvio di una fase preliminare alla redazione di un framework regolatorio per Bitcoin.

Fatto sta che di quelle annunciate indagini americane non si vede nemmeno l’ombra e men che meno dei famigerati avvisi di garanzia. Del resto, non è un segreto che da oltre un decennio trovino ampia diffusione pericolosi schemi di riciclaggio a mezzo criptovalute, come pure è altrettanto noto l’impegno sistemico delle autorità nazionali e sovranazionali per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio di denaro sporco, anche nella sua espressione virtuale. Una seria analisi dei fatti consente, invece, di rilevare che l’Ipo di Coinbase ha generato un duplice effetto: il primo, più immediato, l’impennata del valore delle criptovalute, sull’onda di una maggiore fiducia tra gli investitori; il secondo, a scoppio ritardato, l’accelerazione delle Autorità, in primis la Bce, per una  regolamentazione in materia di criptovalute, prospettiva  che continua a spaventare chi  specula sul mercato delle criptovalute e che agisce da repellente verso coloro che ricorrono alle valute virtuali  per riciclare il denaro sporco, frutto di attività illecite.

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