lunedì, 17 Maggio, 2021
Società

Covid e fumo: due pesi e due misure?

In quest’ultimo periodo della crisi pandemica, nella lotta tra aperturisti e chiusuristi, si passi il termine, lo slogan più abusato da parte di questi ultimi, da quasi tutti i rappresentanti del Governo ed in particolare dal Ministro Speranza, è “prima la salute”… degli Italiani.

In virtù di una simile inderogabile premessa e sulla scorta dei dati sui numeri della pandemia, che vengono sottoposti al vaglio del Comitato Tecnico Scientifico (alias gli esperti immunologi e vari) si sostiene il NO alle riaperture, peraltro, senza indicare, ipotetiche date di cessazione del Lock Down e senza alcuna distinzione tra le varie zone colorate atteso che le Riaperture, come dice qualche esponente del Governo, si programmano e non si annunciano allorquando sono ancorate alla volatilità ed indeterminatezza dei dati relativi all’aumento o alla diminuzione dei contagi.

A supporto dello slogan  politico della Tutela che il Governo e i Suoi rappresentanti intendono dimostrare nei confronti della salute degli Italiani pertanto rimangono chiusi, oltre a numerosi settori, quasi tutti gli esercizi commerciali ed in particolare, Bar, ristoranti, cinema. ecc. Sono stati sempre aperti, invece, e lo sono ancora oggi, senza limitazione alcuna, le farmacie, i tabaccai e le ricevitorie del gioco e scommesse.

 

LA TENTAZIONE DELLE TASSE

Nessun Comitato Scientifico ha mai proposto, però, allo Stato di vietare la vendita dei tabacchi nonostante n Italia, nel 2019, sono attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti, con oltre il 25% dei decessi con età compresa tra i 35 ed i 65 anni. Secondo i dati pubblicati dall’Istat il 5 marzo 2021 tra il mese di febbraio e il 31 dicembre 2020 sono stati registrati 75.891 decessi nel Sistema di Sorveglianza Nazionale integrata Covid-19 dell’ISS. Se si raffrontano questi dati con quelli di morte per Covid nell’anno 2020 si può notare da subito che i morti per fumo sono superiori a quelli per Covid. Il bilancio relativo ai costi relativi alla spesa sanitaria nazionale mantiene sostanzialmente le stesse proporzioni.

Lo Stato è, quindi, consapevole che il fumo nuoce gravemente alla salute di chi fuma e di chi, passivamente, frequenta un fumatore ma per mettere a posto la coscienza e le casse pubbliche basta scrivere sui pacchetti di sigarette che il fumo fa male alla salute. Infatti con questa frase, quasi magica, lo Stato ha incassato nell’anno 2016, per la vendita di sigarette e affini, 15 miliardi di euro . Togliendo a questa cifra il costo sanitario legato al fumo,  lo Stato ha ottenuto un utile di circa 7,5 miliardi di euro.

Lo Stato, quindi da una parte per il Covid afferma che la salute è il bene primario da tutelare ma dall’altra specula su qualcosa che danneggia la salute: il fumo.

Tale circostanza induce ad una riflessione.

La somministrazione di vaccini dovrebbe consentire la interruzione del nefasto trend dei contagi e dei morti mentre l’aumento di fumatori e la persistenza di malati e morti per fumo non vengono combattuti dallo Stato Italiano (e da quasi tutti i restanti Paesi occidentali) atteso che non si rinvengono né si vedono all’orizzonte misure per vietare e/o contenere la vendita ed il consumo di tabacchi che seminano morti e malati.

Lascio ai lettori  una attenta riflessione sul punto sperando che il sordo ed interessato Legislatore su proposta di qualche Ministro o Parlamentare possa decidere di anteporre in maniera effettiva la salute degli Italiani sotto ogni profilo vietando o limitando la vendita di sigarette e consentire invece le riaperture degli esercizi commerciali considerato che un pranzo o un aperitivo fanno di certo meno male alla salute di un pacchetto di sigarette.

Sponsor

Articoli correlati

Covid, guardiamo per un giorno le notizie positive perché ci sono

Marta Moriconi

Il senso giusto delle cose

Raffaele Bonanni

Il 56,9% degli studenti nel 2018 ha fumato una sigaretta

Redazione

Lascia un commento