lunedì, 17 Maggio, 2021
Salute

Tumore alla prostata. All’Istituto Regina Elena radioterapia solo tre sedute

Nuove e promettenti risultati nella cura del tumore alla prostata. Che è tra le neoplasie più diffuse nella popolazione maschile e rappresenta circa il 20 per cento di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo. Ora potrebbero bastare

sole tre sedute radioterapiche per la cura del tumore alla prostata. L’importante risultato emerge da uno studio clinico italiano di radioterapia stereotassica ideato e coordinato dall’Irccs Istituto Tumori Regina Elena (Ire) e recentemente pubblicato sulla rivista americana “International Journal Radiation Oncology Biology Physics”. Il vantaggio delle poche sedute si riflette soprattutto in termini di qualità di vita del paziente: “l’intero ciclo di trattamento si effettua in una sola settimana, contro le 8 settimane del passato”, si spiega in una nota.

Negli uomini il tumore alla prostata rimane la neoplasia più frequente: 36.074 sono i nuovi casi diagnosticati solo nel 2020.  La neoplasia colpisce soprattutto i 50-69enni e gli ultra 70enni, anche se negli ultimi anni si registra un aumento della incidenza, del 3,4% medio annuo, anche negli uomini sotto i 50 anni di età.

All’Istituto Tumori Regina Elena di Roma, l’approccio di cura radiante stereotassico è offerto per una gran varietà di tumori ed in particolare per quello della prostata, in 3 o al massimo 4 sedute “Abbiamo dimostrato”, osserva Giuseppe Sanguineti,, “che il trattamento radiante in sole tre sedute è efficace e bene sopportato in termini di effetti collaterali sulla vescica e sul retto. Con questi ritmi saremo in grado di prendere in carico e curare un maggiore numero di pazienti”. Inoltre la nuova terapia può essere svolta in modo più intensivo con risultati e benefici per un crescente numero di persone.

“È possibile”, calcola il direttore della unità clinica di Radioterapia, “somministrare dosi di radiazioni maggiore per ogni seduta, che potrebbero avere un’efficacia biologica superiore rispetto al trattamento tradizionale”. Con l’arruolamento dei 150 pazienti il lavoro è ora entrato in una seconda fase in cui è possibile analizzare l’efficacia della tecnica radioterapica a lungo termine.

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