mercoledì, 5 Maggio, 2021
Politica

L’Europa senza leader? C’è Draghi…

Draghi è il personaggio più autorevole tra i capi di Stato e di Governo dei 27. Tocca a lui prendere in mano il vessillo di un’Europa timida e paralizzata dalle sue burocrazie e farne una vera potenza non solo economica ma anche politica. I partiti italiani dovrebbero sostenere la leadership internazionale di Draghi, liberandolo dalla noia di polemicucce di bassa lega e dal peso di resistenze all’azione riformatrice che il Presidente del Consiglio sta mettendo in atto.

Mario Draghi ha già dato all’Europa un contributo storico. Ha salvato l’euro dalla tempesta in cui la giovane moneta unica si era imbattuta dopo il 2011. Ora è chiamato a fare un altro “regalo” al Vecchio continente: dargli un ruolo internazionale vero.

Fino al 2018 Draghi è stato un sicuro nocchiero della Banca Centrale Europea tirandola fuori dalle secche ottusamente rigoriste dove i predecessori, soprattutto Trichet, l’avevano portata. L’impresa di Draghi a Francoforte non fu per niente facile, vista la forte opposizione della Bundesbank. Ma un vero leader si vede quando ha una solida e chiara visione, la capacità tecnica di realizzarla e la determinazione ad esercitare il proprio ruolo senza farsi spaventare o frenare da nessuno.

Alla fine del suo mandato all’Eurotower, a battere le mani a Draghi per i successi conseguiti c’erano anche i tedeschi: con ritardo, avevano capito che salvando l’euro Draghi aveva salvato anche la Germania.

IL PRESTIGIO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Quando due mesi fa ha giurato con la sua squadra nelle mani di Mattarella, in tanti avevano pensato che Draghi sarebbe stato paralizzato da una maggioranza eterogenea che gli avrebbe consentito di essere poco più di un eccellente superministro dell’economia, un uomo di numeri un tecnico di prestigio internazionale capace di rendere credibile in Europa il nostro Piano di ripresa per assicurarci l’erogazione di prestiti e sussidi e nulla di più.

E invece Draghi anche stavolta ha stupito. Non solo ha più volte messo a tacere il “pierino” della maggioranza, quel Salvini che un giorno si intesta le decisioni del governo e il giorno dopo le rinnega.

Negli ultimi 10 giorni Draghi ha fatto un tris d’assi: ha spezzato la rete di spionaggio che la Russia stava tessendo in Italia, è andato in Libia a “benedire” il nuovo governo per chiarire che il nostro Paese vuole riprendersi il ruolo che gli spetta per storia, collocazione geopolitica e alleanze internazionali, e poi ha dato il ben servito a Erdogan – che tra l’altro pensa di fare il padrone di casa a Tripoli. Vista la scarsa dimestichezza del leader turco con le accortezze della diplomazia e della buona educazione, Draghi gli ha detto chiaro e tondo quello che tutti, da Washington a Tokyo passando per Parigi, Londra e Berlino, pensano di lui. Quel “dittatore” è stata la risposta migliore a chi aveva osato umiliare non solo la signora Ursula von der Leyen ma l’intera Europa.

 

UNA NUOVA FRONTIERA PER L’UNIONE

La voce di Draghi è stata la più forte che si sia levata per difendere l’onore dell’Europa dopo l’affronto subito in Turchia. E anche stavolta Draghi avrà stupito i tedeschi che durante i lunghi anni di permanenza di Angela Merkel alla Cancelleria non hanno mai osato rispondere a muso duro ai ripetuti sgarbi ricevuti dal debordante despota del Bosforo.

A settembre Frau Merkel uscirà di scena. E non si vedono all’orizzonte nuovi personaggi della sua levatura da quelle parti. Macron è in fase calante e fra un anno dovrà difendere l’Eliseo. Draghi è in forte ascesa ed è di fatto il personaggio più autorevole tra i capi di Stato e di Governo dei 27. Tocca dunque a lui prendere in mano il vessillo di un’Europa timida e paralizzata dalle sue burocrazie e farne una vera potenza non solo economica ma anche politica.

Draghi è un sicuro atlantista convinto che rapporti più stretti tra Europa E Stati Uniti basati su pari dignità siano indispensabili per mettere al sicuro la pace mondiale dalle tentazioni espansionistiche di Xi Jinping e dalle prepotenze militari di Putin.

E’ l’uomo giusto per guidare l’Europa del dopo-Merkel verso una “nuova frontiera” trasformando l’Unione in un soggetto internazionale dotato di prestigio, autorevolezza e forza.

I segretari dei partiti italiani dovrebbero adoperarsi per sostenere la leadership internazionale di Draghi, liberandolo dalla noia di polemicucce di bassa lega e dal peso di resistenze all’azione riformatrice che il Presidente del Consiglio sta mettendo in atto. Tentare di indebolire Draghi invece di supportarlo nel suo emergente ruolo di vero leader dell’Europa sarebbe l’ennesima espressione di provincialismo e di autolesionismo de

Lo capiranno?

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