domenica, 28 Novembre, 2021
Società

Il declino della Democrazia. Le riflessioni di una post-millennial ai tempi della pandemia

E’ stata segnalata da più parti una tendenza mondiale, piuttosto diffusa, al declino della Democrazia, sino a paventare una progressiva ed inesorabile trasformazione delle forme di governo democratiche in nuovi ordini, di tipo populista o sovranista.

La mia opinione è che si tratti di una regressione meramente transitoria.

Innanzitutto basterebbe guardare ai giovani della “Generazione Z”, quelli che si troveranno a governare gli Stati in un prossimo futuro, non molto lontano: hanno già dimostrato infatti, ed in più occasioni, di avere una natura forte e appassionata, che persegue con determinatezza le proprie convinzioni liberali, inclusive e democratiche. Come non interpretare in tal senso i movimenti ambientalisti come Fridays for Future, o quelli contro la discriminazione razziale del tipo Black Lives Matter , od ancora le reazioni giovanili al regime militare in Myanmar? Ed altrettanto sta accadendo anche in quei paesi tradizionalmente più autoritari, per storia e cultura, come la Cina e la Russia: si pensi alle proteste libertarie e autonomistiche degli studenti di Hong Kong od alle recenti manifestazioni giovanili in difesa di Navalny.

Ad ulteriore sostegno di questa tesi ci si può rifare alla “teoria dei corsi e ricorsi storici”, secondo la quale la storia si muove circolarmente nel lungo periodo. Ivan Krastev, in un recente articolo comparso su Foreign Affairs, rifacendosi al politologo Huntington, sostiene che i processi di democratizzazione mondiale hanno avuto due principali ondate (dal 1820 al 1920 e dal 1945 al 1960), a cui sono seguite altrettanti riflussi autoritaristici, mentre una terza analoga crisi anti- democratica sembrerebbe essersi affacciata più di recente in diversi paesi del mondo. Potremmo allora verosimilmente ritenere di trovarci adesso all’inizio di una rinnovata ondata di Democrazia?
Infine, ma non ultima, va considerata la situazione che stiamo vivendo attualmente, che sembra aver prematuramente interrotto un ciclo sovranista e populista, a favore di una opposta tendenza, più democratica. Il coronavirus non conosce confini ed ha “infettato” il mondo intero, l’unica via d’uscita sembra  poter essere il mutuo soccorso, sia all’interno che all’esterno di ogni stato (“Siamo tutti nella stessa barca”, ci ha ricordato anche il Papa…).

La democrazia, grazie alla sua più naturale apertura alla collaborazione ed alla reciprocità, risulta certamente la forma di governo più adeguata a fronteggiare questa “tempesta perfetta” (sanitaria, sociale ed economica). Possiamo quindi concludere, in estrema sintesi, che qualsiasi sia il livello di analisi, il declino della Democrazia non potrà che ritenersi temporaneo, configurandosi come l’unica forma in grado di rispondere più compiutamente alle numerose e variegate istanze, ulteriormente aggravatesi e complicatesi di recente a causa della terribile pandemia, ancora in corso. Da un punto di vista individuale, i governanti “democratici” riescono a fronteggiare ampiamente le istanze dei propri cittadini, piuttosto che, come in altri regimi, tendere a soddisfarne solo una parte. A livello statale, le istituzioni locali chiedono crescente ascolto e maggiore interazione, conseguibili più agevolmente in un sistema democratico. Sul fronte internazionale, poi, gli autoritarismi ed i populismi, con le loro chiusure nazionaliste, non possono non costituire un ’ ostacolo al vitale bisogno di una più salda e coesa solidarietà.

Ed allora… “Lunga vita alla Democrazia!”

*Liberamente tradotto da un Reflection Paper presentato dalla stessa autrice allo Spring Course 2021 in International Relations della Columbia University di New York (link)

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