lunedì, 18 Ottobre, 2021
Lavoro

Autotrasporto: costi alti e concorrenza sleale

Sono loro, gli autotrasportatori, che percorrendo centinaia di chilometri al giorno assicurano la vita quotidiana a milioni di persone. Un blocco dei Tir e furgoni per 48 ore e l’Italia sarebbe in ginocchio. Eppure la categoria vive – per colpa di strutture carenti – di diffidenze, se non ostilità da parte di automobilisti e cittadini comuni. Gli autotrasportatori, sono invece le prime vittime di un insieme di inefficienze e “slealtà”: hanno costi di gestione altissimi, ad iniziare dal gasolio, il più caro d’Europa gravato per ogni litro da 62 centesimi di accise.

“L’Italia”, sottolinea l’Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta imprese di autotrasporto merci e logistica che operano in Italia e in Europa, “nonostante sia il secondo Paese manifatturiero d’Europa, non riesce a migliorare le performance logistiche e resta al 21° posto nella classifica della Banca mondiale”.

Due soli numeri che spiegano bene il paradosso italiano, e come le storture ricadano su tutti, in primo luogo sugli autotrasportatori. “Sono 40 i miliardi di euro”, scrive Logisticamente, l’associazione che si occupa delle novità e delle carenze nel settore delle infrastrutture, “che secondo la Siteb (strade italiane e bitumi) servirebbero per riasfaltare tutte le arterie malconce e 34 invece i miliardi l’anno che vengono persi dall’economia italiana per carenze infrastrutturali, parliamo di due punti di Pil”. I guai maggiori li hanno gli autotrasportatori che perdono tempo e devono sottoporsi per troppi chilometri ad una guida non in sicurezza, rischiando loro e gli altri. Se in Svezia si sperimentano gli autoarticolati alimentari ad energia elettrica con pantografi – come nei treni – che sono sistemati su corsie autostradali dedicate, in Italia metà manto stradale è da sistemare.

“Tutto ciò però non avviene”, osserva Logisticamente, “è per avere una minima idea di quanto il sistema Italia e la carenza di infrastrutture, o la pessima qualità delle stesse, siano deleterie per l’economia del Bel Paese, tra l’altro la seconda manifattura europea e che punta forte sull’export, interno ed esterno ai propri confini”. Allarmi e studi accompagnano ogni relazione presentata sui tavoli ministeriali come ad esempio l’ultimo rapporto di Conftrasporto-Confcommercio, dal titolo “Riflessioni sul sistema dei trasporti in Italia”.

Nel documento si sottolinea come le merci in Italia viaggino “colpevolmente lente, e con tante, troppe difficoltà”.

Sono 650mila i chilometri della rete stradale italiana, e le asfaltature sono ogni anno circa la metà di quelle che sarebbero necessarie per garantire una buona qualità del manto.

“È come non curare un dente cariato”, afferma dalle colonne del quotidiano di Torino Michele Turrini, presidente della Siteb, che conta 300 associati tra gli operatori che si occupano di asfaltature.

“I problemi”, avvertono gli analisti di Logisticamente, “non sono dunque esclusivamente quelli inerenti le grandi opere, come tragicamente visto lo scorso 14 agosto 2018 con il crollo del ponte Morandi di Genova, me sono estremamente capillari. Basti pensare che per assicurare la qualità di un manto stradale servirebbe rifarlo ogni 7 anni, compito per cui servirebbero circa 173 milioni di metri cubi d’asfalto, pari a 42 milioni di tonnellate l’anno”. Ma in Italia la produzione annuale di asfalto scende inesorabilmente, siamo oggi sui 24 milioni di tonnellate – la metà di ciò che serve -, “il numero più basso della storia recente”, sottolinea la Siteb. Un calo di produzione perché il comparto ha nel giro di otto anni ha perso il 36% degli addetti e il 40% delle aziende. Una carenza che non è sfuggita all’Europa che ha messo in evidenza come l’Italia sia la penultima nazione Ue per investimenti nella manutenzione delle strade.

Eppure come segnala Conftrasporto il 60% delle merci viaggia su gomma ma dai Governi non sono arrivati aiuti e, nemmeno, tenuto fede alle promesse fatte di dare sostegni ad una categoria vitale per il sistema produttivo nazionale. Anzi ad aggravare i bilanci delle aziende di trasporto c’è una incidenza fiscale che è la più elevata d’Europa sul gasolio per autotrazione: 60,6% contro una media europea del 55,9%, con le accise che pesano 62 centesimi su ogni litro di carburante. Inoltre, fatto oggi da non sottovalutare il costo ambientale di mancate riforme e incentivi per ridurre i danni da inquinamento. Anche in questo caso gli autotrasportatori ne pagano conseguenze economiche che poi come per altro ne rimangono coinvolti negativamente tutti i cittadini.

Se, infatti, i 391mila automezzi circolanti provocano danni da inquinamento per 1,3 miliardi di euro, sono invece 3 i miliardi di tasse versate, più del doppio di quanto dovrebbero essere.
“E il paradosso”, osserva con sconcerto Logisticamente, “la beffa finale, è che a farne le spese maggiori sono proprio i mezzi più ecologicamente virtuosi”. Mezzi Euro6 che pagano di più proprio per le loro caratteristiche più ecosostenibili. Infine c’è l’aspetto della concorrenza dai paesi dell’Est, concorrenza definita sleale: l’aumento del trasporto merci su gomma verso l’Italia dall’Est ha subito un aumento del 190%.

“Automezzi”, fa presente Logisticamente, “spesso più inquinanti di quelli di imprese italiane, ma che pagano meno accise, e spesso nemmeno in Italia”.

Sono concorrenti che possono contare su un costo del lavoro più basso: a un’impresa polacca un autista costa 12mila euro all’anno, a un’impresa italiana ne costa 35mila; e su una pressione fiscale inferiore: in Ungheria è la metà di quella italiana.

“Una sorta di ‘delitto perfetto’ dove a farne le spese sono solo le imprese italiane”.

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