lunedì, 6 Dicembre, 2021
Economia

Rotondo (Confartigianato): Decreto Sostegni, passi avanti, ma fondi insufficienti. Bene lo snellimento delle procedure, ma serve fare di più per le imprese.

Andrea Rotondo, Presidente di Confartigianato Roma, analizza in questa riflessione profonda il Decreto Sostegni;  il primo del Governo Draghi. “La soglia del 30%, sicuramente elevata, escluderà tutti quei soggetti che hanno subìto comunque perdite pesanti”, osserva, e tra luci ed ombre, ricorda il presidente come molte categorie, lavoratori e le loro famiglie, siano in serie difficoltà. “Non si tratta solo di aiuti mancati, o di indennizzi che non coprono le perdite” per Rotondo, c’è in ballo il rischio di nuove povertà e, soprattutto, non avere i mezzi economici e finanziari sufficienti per ripartire, per il rilancio delle attività. A Confartigianato, serve una scelta di coraggio per guardare avanti. Le imprese, hanno sopportato il peso di una crisi devastante, ora tocca al Governo puntare sul futuro con nuovi sostegni, riforme lungimiranti su fisco, burocrazia e lavoro.

“È passato un anno da quando il governo Conte 2 chiese in Parlamento il primo scostamento di bilancio da 20 miliardi per varare il decreto “Cura Italia. In 12 mesi, ne abbiamo avuti altri 8, compreso il nuovo decreto Sostegni del neo governo Draghi. Misure sorrette da 140 miliardi di disavanzo aggiuntivo tra il 2020 e il 2021 e quasi 25 miliardi di indebitamento per quest’anno.  In attesa del nuovo di deficit da almeno 20 miliardi richiesto con il Def di aprile.

Saverio Menicacci, Segretario Confartigianato Roma

Oltre il 35% degli scostamenti autorizzati nell’ultimo anno è stato indirizzato al capitolo lavoro. Il nuovo decreto ne prevede altri 8. La cassa integrazione Covid-19, per le imprese che utilizzano gli strumenti ordinari, si allunga di 13 settimane, da utilizzare dal 1° aprile al 30 giugno. Dal 1° luglio si azzera il contatore per la Cig. Per le aziende coperte da Cig in deroga emergenziale e fondo ordinario, la cassa Covid-19 viene prorogata di altre 28 settimane, tra il 1° aprile e il 31 dicembre.

Si mantiene il blocco dei licenziamenti economici. Fino al 30 giugno, per tutti. Dal 1° luglio al 31 ottobre, lo stop ai licenziamenti economici permane solo per le imprese che utilizzano le nuove 28 settimane di Cig Covid-19 e per il settore agricolo.

Purtroppo tutto questo deficit non ha impedito all’Istat di registrare un milione di poveri in più in un anno. Mentre circa 7 milioni di lavoratori dipendenti sono stati oggetto delle Cig emergenziali (per una perdita media di quasi 500 euro al mese)”.

“Il nuovo Decreto abbandona codici attività Ateco. Inoltre vengono ammessi anche i professionisti ordinaristici, in precedenza esclusi e cambia il periodo su cui misurare la diminuzione del fatturato e dei corrispettivi. Non più il solo mese di aprile ma l’intero 2020 in rapporto al 2019. Tre milioni di imprenditori e professionisti potranno chiedere il nuovo aiuto. Sarà necessario un calo di almeno il 30% del fatturato e dei corrispettivi medi mensili 2020 rispetto a quelli del 2019.

Entriamo brevemente nel dettaglio.

“Il contributo è determinato in percentuale sul calo medio mensile del fatturato e dei corrispettivi, con un meccanismo a scalare, a partire dal 60% per i soggetti con ricavi o compensi fino a 100mila euro nel 2019. Per le persone fisiche non può mai essere meno di 1.000 euro; per gli altri 2mila euro. Per tutti c’è il tetto massimo di 150mila euro di aiuto. Sono esclusi i ricavi oltre i 10 milioni. Il contributo vale quindi : 60% del calo per i soggetti con ricavi o compensi fino a 100mila euro nel 2019; 50% sopra 100mila e fino a 400mila euro; 40% sopra 400mila e fino a 1 milione di euro; 30% sopra 1 milione e fino a 5 milioni; 20% sopra 5 milioni e fino a 10 milioni.

Il cambio del criterio di calcolo non permette erogazioni automatiche. L’istanza sarà solo telematica e potrà essere fatta anche tramite intermediari abilitati delegati ad accedere al cassetto fiscale. Invece di aspettare l’accredito, si potrà usare l’importo per compensare i debiti fiscali nel modello F24″.Continua il presidente Rotondo:”la soglia del 30%, sicuramente elevata, escluderà tutti quei soggetti che hanno subìto comunque perdite pesanti. Analizzando il database delle fatture elettroniche, sono gli alberghi e i ristoranti ad aver sofferto maggiormente un calo medio del fatturato superiore al 30%.”

Vediami che il sostegno, in media, si aggirerà intorno alle 3500 euro. In proporzione, sarà più ampio per i piccoli. Per chi ha aperto nel 2019, il confronto si basa sul fatturato medio mensile dei mesi d’attività (tolto quello di apertura). Chi ha aperto l’attività nel 2020, non potrà fare alcun confronto e riceverà l’importo minimo.

Finalmente è stato superato il criterio dei codici Ateco, è inoltre apprezzabile una maggiore attenzione alle piccole imprese e una procedura più snella di erogazione.” Purtroppo è evidente” dichiara Rotondo:” Che nonostante le importanti risorse in campo (circa 11 miliardi) gli indennizzi siano insufficienti, mancando anche una prospettiva certa di riapertura delle attività. I volumi unitari sono bassi perché parliamo di sussidi compensativi alla perdita di reddito, non di fatturato, il quale rappresenta solo un parametro di calcolo. Occorre però ricordare che il volume d’affari totale espresso nel 2019 è stato di circa 3.500 miliardi. Compensare il fatturato rimarrà sempre un’opzione irrealizzabile. Intervenire, invece, sui costi fissi potrebbe rappresentare una linea d’intervento da finanziare con il nuovo deficit programmato. Inoltre, superata l’emergenza di garantire la sopravvivenza dei diversi comparti d’attività, sarà probabilmente necessario passare dal “contributo” al “credito per lo sviluppo”, immaginando finanziamenti di lunghissimo periodo per sostenere una maggiore liquidità immediata e puntare su soggetti, a vari livelli dimensionali e segmenti di attività, che garantiscano una maggiore continuità aziendale.

La nostra Confederazione continuerà a condizionare i tavoli nazionali per far sì che il prossimo scostamento di bilancio possa maggiormente soddisfare le aspettative delle imprese. Ma dobbiamo essere realistici. L’italia non è la Germania. Come accennato, i sostegni non copriranno mai le effettive perdite di fatturato. A breve ci sveglieremo con un Pil diminuito del 9%, il rapporto defici/Pil all’11%  e rapporto debito pubblico/Pil al 160%.  Ai limiti della sostenibilità. Il sacrificio di imprenditori, collaboratori e famiglie, sarà stato vano se non riapriremo il prima possibile le nostre attività. E sarà stato ancora più incomprensibile, se neanche questa volta saremo in grado di intervenire su quelle macro aree che condizionano da decenni l’attività d’impresa: burocrazia, giustizia, fisco e corruzione, solo per citare le principali” . Per dirla con le parole di Menicacci segretario Confartigianato Roma:

“Le donne e soprattutto i giovani sono stati i più colpiti dalla crisi.Un dato è di fatto; l’’Italia occupa la terzultima posizione tra i paesi europei per il tasso di disoccupazione giovanile, (29,7% a dicembre 2020), 10 punti oltre la media della Ue (17,8%). Abbiamo un tasso di disoccupazione under 25 quasi 5 volte quella della Germania ma nel Pnrr, la percentuale di investimenti rivolti alle politiche giovanili (7,28%) è inferiore a quella del governo tedesco (9,5%).

I giovani sono un pilastro strategico per la ripartenza. È obbligatorio prevedere risorse ed interventi adeguati. Autoimpiego, misure di orientamento e sostegno all’istruzione, formazione on the job e acquisizione di nuove competenze, interventi sulla digitalizzazione, incentivi alle assunzioni.

Ed allora segretario Menicacci  cosa bisogna fare per gli sviluppi futuri?

” La nostra presenza all’ interno delle categorie storiche dell’Artigianato, non solo mantiene un occhio aperto sugli sviluppi futuri del mondo del lavoro ma si concentra necessariamente sull’imprenditoria giovanile.  Le nostre imprese sono l’ossatura dell’economia italiana. L’orgoglio di rappresentarle, deve trasferirsi alle istituzioni con progettualità concrete ed efficaci. Sicuramente il nuovo modello di sviluppo, dovrà essere sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale. I giovani imprenditori hanno nel dna questo approccio. Ma non solo. I driver strategici su cui puntare: formazione, innovazione e digitalizzazione, sono già ampiamente metabolizzati dalle imprese condotte da under 35.

La poca attenzione ai giovani deve rientrare tra queste.I giovani (e le donne) sono stati i più colpiti dalla pandemia. Devono essere tra i primi a uscirne” conclude:” È l’occasione, anche per la Confartigianato, di perfezionare gli strumenti d’intervento che abbiamo utilizzato nel 2020. A partire da quelli che hanno maggiormente funzionato. In particolare: accesso al credito, finanza agevolata e formazione specifica. Continuando a fornire al decisore politico, nel nostro caso Regione e Comune, strumenti operativi d’intervento concreti e misurabili”.

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