mercoledì, 22 Settembre, 2021
Sanità

Infermieri: Fnopi, fondamentali per assistenza e servizio sanitario

Una professione che è cambiata per qualità, professionalità, per impegno e scrupolo. In modo così rapido da essere un lavoro che va a braccetto con il futuro. Sono queste e, altre ancora, le declinazioni della professione di infermiere. Gli indirizzi professioni sono individuati in un documento messo a punto dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) un gruppo di lavoro con numerosi esperti di servizi sanitari, Università, ministero e sindacati. Per citarne, alcuni esempi, di come oggi siano cambiate le mansioni si parla infatti di: infermiere specializzato, infermiere prescrittore, infermiere gestore e coordinatore di percorsi assistenziali soprattutto sul territorio, infermiere aperto al mix professionale per soddisfare i bisogni degli assistiti, infermiere incentivato con nuovi sbocchi di carriera e percorsi premianti.

 

NON SOLO DIPENDENTI

“I cardini del futuro”, sono stati delineati anche “grazie a un Advisory Board composto da personalità di rilievo del Servizio sanitario nazionale, organizzato con “l’obiettivo di individuare le prossime sfide del comparto e comprendere in che modo la professione infermieristica possa contribuire a potenziare e ammodernare il Servizio sanitario nazionale e rendere più forte la ripresa e la resilienza del Paese”. Il documento è stato inviato al Presidente del Consiglio, al ministro della Salute, alle Regioni e al Parlamento.

“Il decreto Sostegni vuole sollecitare le politiche vaccinali perché si faccia presto a raggiungere l’immunità di gruppo e per farlo ha riconosciuto anche lui la rilevanza dell’apporto possibile dalla professione infermieristica”, sottolinea la Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche, “tanto da aver allentato per la prima volta dalla sua introduzione circa 20 anni fa, il vincolo dell’esclusiva per i dipendenti del Ssn in modo da consentire loro di poter essere vaccinatori anche al di fuori dell’azienda da cui dipendono”. La categoria oggi ha raggiunta una professionalità ed una autonomia per cui migliaia di infermieri esercitano in modo autonomo.

“Gli infermieri”, fa presente la Federazione, “sono infatti in gran parte dipendenti è vero, ma ci sono anche oltre 30mila liberi professionisti, professionalmente pronti e formati per  scienza e qualità delle prestazioni che potrebbero agire, assieme agli infermieri di famiglia e comunità previsti dal decreto Rilancio (legge 77/2020), ma ancora non integrati nei sistemi regionali, sul territorio e anche a domicilio”.

Per la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche con la pandemia, e il successivo attuale impegno alle vaccinazioni si è ad una svolta. “La nuova struttura commissariale e il ministro della Salute”, ricorda Federazione, “si sono resi conto che non si possono più sprecare competenze per l’immobilismo e le resistenze al cambiamento e che è necessaria l’innovazione delle politiche dei professionisti sanitari e la valorizzazione di tutte le loro competenze, acquisite attraverso un rigoroso percorso formativo di livello universitario. È necessario per la tutela della salute dei cittadini”.

 

LE RICHIESTE DEGLI INFERMIERI

Un supporto importante al cambiamento in questo senso può venire secondo il documento della Federazione dalle risorse del  Recovery Plan per la ripresa e la resilienza dell’Italia nell’ambito delle politiche per la salute: “Con le risorse europee dobbiamo garantire ‘investimenti ad alto rendimento e debito buono’ e per questo tutte le nuove competenze acquisite dagli infermieri non possono più essere non utilizzate e non valorizzate pienamente”, sottolinea con disappunto la Fnopi, “In altri Paesi siamo da molto tempo più avanti Gran Bretagna, Spagna, Francia e altri in Europa. Ma anche Oltreoceano in Usa, Canada e così via”.

“Se è vero quanto affermato dal Presidente Draghi nel suo discorso in Parlamento per la fiducia che ‘conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni. Il tempo del potere può essere sprecato anche nella sola preoccupazione di conservarlo’ e che dobbiamo fare tutto il ‘necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura’, allora – sottolinea ancora Federazione”,  questo è il momento del coraggio per il cambiamento”.

Queste le richieste degli infermieri: Sviluppare e ampliare le competenze del personale infermieristico per adeguarle alle esigenze, identificando meglio il suo ruolo nei vari setting assistenziali. Risolvere il fabbisogno di personale infermieristico, sia in termini di programmazione degli accessi ai percorsi di studio, sia migliorando le prospettive di carriera, anche rispetto al trattamento economico. Migliorare i modelli organizzativi della rete ospedaliera e territoriale, valutandone un’adeguata programmazione dei bisogni, valorizzando il contributo del sapere infermieristico, stabilendo tra i professionisti un livello di integrazione multidisciplinare (team) e un livello di differenziazione dei rispettivi ruoli e competenze. La Federazione spiega anche come cambiare.

“Riformare il percorso di formazione, contestualmente ad un graduale ampliamento dei numeri programmati per le lauree in infermieristica e in particolare per l’accesso alle lauree magistrali, per garantire flussi costanti di infermieri in relazione alle esigenze dei servizi nei prossimi anni. Per raggiungere l’obiettivo di qualificare le competenze del personale infermieristico è necessario porsi come obiettivo minimo da realizzarsi entro un decennio la disponibilità di un 20% dei professionisti ad elevata specializzazione nelle diverse aree dell’assistenza.

 

CAMBIARE ROTTO

Valorizzare la professione con interventi su quattro dimensioni: pianificazione; reclutamento e selezione; percorsi di carriera e ricompensa.
Cambiare rotta sugli interventi terapeutici grazie all’ampliamento delle competenze, a partire dalla possibilità di prescrivere alcune classi di farmaci e presidi che rientrano nella loro sfera di conoscenza e competenza. Ma anche sugli interventi assistenziali, definendo la piena ed esclusiva funzione di cura e non di supplenza delle altre professioni sanitari, nonché superando la frammentazione e la disomogeneità dei modelli regionali.

Gestire e coordinare processi assistenziali, come ad esempio in contesti quali le centrali operative del 116-117 e le centrali dei servizi distrettuali, interventi di presa in carico proattiva anche attraverso nuovi strumenti di teleassistenza e soprattutto assistenza infermieristica territoriale con il  potenziamento e la diffusione a livello nazionale del ruolo dell’infermiere di famiglia e di comunità che permette di migliorare la presa in carico dei pazienti, monitorare la corretta aderenza terapeutica e cooperare con le altre figure professionali.

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