venerdì, 28 Gennaio, 2022
Economia

Cosa fare per l’economia italia: un Fondo a regia statale per investire sull’economia reale

Cosa fare per l’economia italiana? Quali progetti, per il rilancio? E, soprattutto riuscirà il Paese ad uscire dalla crisi? Sono gli interrogativi ai quali il sindacato First Cisl prova a dare risposte proponendo soluzioni chiare e pragmatiche, “per impedire un decorso drammatico della crisi”. L’idea è quella di destinare parte del risparmio privato all’investimento nell’economia reale. “Nella consapevolezza”, secondo la First Cisl che “la ripresa di cui il Paese ha bisogno è una ripresa forte determinata da uno shock da investimenti”.

Il progetto che la Federazione italiana reti e servizi per il terziario, punta ad un nuovo corso dell’economia italiana che “non può che partire dagli investimenti pubblici. Investimenti che da soli non basteranno però a curare il malato”, sottolinea la First Cisl . “Le risorse stanziate con il Recovery Fund da qui al 2026 saranno senz’altro fondamentali e la composizione del nuovo governo sembra garantire, sotto quest’aspetto, una guida sicura”, sottolineano gli analisti della Federazione, “Tuttavia le dimensioni della voragine scavata dalla pandemia sono tali da scoraggiare facili ottimismi.

Interrompere il dominio della rendita finanziaria

Nel 2020 il Pil ha registrato una caduta dell’8,9%. Per quest’anno le stime della Commissione Ue parlano di una ripresa blanda (+ 3,4%) e differenziata tra regioni, più lenta al Sud rispetto al Nord”. Va detto che numeri simili si registrano nelle principali economie europee, “ma a differenza dei nostri partner l’Italia”, spiega la First Cisl, “ha alle spalle una lunga stagione – circa vent’anni – di mancata crescita. Questa stagnazione prolungata ha avuto come effetto l’accrescersi delle disuguaglianze, che ora l’emergenza Covid-19 rischia di far esplodere”. Per impedire un decorso drammatico della crisi che la Federazione italiana reti e servizi per il terziario, lancia la sua proposta. Primo obiettivo è appunto, contrastare le disuguaglianze combattendone la causa principale, vale a dire, la crescita costantemente superiore del tasso di rendimento del capitale rispetto al tasso di crescita dell’economia. “In altri termini”, sottolinea la First Cisl, “è necessario interrompere il dominio della rendita finanziaria sulla crescita economia e l’occupazione”. Le idee sono state lanciate da First Cisl in occasione dell’iniziativa: “Il risparmio degli italiani per l’economia del Paese – un nuovo modello di consulenza”, proposte che hanno dato il là ad un dibattito che si è allargato nelle ultime settimane ai principali quotidiani nazionali, con interventi di importanti osservatori e attori qualificati del sistema finanziario.

Reindirizzare il risparmio verso l’economia reale

Punto di partenza per la federazione della Cisl, è la rapida crescita (+ 11% nel 2020 secondo Bankitalia) delle somme depositate sui conti correnti bancari e postali, una massa di 1.100 miliardi che può fare la differenza se indirizzata, almeno in parte, verso l’economia reale ed in particolare alla ricapitalizzazione delle Pmi. Per raggiungere questo obiettivo, secondo First Cisl, “è necessario la protezione degli investimenti mediante garanzie statali e incentivi fiscali alle banche in questo modo si supererebbe la tradizionale avversione al rischio dei risparmiatori italiani e le banche avrebbero un ruolo centrale nella politica economica”.

Si tratta evidentemente di una proposta che nell’ispirazione di fondo ricalca quella avanzata dal segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, che ha auspicato la nascita di un “Fondo deputato ad investire nell’economia reale”, coordinato dallo Stato. “Lo Stato”, puntualizza la First Cisl, “assumerebbe in questo modo il ruolo di regista, magari affidandosi ad una realtà pubblica con già acquisite competenze e con il coinvolgimento dei diversi attori privati (banche, sgr, ecc.) oltre ai corpi intermedi come i sindacati, che a loro volta potrebbero svolgere, attraverso un osservatorio permanente ad hoc, un reale ruolo di controllo e stimolo”.

Promuovere la consulenza indipendente

Per la Federazione italiana reti e servizi per il terziario, manca spesso una disamina approfondita delle ragioni che rendono gli italiani diffidenti ad investire i propri risparmi e delle soluzioni in grado di invertire questa tendenza. Al centro di tutto, per First Cisl, sta il modello di consulenza, che nella forma attualmente prevalente, quella su base dipendente, si è rivelato non funzionale agli obiettivi.

“È su questo punto che bisogna agire innovando in profondità”, propone la First. “Il che significa”, secondo il sindacati, “dare impulso al modello di consulenza su base indipendente l’unico in grado per sua natura di reimpostare in modo più trasparente il rapporto tra banche e clienti, vincendo la ritrosia di questi ultimi verso gli investimenti finanziari”.

La consulenza su base indipendente è “un’innovazione contenuta nella Mifid 2, grazie alla quale gli intermediari finanziari in tutta Europa devono dichiarare se la consulenza viene svolta su base indipendente o non indipendente”, prosegue il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani, “Oggi la stragrande maggioranza degli intermediari finanziari italiani non adotta il nuovo modello di consulenza”. Colombani ricorda, infine, che la prima implicazione positiva di questo modello consiste “nell’ampia gamma di strumenti finanziari, per recepire il principio cardine della Mifid, quello che prescrive agli intermediari di servire al meglio l’interesse della clientela. Non è una norma di buone intenzioni, può essere concretamente praticata attraverso un investimento in capitale umano, nelle persone che lavorano in banca, con una formazione profonda e autentica, che vada oltre l’addestramento alla vendita dei prodotti emessi dal distributore del servizio di consulenza o emessi da partner commerciali dello stesso”.

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