sabato, 15 Maggio, 2021
Economia

Pensioni, da Quota 100 a Quota 92

Tempi stretti per una riforma che vede dialogare Pd e Lega. Ipotesi per donne e lavori usuranti, ma il taglio sull’assegno sarà pesante.

Pensioni, dal tramonto di Quota 100 all’arrivo di Quota 92. Un passo non da poco, che come per miracolo, trova con intenti  propositivi sia  la Lega che il Pd. Con

Graziano Delrio capogruppo del Pd alla Camera che annuncia la nuova ipotesi e il leader della Lega, Matteo Salvini che raccoglie e promette che se ne potrà discutere. Insomma chi si attendeva una sconfitta a tutto campo della linea dell’ ex Ministro Fornero rimarrà deluso. In questo scenario di nuove inimmaginabili adesioni  si va verso i saluti finali di Quota 100 – la sperimentazione triennale della misura che interessa chi ha almeno 62 anni di età e 38 di contributi versati che uscirà di scena il prossimo 31 dicembre .

Esclusa la proroga

Su ciò che verrà fatto dal primo gennaio 2022 si delineano ipotesi e accordi. In primo luogo con la chiusura di Quota 100 si tornerà alle regole precedenti, un balzo di 5 anni: da 62 a 67 anni per andare in pensione.  A quei 67 anni imposti dall’ex ministro Elsa Fornero, e contro i quali da anni si erano battuti i partiti di centrodestra. Di fronte alle nuove convergenze politiche, una ipotesi era circolata, con la possibilità di una proroga di Quota 100idea subito tramontata.

Così anche la Lega ha abbandonato l’ipotesi di una proroga, non senza sottolineare un fatto significativo, la congiuntura negativa della pandemia sulla occupazione, con il blocco dei licenziamenti, e con l’eventualità che molti lavoratori hanno meditato l’uscita a 62 anni con i benefici di Quota 100 per il 2021 e soprattutto per il 2022. In altri versi l’attuale opzione come ammortizzatore sociale.

“L’allungamento fino alla fine del 2022 di quota 100 è a costo zero”, ha fatto sapere il leader della Lega. Una proposta rimasta inascoltata.

Quindi di fronte ai silenzi anche per Salvini l’ipotesi di Quota 92 può essere presa in considerazione.

Le Raccomandazioni di Bruxelles

“Ci siederemo al tavolo con il professor Draghi e ne parleremo”, commenta. C’è da ricordare che la Commissione Europea nelle sue raccomandazioni all’Italia ha più volte ricordato di dare piena attuazione alla legge Fornero che prevede un’uscita dopo i 67 anni. Solo l’intervento sperimentale di Quota 100 ha permesso a diversi lavoratori di lasciare il lavoro in anticipo con 38 anni di contributi e 62 di età. “Di fatto ora le raccomandazioni di Bruxelles sono legate inevitabilmente al Recovery Fund”, osservano gli analisti, quindi bisognerà muoversi su un terreno complesso. In questo contesto è arrivata l’ipotesi lanciata dall’ex ministro Delrio: “Per un’Italia più giusta.

Allo scadere di Quota 100, introduciamo Quota 92 – 30 anni di contributi e 62 d età – che aiuti donne e lavoratori impegnati in lavori usuranti. Diamo maggiori garanzie ai giovani. Anche così si esce dalla crisi”. Ma c’è un fatto, la nuova proposta non varrà per tutti il nuovo sistema permetterebbe l’uscita anticipata soltanto a categorie limitate di lavoratori. Ci saranno di certo

le donne – le lavoratrici godono già dell’opzione donna e, dall’altro -, e coloro che svolgono lavori particolarmente usuranti. Oltre al numero ristretto di persone che potranno accedervi ci sarà una strettoia che a molti non piacerà: un’uscita con soli 30 anni di contributi vedrà un taglio pesante dell’assegno pensionistico. Sulla percentuale della riduzione non si è finora parlato. Sarà questo il problema.

La materia di scontro che per ora rimane confinata sullo sfondo ma basterà vedere ciò che si prevede con Quota 100, dove si perde il 5,6%, nel caso in cui l’uscita dal lavoro è anticipata ad un anno, per arrivare al 34,7% in caso di uscita 6 anni prima. Con Quota 92 il taglio potrebbe essere considerevolmente più alto. Una sforbiciata che sarebbe così pesante da far rinunciare in molti.

Ora toccherà al Governo dare una indicazione, approvare una riforma delle pensioni che finora è rimasta appesa a sperimentazioni, ipotesi, calcoli e tagli. Un passeggio strettissimo e comunque da fare in tempi brevi. Non senza imprevisti perché per tra i partiti c’è la tregua dell’effetto Draghi, ma l’innescarsi di tensioni sociali non aspettano certo il via libera delle segreterie politiche o quelle di Governo.

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