martedì, 26 Gennaio, 2021
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Crisi: sì ma non per tutti

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La crisi c’è ma non per tutti, no di certo per il lusso. Per i poveri c’è la frenata dell’economia, le incertezze del prossimo autunno, per i ricchi, invece, il mondo procede a briglia sciolta. Nulla di grave e di nuovo, se poi a girare ed avere vantaggi è l’intera economia italiana: tra le 100 più importanti società che producono e vendono oggetti di lusso, ben 24 sono italiane. Gestiscono una fetta importare di vendite, oltre il 16% del mercato planetario che si aggira 217 miliardi di dollari.

L’Italia è leader per numero di aziende, di prodotti venduti, per fatturato. A tirare le somme è la “Global powers of luxury goods 2018” pubblicato dalla società Deloitte. L’Italia ne esce bene, anche se in un anno le aziende nazionali del lusso sono passate da 26 a 24. L’ammiraglia resta Luxottica, prima delle italiane, che è al quarto posto nella top 100 delle imprese globali. Il mercato in costante crescita (il 2019 sarà da record) ha dalla sua parte il mondo dei giovani. Le nuove generazioni sembrano proiettate verso il lusso, verso grandi marchi e prodotti definiti “Altagamma”.

Dato significativo nell’ultimo anno i beni di lusso hanno fatto segnare un incremento di vendite di 5 miliardi di dollari. La top five del settore, le aziende d’oro, o per dirla nel linguaggio ibrido economia/sport le “player” migliori, sono: LVMH Moet Hennessy Vuitton SE, The Estée Lauder companier Inc, Compagnie Financière Richemont SA, Luxottica Group spa e Kering SA. Nei calcoli di casa nostra, le 24 aziende presenti nel variegato e patinato mondo dell’hardluxury, hanno un fatturato medio di 1.4 miliardi, oltre a Luxottica le più in vista sono Valentino e Furla.

Le francesi sono meno numerose ma hanno dalla loro parte fatturati medi eccezionali: 5,8 miliardi. Le imprese USA: 3,4 miliardi. Sorpresa per la Svizzera che nel mercato del lusso sfoggia per le sue imprese ricavi medi di 3 miliardi di dollari. L’italia, dal suo canto, può vantare valori superiori a quelli di Spagna, Germania e Gran Bretagna. Molti analisti, malgrado le incertezze delle economie globali, per il settore gran lusso vedono rosa, il 2019 sarà ancora un anno di crescita. I

l trend positivo per alcuni settori della moda è iniziato nel 2017 con un incremento delle vendite di abbigliamento, calzature e, soprattutto per borse e accessori che ha avuto il considerevole balzo del 3.4%. Complessivamente il 2019 dovrebbe segnare a livello globale una crescita record del 6%, e arrivare alla cifra di 260 miliardi di euro. Non è un caso che tutti i principali produttori guardino alla Cina come un grande mercato del lusso, mentre l’Europa mostra i suoi alti e bassi, dovuti alle incertezze di crescita economica e alla variazione di flussi turistici.

A sostenere il mercato, fatto singolare anche se non inedito, sono i giovani e giovanissimi dai 15 anni ai 30 anni, quelli su cui puntano i promotori dei marchi e analisti di vendita; definiti oggi nella sociologia le generazioni Y e Z, – per le Y i ragazzi nati tra il 1980 e il 2000, ossia i Millennials. Sono i figli delle nuove tecnologie, coloro che sono eternamente connessi, coloro che restano più tempo a casa, quelli abituati a vivere in un mondo liquido e precario, caratterizzato dalla morte delle ideologie. La generazione Z, invece, sono i nati dopo il 2000, sono i figli della Rete, dei tablet, degli smartphone – I ragazzi Y e Z sono uniti dal fatto che sono loro a generare la crescita dei consumi di lusso. Inoltre questa fascia di età fa acquisti attraverso la Rete, non a caso il canale on line ha fatto un balzo del 10%.

Per altre generazioni, quelle più avanti nella età, il mercato, oltre la cura della persona, ha in particolare diversi settori di riferimento: la gioielleria, orologeria, e le calzature. Sempre nei prossimi bilanci 2019, se le previsioni saranno azzeccate ci sarà una spiccata crescita per i settori della pelle, calzature e accessori, con un più 7%.

Buoni anche i risultati per profumi e cosmetici con più 5%. Per gli analisti del settore il lusso ha una sua etica e sostenibilità, non solo perché si valorizzano le competenze del Made in Italy con le sue filiere produttive, aziende con marchi e con una qualità tale che riescono a imporsi sui mercati globali, ma c’è anche un aspetto “etico”.

Il lusso permette all’acquirente di focalizzasti sull’acquisto, quindi ponderare la spesa, fare una narrazione dell’oggetto e, soprattutto, puntate sulla qualità più che sulla quantità.

Il motto è: comprare meno, comprare meglio. Se si hanno i soldi, ovviamente, si può essere “responsabili”, “selettivi”, esagerati ed eccentrici e, forse, anche un pizzico altruisti.

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