domenica, 9 Maggio, 2021
Salute

Sanità: le Regioni siano più responsabili

“Il nostro Servizio Sanitario Nazionale è tra i migliori al mando ma ha ampi margini di miglioramento”. Fabio Altiero, dirigente dell’Unione Nazionale Enti Culturali (è responsabile nazionale del Servizio Civile Universale), non ha dubbi in merito e dimostra di conoscere bene l’universo della Sanità pubblica ed i suoi molteplici problemi.

Fabio Altiero

Quale è il suo giudizio complessivo sul Sistema Sanitario Nazionale?
“Innanzi tutto dobbiamo riconoscere, con onestà, che il nostro Sistema Sanitario Nazionale è uno degli migliori al mondo, perché garantisce l’accesso alle cure per tutti. Ho amici e colleghi che lavorano nell’ambito della cooperazione internazionale e svolgono la loro attività in alcuni Paesi dell’Africa o dell’America Latina, i quali mi raccontano di situazioni davvero estreme. Certo non possiamo, però, nascondere le cose che non vanno. Penso alle liste di attesa, al divario netto tra Regioni del Nord e Regioni del Mezzogiorno. Possiamo, quindi, affermare che il nostro SSN ha molti margini di miglioramento”.

Cosa pensa delle nomine dei dg delle Asl gestite dalla politica regionale?
“La politica, se intesa nel senso coretto, come impegno per il bene della collettività, dovrebbe servire proprio a scegliere le persone che hanno maggiori competenze. Questo, però non sempre accade. Anzi i vari casi balzati agli onori delle cronache nazionali ci mettono di fronte all’esistenza di una vera e propria rete di clientele. In questo caso, al di là dell’azione della magistratura, dovrebbero essere i cittadini a trarne le conseguenze, ma, forse distratto da altro, l’elettore è poco attento e non riesce a giudicare con la necessaria severità il politico che sceglie male e dovrebbe assumersi la responsabilità dei suoi errori”.

È favorevole o contrario ad un ritorno ad un sistema centralizzato, limitando le prerogative delle Regioni?
“Sono del parere che non sia più possibile tornare indietro. Abbiamo abbandonato il sistema centralizzato con una serie di riforme che ci hanno avviato sulla strada della sussidiarietà. La Regione è stata responsabilizza ai fini della scelta di soggetti capaci da individuare per la gestione delle politiche sanitarie sul territorio. C’è, tuttavia, il problema di mettere le persone giuste al posto giusto. Credo sia molto difficile tornare indietro, specie ora che si parla sempre di più di autonomia. Semmai dobbiamo rendere effettiva questa assunzione di responsabilità da parte delle Regioni, facendo in modo che si elevi la qualità delle prestazioni sanitarie offerte ai cittadini. Non è facile perché i fondi sono sempre pochi e si esauriscono subito”.

La cosiddetta malasanità dipende solo da errori dei medici?
“Certamente no. Ma bisogna anche ammettere, per onestà intellettuale, che esiste una forte commistione tra interessi pubblici e privati nella gestione della sanità e non sempre il medico che ha la possibilità di guadagnare di più agendo nel privato segue con l’attenzione dovuta i pazienti che si rivolgono alle strutture pubbliche. A volte anche visitando gli ospedali ci chiediamo come vengono spesi i nostri soldi. Il bilancio della sanità costituisce, come è noto, uno dei capitoli più importanti del bilancio dello Stato. Non sempre le strutture sono ben tenute e c’è carenza di personale. Eppure, nonostante tutto, ci sono migliaia di operatori sanitari che fanno il loro lavoro con impegno e dedizione. Bisogna lavorare per migliorare la sanità. Non per distruggerla”.

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