giovedì, 9 Dicembre, 2021
Salute

Covid. Nuovo studio sugli effetti collaterali dopo la guarigione. In alcuni guariti disturbi di memoria e psico-fisici

Per ora rimane un mistero ma gli effetti collaterali del Covid colpiscono alcuni ex pazienti a distanza di mesi dalla guarigione. C’è chi ha lasciato isolamento, ospedale e quarantena da tempo ma ora lamenta il rallentamento delle attività fisiche, una stanchezza fisica e mentale perdurante. Riscontrano difficoltà quotidiane come guidare, lavorare, fare le cose più banali anche il solo passeggiare, leggere. A far emergere i casi è uno studio coordinato da Roberta Ferrucci, che ha visto la collaborazione del Centro “Aldo Ravelli” del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Milano, dell’Asst Santi Paolo e Carlo e dell’Irccs Istituto Auxologico di Milano, pubblicato sulla rivista Brain Sciences. L’interesse è massimo perché si cerca di comprendere come il Covid possa innescare non solo uno stato di stanchezza fisica e mentale ma in futuro patologie neurovegetative.

La ricerca, inoltre, riporta la valutazione delle funzioni cognitive a distanza di 5 mesi dalla dimissione dall’ospedale in un gruppo di 38 pazienti precedentemente ospedalizzati tra i 22 ed i 74 anni, senza disturbi della memoria o dell’attenzione prima del ricovero. I risultati documentano che 6 pazienti su 10 guariti dal Covid-19 hanno un rallentamento mentale e ottundimento e 2 su 10 riportano oggettive difficoltà di memoria. Questi disturbi non sono associati a depressione o ad altre patologie. Secondo la ricerca le difficoltà sono correlate alla gravità della relativa insufficienza respiratoria durante la fase acuta della malattia. Le alterazioni osservate si riscontrano anche in soggetti giovani.

Lo studio è ritenuto di massima importanza perché mette in evidenza, ancora una volta, il problema dei contagi, della malattia, e l’insorgere delle difficoltà anche post malattia.

“Questo è uno studio importante”, fa presente il professor Alberto Priori, direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Milano presso il Polo Universitario Ospedale San Paolo, “che dimostra per la prima volta che i disturbi di memoria e il rallentamento dei processi mentali osservati, in più della metà dei nostri pazienti, persistono anche mesi dopo la dimissione. Queste alterazioni possono, nei casi più gravi, anche interferire con l’attività lavorativa, particolarmente per chi ha un ruolo che richiede decisioni rapide, come gli stessi medici o gli infermieri. Il meccanismo per cui il virus altera le funzioni cognitive è complesso. L’interessamento del sistema nervoso origina sia da una diretta invasione da parte del virus, sia indirettamente attraverso l’attivazione dell’infiammazione e della risposta sistemica all’infezione”.
In altri versi la ricerca punta i riflettori sui problemi neurologici, sulle possibilità che ha il virus a innescare risposte alle infiammazioni.

“Lo studio del neuroCOVID è destinato a diventare argomento di grande rilevanza”, spiega Barbara Poletti, responsabile del Servizio di Neuropsicologia dell’Irccs Istituto Auxologico Italiano, “e questo primo lavoro prelude ad uno sforzo collaborativo volto a tracciare un quadro più ampio e relativo all’ impatto cognitivo-comportamentale della pandemia”. Si apre quindi la necessità di seguire anche chi è guarito per comprendere che tipo di difficoltà ha, come si manifestano i disturbi, con quale severità.

“La necessità di seguire attentamente i pazienti che hanno presentato anche manifestazioni moderate di COVID-19”, conclude il professor Vincenzo Silani, direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Milano presso l’Irccs Istituto Auxologico, “viene ulteriormente sottolineata da questo importante lavoro: per questo abbiamo insieme avviato anche un largo studio nazionale volto a raccogliere sotto l‘egida della Società Italiana di Neurologia (Sin) una ampia popolazione di pazienti colpiti da neuroCOVID-19 nell’ intento di seguirne le complicanze tardive, con particolare riferimento alle malattie neurodegenerative”.

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