domenica, 25 Luglio, 2021
Economia

Moda, negozi crollo del 90%. Torto (Federazione Moda Italia): situazione drammatica

Niente rilancio del settore moda. Le vendite non hanno beneficiato nemmeno dei saldi invernali e dei prezzi bassi. Una situazione molto difficile per le imprese che da ieri fanno i conti con la caduta verticale degli utili.
Secondo un’indagine di Federazione Moda Italia sui saldi invernali, il dato delle vendite è sceso in picchiata con le vendite di abbigliamento, calzature e accessori a -41,1% in media. Quasi il 90% dei negozi ha infatti dichiarato di aver subito un calo delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2020.  “Nessun segnale di miglioramento per le vendite dei negozi del settore moda nel mese di gennaio di quest’anno. Solo nel weekend appena trascorso, con l’Italia in zona gialla quasi ovunque, in particolare nella giornata di sabato, abbiamo visto qualche segnale ma solo nei posti dove c’è stato bel tempo”. A descrivere una situazione “drammatica” è Massimo Torti, segretario generale di Federazione Moda Italia.

Quasi un’impresa su due ha dichiarato un calo tra il 50 e il 90% delle vendite nel primo mese di gennaio 2021. Ad aver penalizzato moltissimo queste categorie di esercizi sono stati diversi fattori che hanno letteralmente “tartassato” a gennaio il settore moda. A cominciare dai 5 giorni di chiusura obbligata agli inizi di gennaio dal 1 al 6 gennaio, a eccezione del 4, di tutte le attività della moda, con eccezione, in via veramente residuale, di poche attività relative alla vendita di prodotti di prima necessità come negozi di intimo; abbigliamento bimbo e calzature bimbo; articoli per la pratica dello sport ed inoltre, degli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali anche nei giorni prefestivi e festivi.

A giocare a sfavore anche l’inserimento di alcuni territori come Lombardia, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano; in fascia rossa, con negozi di moda chiusi proprio nel bel mezzo dei saldi. Ancora le restrizioni agli spostamenti tra regioni ed addirittura tra Comuni.

Inoltre, il grande utilizzo dello smart working nel pubblico e nel privato, il minor reddito disponibile dei consumatori, la totale assenza dello shopping tourism e, non ultimo, il venir meno delle occasioni d’incontro di lavoro e nel privato per pranzi, cene, eventi, feste, cerimonie, cinema, teatri, musei, piscine, palestre. Inoltre, 8 imprese su 10 hanno dichiarato di aver proposto sconti tra il 30 e il 50% la maggior parte ha scelto una percentuale di sconto del 30%. Quasi due imprese su dieci poi stanno praticando sconti medi del 50%.
A gennaio, in pieno periodo di saldi, sono aumentate le vendite di tute, pigiami, intimo e pantofole mentre, in sofferenza risultano cravatte, abiti da uomo e valige. “Solo 3 negozi su 100, delle vere e proprie mosche bianche dicono di aver avuto in incremento”, sottolinea Torti “si tratta di alcuni settori come gli abiti su misura ed i negozi di intimo, maglieria e pantofole”. L’indagine infatti evidenzia tra i prodotti più venduti: la maglieria con praticamente metà degli italiani, giubbotti, cappotti e piumini; pantaloni, scarpe donna , abiti donna, tute scarpe uomo, accessori intimo. In sofferenza le vendite di: abiti da uomo; giacche valige.

I pagamenti preferiti sono quelli cashless, ovvero con bancomat ; seguono quelli con carta di credito, mentre è residuale l’utilizzo dei contanti, una scelta utilizzata soprattutto per le spese di importo basso.
“Tra i settori più penalizzati il dettaglio moda e l’ingrosso moda che, tra l’altro, non è stato indennizzato”, osserva Torti, “Poi anche gli abiti da cerimonia, soprattutto al centro sud, non si sono più venduti perché non si può partecipare ad eventi, feste e banchetti”. “Un ultimo settore dimenticato”, sottolinea il segretario generale di Federazione Moda Italia, “è quello dei negozi di camicie che nonostante abbiano lo stesso codice Ateco della biancheria intima (che sono rimasti aperti) sono stati costretti a chiudere per il Dpcm del 3 novembre, ma ingiustamente ed inspiegabilmente sono ancora senza indennizzi. È una lacuna inspiegabile e fastidiosa”.

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